Le criptomonete non sono l’oro “2.0”

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di Finanza Operativa 24 Agosto 2017 | 16:30

Attualmente i Bitcoin e le altre valute digitali stanno facendo molto parlare di séma le cosiddette criptomonete non sostituiranno certo l’oro come bene rifugio. “Riconosciamo il potenziale della tecnologia blockchain, ma escludiamo che la crescente domanda di criptovalute possa influire sul mercato dell’oro”, afferma Joe Foster, Gold Strategist di VanEck. Secondo l’esperto, infatti, le due classi di asset, sebbene a prima vista simili, presenterebbero invece caratteristiche fondamentali diverse ad un esame più approfondito.

Non è tutto oro ciò che luccica

Il fatto che i Bitcoin siano spesso comparati all’oro come strumento finanziario dipende da una serie di concomitanze. La prima nasce dal fatto che le due classi di asset non sono né emesse né controllate da governi e sono negoziate internazionalmente in tutto il mondo. Inoltre, l’offerta sia di oro che di Bitcoin è limitata, il che le rende sostanzialmente due valute “sane£. E per le transazioni di norma si devono dapprima convertire le garanzie per le due classi di asset in valuta cartacea.

In aggiunta, i promotori del bitcoin ricorrono spesso all’immagine dell’oro per contribuire a consolidare lo status del loro prodotto. “Gli articoli di stampa sono spesso accompagnati da cataste di lucenti Bitcoin dorati. Questa immagine viene rafforzata dal fatto che i creatori dei bitcoin vengono definiti miner (minatori), e tale terminologia mira a creare l’illusione che si tratti di una moneta solida”, prosegue Foster. In tal modo, però, passa in secondo piano il fatto che si tratta di una valuta digitale e quindi fondamentalmente di un codice binario, che esiste soltanto in una rete di computer ignoti e che non si può né toccare né vedere.

Le valute digitali senza elettricità perdono valore. L’oro fisico, per contro, può essere custodito ovunque e il suo valore non viene intaccato né da hacker né da un eventuale collasso della rete“, sostiene Foster.   Secondo l’esperto, le criptovalute avranno difficoltà ad offrire un grado di sicurezza analogo a quello dell’oro. D’altronde il metallo giallo si è andato affermando come investimento nel corso dell’intera storia dell’umanità.

Oggi la capitalizzazione di mercato dell’oro ammonta a otto trilioni di dollari, di cui tre trilioni sotto forma di monete e lingotti. Il volume di scambio giornaliero si aggira attorno a 50 miliardi di dollari. I Bitcoin invece, con una capitalizzazione di circa 45 miliardi di dollari e 1,5 miliardi di dollari di volume di scambio giornaliero, appaiono nettamente inferiori nel raffronto diretto.

Le valute digitali devono ancora superare la prova del tempo. “Non siamo ancora in grado di dire se al momento attuale le valute digitali sicure riusciranno anche a tenere il passo con il progresso tecnologico. La tecnologia blockchain potrebbe essere vulnerabile agli hacker quando i computer quantistici diventeranno realtà”, spiega Foster. L’esperto è inoltre convinto che i governi impediranno alle criptovalute di raggiungere una massa critica tale da rappresentare una minaccia per le monete fiat tradizionali.

Le criptovalute potrebbero comunque crearsi una loro nicchia di investimento

“Nella migliore delle ipotesi le valute digitali come classe d’investimento possono aspirare alla creazione di una propria nicchia nell’universo degli investimenti, ma nel caso peggiore potrebbero anche scomparire come esperimento fallito”, conclude Foster. al momento l’unica certezza è rappresentata dal fatto che i criptomercati continueranno ad essere dominati da una volatilità elevata. A fronte delle differenze basilari tra l’oro e le valute digitali, l’esperto si dice comunque convinto che queste ultime non riusciranno a replicare né a sostituire nemmeno in futuro il ruolo unico dell’oro come forma di assicurazione del portafoglio e copertura contro rischi di lungo termine.

 

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