Globalizzazione e malcontento populista

A
A
A
di Finanza Operativa 10 Agosto 2017 | 10:30

A cura di Elliot Hentov, Responsabile Policy and Research, Official Institutions Group, State Street Global Advisors
I fautori della globalizzazione sperano che il 2017 porterà a un netto distacco dai movimenti nazionalisti, visto che sia in Francia sia in Olanda si è riuscito ad evitare che questi partiti vincessero le elezioni. Dal canto nostro, non siamo così fiduciosi e riteniamo che l’incertezza politica continuerà a essere elevata per effetto di tre forze che, da inizio anno ad oggi, continuano a dominare il panorama geopolitico.
1. Protezionismo e maggior debolezza della crescita mondiale. La ripresa degli scambi commerciali non dovrebbe eclissare la continua ascesa del protezionismo. Come previsto l’amministrazione Trump ha messo fine ai trattati commerciali transatlantico e transpacifico. Tuttavia la principale preoccupazione non è tanto quella di innalzare elevate barriere commerciali, quanto piuttosto l’erosione della governance mondiale. Gli investitori devono prestare ancora più attenzione ai cambiamenti geopolitici, specialmente per quanto riguarda le relazioni tra Stati Uniti e Cina, proprio perché questi sviluppi potrebbero essere molto più rivelatori rispetto agli attuali scenari internazionali. Di conseguenza i rischi sono molto maggiori per i paesi più esposti alla globalizzazione che per le economie relativamente più chiuse.
2. Politiche populiste. Nonostante i risultati favorevoli ai mercati delle elezioni europee del primo semestre, non c’è ancora una netta evidenza che le forze alla base del populismo stiano perdendo slancio sia nei paesi sviluppati che nei mercati emergenti. Nelle economie sviluppate, le misure di interventismo e anti immigrazione potrebbero minare la competitività o alterare i mercati, anche se l’amministrazione statunitense sta riducendo i suoi interventi a favore di un approccio basato sulla deregolamentazione. Nei mercati emergenti, invece, gli investitori temono la crescente politicizzazione dell’economia, oltre alle restrizioni dei flussi informativi che possono impedire il pricing corretto degli asset.
3. Stimoli fiscali. Un potenziale vantaggio derivante dalla pressione populista riguardava le attese di maggiori stimoli fiscali, almeno per quanto riguarda gli investimenti nel settore delle infrastrutture, dove si rileva un ampio consenso sul fatto che sia necessario incrementare la spesa a livello globale. Per ora gli Stati Uniti probabilmente concentreranno questa azione di stimolo sulla riduzione della pressione fiscale che, se non correttamente attuata, potrebbe anche non tradursi in un effettivo incremento della crescita. Pertanto la maggior parte dei paesi potrebbe limitarsi a implementare stimoli di breve termine piuttosto che riforme fiscali di portata più ampia.
Panoramica sulla politica dei Mercati Emergenti. Per molti mercati emergenti il 2017 rappresenterà una sfida a causa del graduale aumento dei tassi di interesse negli Stati Uniti e al dollaro più forte. Oltre alla Cina, altri mercati emergenti potrebbero puntare sulla limitazione della spesa fiscale piuttosto che sull’espansione di bilancio, in particolare i paesi produttori di materie prime che devono far fronte ai prezzi contenuti delle commodity. Per quanto riguarda le riforme strutturali, invece, l’attività politica nei mercati emergenti non ha incontrato gli stessi ostacoli dei paesi sviluppati, ma la crescita globale più debole frena le spinte verso l’attuazione delle riforme più difficili. Inoltre, come successo in Brasile, gli scandali politici possono avere la forza di bloccare le riforme.
Rischi geopolitici. I mercati hanno attraversato una fase molto positiva nella prima parte del 2017, grazie ai risultati delle elezioni europee e alla normalizzazione dell’amministrazione Trump. Inoltre le relazioni di potere fra Stati Uniti, Cina e Russia sembrano ora leggermente più prevedibili rispetto a gennaio, anche se la crescente tensione in Corea del Nord resta un’incognita. A nostro avviso, i fattori alla base del rischio geopolitico che abbiamo identificato a inizio anno rimarranno in essere per tutto il 2017 e anche per il 2018.
In Italia, l’elezione di un Governo anti-europeista porterebbe a una drammatica reazione dei mercati, visto l’ingente livello del debito del paese e il suo ruolo di primo piano all’interno dell’Unione Europea. Tutto questo sarà già evidente nella seconda metà del 2017, quando la BCE inizierà a ridurre il supporto offerto dalla politica monetaria e la data delle elezioni sarà più vicina.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Supply chain, la pandemia non porterà un boom di reshoring

La nuova era della riglobalizzazione dopo il Covid-19

Hildebrand (ex presidente Bns): “L’attuale crisi economica non è grave come quella del 2008”

NEWSLETTER
Iscriviti
X