Fondi hedge, utili in calo per i colossi alternativi

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di Marco Mairate 13 Febbraio 2009 | 13:50
Dopo un 2008 disastroso, gli utili delle principali società hedge quotate in Borsa sono crollati per la quasi totale scomparsa di performance fees e calo delle masse gestite.

GLG Partners, colosso britannico dei fondi hedge, chiude il 2008 con utili in forte calo.

La società con sede a Londra  ma quotata a New York dal 2007 ha segnato una frenata dei profitti del 78% a 28,2 milioni di dollari per un totale di 9 cents per azione.

Lo scorso anno, il risultato era stato di 127 milioni di dollari o 38 cents per azione. Nonostante il brusco calo, i ricavi hanno superato le attese degli analisti interpellati da Bloomberg.

A livello di patrimonio gestito, GLG Partners, ha detto di amministrare 15 miliardi di dollari, in calo rispetto i 17,3 miliardi dichiarati lo scorso settembre e i 24,6 miliardi di un anno fa.

Lo scorso dicembre, GLG ha approffitato della crisi finanziaria per mettere a segno qualche buon colpo. In dicembre ha rilevato la brach UK di SGAM, aggiungendo così 8,2 miliardi di dollari al patrimonio gestito. Nei primi mesi di gennaio invece ha raggiunto un accordo con i fondatori di un altro fondo hedge inglese, Pendragon Capital, che dovrebbero portare altri patrimoni sotto il capello GLG Partners.

GLG si è quotata alla Borsa di New York nel 2007. Da allora il titolo ha perso quasi il 90% del suo valore.

ANCHE DANIEL OCH E’ IN PREDA AI RISCATTI

Situazione simile anche per Och-Ziff Capital Management Group LLC, altro gigante hedge (americano questa volta) quotatosi alla borsa di New York nel novembre del 2007.

In questo caso, i risultati del 2008 sono stati ripagati con un dividendo di 8 centesimi per azione (superiore alle attese) con ricavi in calo a 146,3 milioni di dollari rispetto i 770,2 milioni di un anno prima.

Ma è il calo delle masse gestite a rappresentare il maggior problema.

La società fondata da Daniel Och (nella foto con la moglie), ex trader di Goldman Sachs, ha infatti riportato una contrazione del patrimonio del 19%.

L’Aum all’inizio di febbraio era infatti di 22,3 miliardi di dollari contro i 27 miliardi di fine dicembre 2008.

Il fondatore ha inoltre aggiunto che la società: “non è immune da nuovi riscatti in quanto il ciclo dei prelievi non si è ancora del tutto esaurito”.

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