Porsche-VW, il matrimonio potrebbe finire in divorzio

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Avatar di Marco Mairate 18 Febbraio 2009 | 08:53
Per chi segue il mondo degli hedge non potrà dimenticare l’incredibile operazione condotta da Porsche ai danni di VW nell’ottobre del 2008. Un acquisto che ha lasciato cadere molti fondi hedge senza paracadute e ha fruttato a Porsche il controllo del primo gruppo automobilistico d’Europa.

Il 28 ottobre 2008 Porsche con un semplice comunicato stampa mandò all’aria decine di fondi hedge, provocando la maggior perdita della storia (in un solo giorno) per l’industria alternativa e allo stesso tempo è diventata la più grande azienda automobilistica del mondo. Niente male.

Dopo che l’operazione di acquisto del pacchetto mancante per il controllo di VW venne spiegata al mercato nella sua complesssità e alchimia (fino al 26 ottobre Porsche si era dichiarata pronta a salire al 50% di VW e non al 75% come poi fece tramite l’uso di opzioni), molti si chiesero se un’operazione di questo tipo (tutta finanziaria e all’oscuro del mercato) fosse corretta e se rispettava le norme di trasparenza sulle partecipazione azionarie delle società quotate.

(Nel grafico a sinistra il movimento dei titoli Volkswagen dopo l’annuncio di Porsche salita al 75% della società tramite opzioni. Con questa operazione Porsche di fatto prosciugò il flottante delle azioni ordinarie di VW su cui gli hedge erano corti facendo scattare ricoperture a raffica che fecero schizzare il titolo VW a 1.000 euro per azione con conseguente disastro per i ribassisti)

Ora il Ceo di Porsche, Holger Harter (sotto), non sembra più tanto tranquillo della bontà dell’operazione e lo scorso 31 gennaio,  all’ultimaassembleaa della società che produce la Porsche 911, ha fatto capire agli azionisti che l’operazione di acquisto di titoli VW tramite il ricorso di opzioni  non è inattaccabile e potrebbe finire in tribunale.

I fondi hedge a questopunto avrebbero materiale sufficiente per far partire una causa civile e penale contro la compagnia tedesca che potrebbe vedersi costretta a risarcire i fondi per milioni se non miliardi (la leggenda narra che gli hedge in quel giorno persero 100 miliardi di euro).

A fare pressioni su Porsche ci si è messa (finalmente) anche la Bafin (la Consob tedesca) che ha dovuto aspettare il suicidio di [p]Adolf Merckle[/p] (ricchissimo industriale tedesco, suicidatosi lo scorso gennaio per le perdite registrate in Borsa, in particolare su Porsche) prima di dare il via alle indagini su cosa è successo realmente quel 28 ottobre del 2008.

Ora che l’operazione puzzasse di bruciato era chiaro a tutti, soprattutto a coloro che negli ultimi tempi hanno dato un’occhiata ai risultati della causa automobilistica attiva nel lusso. Nel 2008 Porsche infatti ha generato 1 miliardo di euro di ricavi dalla tradizionale vendita di auto di lusso (il suo core business) e 6,8 miliardi dalle operazione condotte sulle opzioni VW. Con questi numeri subito la stampa internazionale e il FT hanno ridenominando Porsche il più grande fondo hedge d’Europa.

Ora con la crisi che mette in ginocchio i produttori di auto, l’attività core di Porsche ha subito una brusca frenata negli ultimi mesi e a marzo scade proprio un prestito ponte sottoscritto con le banche tedesche per 10 miliardi di euro. A Porsche invece rimangono in cassa solo 7 miliardi, soldi che potrebbero non bastare per garantirsi di nuovo la fiducia delle banche.

Porsche a questo punto potrebbe tornare a fare quello che meglio le riesce: speculare in Borsa cercando di ottenere quei successi che i’ colleghi’ hedge fund non sono riusciti a raggiungere negli ultimi 18 mesi.

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