I primi 100 giorni di Emmanuel Macron e la performance negativa delle azioni europee

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di Finanza Operativa 1 Settembre 2017 | 10:00

a cura di Francois-Xavier Chauchat, capo economista Dorval Asset Management

 A giudicare dalla reazione dei mercati europei da inizio maggio, l’elezione di Emmanuel Macron ha rappresentato un’opportunità di vendita. Il Dow Jones Euro50 Equity Index ha registrato i massimi da inizio anno, l’8 maggio – ovvero il giorno dopo del ballottaggio – prima di perdere il 6% nei primi cento giorni del mandato di Macron. La stessa cosa è accaduta all’indice della borsa francese, CAC 40. Queste performance contrastano con l’entusiasmo che la maggior parte degli osservatori hanno espresso di fronte all’elezione di Macron, sia in Europa che all’estero.

Ma proprio come risulta sciocco ricondurre il merito della fantastica performance di Wall Street a Donald Trump, è ingiusto attribuire a Emmanuel Macron la colpa delle scarse performance registrate dalle azioni europee. Nei primi cento giorni di Macron è accaduto approssimativamente quanto ci si aspettava. Anche se la politica economica di Macron ha offerto agli investitori qualche motivo di entusiasmo, occorre cautela. Il focus principale del Presidente francese è l’agenda europea. In cambio del supporto fornito ad Angela Merkel per una maggiore integrazione e solidarietà nell’ambito dell’area euro, il nuovo governo francese ha assunto una posizione molto dura sulla spesa pubblica e ha messo a punto una nuova riforma del mercato lavoro. Poichè la ripresa economica della Francia è in atto – con una crescita attesa del Pil francese superiore all’1,5% sia quest’anno che nel 2018 per la prima volta dal 2011 – la rotta intrapresa sembra praticabile. E infatti, lo spread sui bond decennali tra Francia e Germania è sceso di 30 punti base, contro l’aumento di 75 punti base registrato in aprile.

Ma allora cosa ha penalizzato i mercati azionari europei? Principalmente due fenomeni. Dal voto del 23 giugno 2016 sulla Brexit fino all’elezione di Macron, i mercati hanno scalato un “muro di preoccupazioni”, registrando una performance positiva del 33% da inizio luglio 2016. Anche se l’elezione di Macron è stata e rappresenta una grande notizia per l’area euro, era prevedibile attendersi delle prese di profitto dopo una fase toro così lunga.

Secondariamente, le buone notizie dall’Europa e quelle meno buone dall’America hanno contribuito a un netto apprezzamento dell’euro. Ragionando in termini di dollaro americano, le azioni europee hanno continuato a segnare nuovi massimi, facendo bene come quelle americane sin da maggio. Ma in termini di valuta locale, i mercati azionari europei hanno sofferto dell’impatto negativo che l’aumento del 10% del cambio euro-dollaro ha avuto sui profitti degli esportatori. Con un P/E medio della zona euro al di sotto attualmente del 12% di quello di Wall Street, contro quello del 6% di maggio, crediamo che il recente declassamento dell’Europa dovrebbe finire presto. Ma nel breve termine molto dipenderà dal comportamento del dollaro americano che, in parte, sarà condizionato dalle azioni di Donald Trump. il nuovo arrivato sulla scena internazionale molto meno prevedibile di Emmanuel Macron.

 
 
 

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