Jim Rogers, "fallire per non morire"

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di Marco Mairate 16 Febbraio 2009 | 11:14
“Questa gente non sa cosa sta facendo, non ha un piano ed è la stessa gente che ha rovinato gli Stati Uniti”. A parlare è Jim Rogers e il destinatario è il Segretario al teoro Usa, Tim Geithner. L’ex co-fondatore del Quantum Fund ed ex ‘americano’ (dato che da almeno tre anni ha detto basta con gli Stati Uniti e ha trasferito gran parte dei suoi asset in Asia) si scaglia contro il piano salvafinanza approvato dall’amministrazione Obama.

Il giudizio negativo di Rogers sull’establishment economico Usa non è certo una novità, ma l’approvazione della legge di rilancio economico, votata venerdì’ scorso, ha mandato su tutte le furie l‘investment biker.

Secondo Jim Rogers, uno degli esperti più autorevoli sulle materie prime e in generale uno dei pochi uomini ad aver previsto il disastro che ha travolto l’economia Usa e mondiale,  il tentativo di salvare le banche e con loro i miliardi di asset tossici è una follia: “Queste banche sono insolventi e vanno lasciate fallire.

Nel 1999 Alan Greenspan venne in Giappone e disse al Governo di Koizumi di lasciare fallire le banche e ripulire così il sistema. Il Giappone ovviamente non seguì il consiglio e come conseguenza il sistema del credito del Sol Levante oggi è popolato da Zombie Bank”. 

Ora negli Stati Uniti si sta facendo esattamente lo stesso, dice Rogers, salvare tutto e tutti e cristallizzare l’economia sotto una campana di vetro costruita con i soldi dei contribuenti.

In aggiunta le chances che questo incredibile piano Marshall funzioni sono tutte da dimostrare. Secondo il WSJ il piano di rilancio economico (838 miliardi di dollari in tre anni) avrà effetti negativi sul deficit di bilancio già pesantemente sovraccaricato.

LA STORIA DEL DEFICIT DI BILANCIO

Andando indietro nella storia degli Usa degli ultimi 25 anni, si scopre infatti che nel 1983 (in pieno reganismo) il rapporto Deficit/Gdp era del 6 percento.

Nell’era Bill Clinton, l’aumento della pressione fiscale (ridotta ai minimi termini sotto l’amministrazione di Ronald Regan 1981-1989) aveva riportato questo rapporto verso la normalità e il deficit ritornò al 3,9% per andare addirittura in surplus per alcuni anni (vedi grafico sotto).

Oggi gli analisti dicono che il rapporto Deficit/Gdp (senza considerare il piano di rilancio economico e i soldi già spesi  dalla Fed e dal Tesoro per salvare le banche e altre istituzioni finanziarie) salirà all’8,3% entro il 2009.

Lo stesso rapporto, calcolato invece tenendo presente il piano da 800 miliardi e i fondi già stanziati del Tarp, farà salire questo rapporto al livello stratosferico di 13,5% entro il 2009.

Mai nella storia dell’economia a stelle e strisce si erano visti numeri di questo tipo. Nessuno oggi sa esattamente come l’economia possa reagire a stimoli così grandi che ci condurranno inevitabilmente verso territori inesplorati e incerti.

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