Fondi hedge – Sarkozy sfida l'industria alternativa

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di Marco Mairate 13 Febbraio 2009 | 16:30
Il Ministro francese delle finanze, Christine Lagarde, vuole cogliere l’occasione del G7 in corso a Roma per mettere sul tavolo un tema molto sentito nella comunità internazionale: quello dei fondi hedge e della necessità di una loro maggiore regolamentazione.

La Francia, attraverso la Ministra delle Finanze, Christine Lagarde (nella foto), farà di tutto per promuovere un giro di vite sull’attività dei fondi hedge.

La Ministra intende così mettere un freno all’attività ‘oscura’ di alcuni di questi soggetti anche intervenendo indirettamente sulle loro controparti, i cosidetti service providers.

La Francia pensa quindi di far adottare regole più stringenti ai primebrokers, soggetti che aiutano i gestori a trovare titoli e liquidità per implementare le loro strategie, e quindi alzare le soglie di equity necessario per le operazioni a leva (short o long che siano).

Se infatti le banche intendo offrire serivizi ai fondi hedge, queste dovranno sottostare a requisiti di capitale più stringenti, in funzione del livello di rischio nell’assumere come controparti i fondi alternativi.

La Lagarde vuole mettere la parola fine anche all’amibiguità che esiste tra supervisione e regolamentazione degli hedge, e chiedere a tutti i fondi di registrarsi presso un organismo di controllo unico, la dove i fondi della società vengono distribuiti. 

Oltre a questa misura, la Francia propone uno schema obbligatiorio con il marchio EU sotto il quale i gestori dovranno fornire tutta una serie di informazioni quali gestione del rischio interno, strategia di investimento utilizzate, struttura societaria e come vengono selezionati gli investimenti.

La Francia spera così di presentare il suo progetto in questi due giorni di lavori a Roma, e poi vedere adottate le misure proposte già a partire dal prossimo incontro del G20 fissato per il 2 aprile a Londra.

Ovviamente i gestori non saranno contenti di tali provvedimenti ma quello che più temono è la richiesta di maggior disclosure sulla loro attività, segrettezza vitale per il buon funzionamento delle diverse strategie.

Infatti l’aumento vertiginoso delle masse dei fondi negli ultimi dieci anni, ha fatto aumentare di molto la correlazione tra le performance tra strategie simili. Una maggior disclosure, non farebbe che andare a deprimere ulteriormente i rendimenti dei gestori, che certo non sono brillanti come un tempo.

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