Nessuno osa fermare la bolla del credito al consumo Usa

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di Finanza Operativa 3 Agosto 2017 | 10:00

a cura di Lemanik

“L’economia americana si è infilata in una “festa del debito” che rischia di finire molto male e che nessuno ormai osa fermare. Non vogliono fermarla le banche e le società di credito al consumo, che vedono il loro margine di interesse salire all’infinito; non vuole fermarla la Fed, che teme di essere accusata di aver creato una recessione; non vuole fermarla la politica di Washington, che vede nel debito al consumo in crescita il solo meccanismo per sostenere l’economia Usa. Uno scenario di questo tipo conferma l’attuale fase di bolla speculativa sui mercati”. E’ l’analisi di Maurizio Novelli, gestore del Lemanik Global Strategy Fund.
Dopo quasi dieci anni di tassi a zero il sistema occidentale si ritrova in una situazione peggiore di prima. Ha messo in sicurezza il sistema bancario ma ha indotto i fondi d’investimento, che gestiscono i soldi dei privati risparmiatori, a sottoscrivere le cartolarizzazioni provenienti dai prestiti auto e dal consumer credit che oggi contengono il 20%/25% di crediti subprime. Il settore retail finanzia quindi la sua bolla sul credito al consumo in un circuito chiuso che finisce per finanziare sé stesso. Tutto questo rende il sistema estremamente vulnerabile al costo del debito e le Banche Centrali hanno paura a intervenire con politiche monetarie restrittive per frenare questo meccanismo che ormai è scappato di mano. Nessuno si vuole prendere la responsabilità di provocare una recessione e quindi gli attuali banchieri centrali ritardano o evitano di intervenire, cercando di arrivare alla fine del loro mandato così da scaricare sul loro successore il problema che hanno creato.
“Il problema è che tutto è correlato al debito: la crescita è correlata al debito che i consumatori stanno facendo per sostenere i consumi; la borsa è strettamente correlata a questo meccanismo ed esprime valutazioni da “bolla speculativa” in coerenza con la “bolla del credito al consumo”; i tassi bassi fanno credere agli operatori del mercato finanziario che il meccanismo debito/consumi può continuare in eterno”, spiega Novelli. “Il meccanismo non può però durare e finirà per arrestarsi perché il reddito reale del debitore non si può permettere un’ulteriore espansione del debito, oppure perché il costo del debito salirà al punto da diventare insostenibile. Visto che da tempo i segnali di pericolo vengono evidenziati ripetutamente dalle autorità monetarie, credo che siamo già entrati nella zona di allerta, sebbene non sappiamo quanto potrà ancora durare la “festa del debito” che sostiene tutto”.
“In questo contesto, rimaniamo estremamente pessimisti sui mercati azionari più esposti al ciclo del credito al consumo come Uk, Canada e Stati Uniti, anche se recentemente abbiamo aggiunto posizioni short anche sul DAX perché il rafforzamento di Euro, appena iniziato, peserà negativamente sul mercato europeo più esposto agli utili provenienti all’export. Siamo inoltre strategicamente positivi su oro e azioni del settore aurifero, su azioni del settore robotica e cybersecurity”, continua Novelli. “Sul Dollaro manteniamo invece posizioni negative perché l’attuale fase di potenziale picco del ciclo del credito al consumo in Usa è confermata dall’altissima percentuale di credito subprime erogato ai consumatori. Se la Fed prosegue nel rialzo dei tassi l’economia rallenterà a causa dell’elevato leverage, se invece non vuole interrompere la bolla sul credito in corso espone comunque l’economia a una probabile frenata che si manifesterà in concomitanza con il limite all’indebitamento che il settore privato sta raggiungendo in questi mesi. Altri fattori che sostengono l’ipotesi di un Dollaro debole sono l’imminente fine del Quantitative Easing in Europa e il fatto che l’amministrazione Trump e i cinesi sono entrambi favorevoli ad un Dollaro debole”.

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