G7 finanziario, misure contro il protezionismo

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di Biagio Campo 13 Febbraio 2009 | 10:27
Si apre a Roma il G7 finanziario. All’ordine del giorno le misure per combattere la crisi e la lotta contro il ritorno del protezionismo, con l’attenzione della comunità rivolta alle misure adottate da Usa e Francia.

Si riunisce a Roma il G7 finanziario, dove oltre ai ministri economici e ai banchieri centrali dei paesi membri (Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti d’America) saranno presenti gli esponenti di primo piano delle istituzioni internazionali quali il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, il presidente della Bce Jean-Claude Trichet, Lorenzo Bini Smaghi, del Comitato esecutivo della Bce, il commissario agli Affari economici Joaquin Almunia, il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker ed il direttore del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn.

Nel corso del vertice si cercheranno nuove convergenze sulle politiche fiscali, monetarie e di riassetto dei mercati finanziari, necessari per affrontare la prima crisi dell’era globale, che rischia di avere non solo forti ripercussioni sul fronte economico ma anche sugli equilibri politici internazionali e di far crollare definitivamente il sistema sociale sul quale si è basato il mondo occidentale dal secondo dopo guerra ad oggi.
Il ministro Giulio Tremonti commenta in questi termine la situazione, “L’attuale crisi finanziaria ed economica è senza precedenti. Il G7/G8 ha oggi, ancor più che in passato, la responsabilità di promuovere a livello globale l’adozione di riforme e misure di politica economica adeguate”.

Il rischio maggiore sembra essere un ritorno al protezionismo, che la teoria economia insegna essere una scelta dannosa per le economie nazionali e per il livello di benessere della popolazione, costretta a pagare i beni ad un livello maggiore, venendo meno la specializzazione e la concorrenza internazionale; inoltre cancellerebbe gli effetti positivi derivanti dal coordinamento di manovre economiche tra i diversi paesi.
Il protezionismo, in realtà mai completamente superato, si può presentare in diverse forme, e come sottolineato da Peer Steinbrueck a preoccupare “non è tanto il protezionismo diretto tramite dazi doganali”, ma piuttosto “un protezionismo indiretto nei piani di sostegno all’economia”.

La Banca Centrale Europea lancia ormai quotidianamente l’allarme sul moltiplicarsi delle spinte protezionistiche, e nelle ultime ore anche Germania, Giappone e Gran Bretagna hanno espresso crescenti preoccupazioni sul tema, che vece Stati Uniti e Francia sul banco degli imputati.

L’amministrazione americana dovrà infatti argomentare le motivazioni della clausola – battezzata “buy american” – inserita nei pacchetti di misure a sostegno dell’economia, che prevede acquisti di metalli prodotti unicamente negli Stati Uniti, per i programmi finanziati con fondi governativi; mentre al ministro dell’Economia francese, Christine Lagarde, saranno espressi i dubbi sui piani di aiuto all’auto, che discriminano i produttori comunitari, a vantaggio di quelli nazionali.

In aggiunta ai provvedimenti da adottare per far fronte alla crisi, saranno oggetto di trattazione “l’adozione di un insieme minimo di regole sulla proprietà delle attività internazionali e sulla trasparenza, un ‘Legal Standard’ che l’intera comunità internazionale dovrebbe impegnarsi a recepire” ed “il rafforzamento della cooperazione fra le autorità di vigilanza e di regolamentazione dei mercati e la riforma delle Istituzioni Finanziarie Internazionali” come comunicato dal Tesoro.

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