Azioni europee: un circolo virtuoso

A
A
A
di Finanza Operativa 4 Settembre 2017 | 14:30

A cura di Tomás Pintó, Senior Investment Manager e Co-Lead European Equities di Pictet AM

L’Europa evidenzia un miglioramento dei fondamentali macroeconomici e aziendali. Quali sono gli aspetti più incoraggianti?
Ci sono vari motivi per essere ottimisti sull’Europa. Innanzitutto, le aziende della regione stanno diventando più competitive nel mondo. Il taglio dei costi e la maggiore produttività hanno permesso alle imprese di conquistare una fetta più ampia dell’export globale.
Un altro elemento positivo è la modesta inflazione salariale. Sebbene in rialzo, i tassi di occupazione europei sono più bassi che nelle altre aree. Di conseguenza, l’impatto delle pressioni salariali sui costi è rinviato e le società europee hanno un vantaggio competitivo rispetto alle concorrenti di Stati Uniti, Giappone e mercati emergenti.
Ci sono poi i progressi in atto nel settore finanziario europeo. Molte banche della regione non godevano di così buona salute da anni, come dimostrano gli indici di adeguatezza patrimoniale e di indebitamento migliori rispetto ai requisiti normativi. Gli investitori hanno accolto il recente salvataggio di due istituti italiani e uno spagnolo come la fase finale della ‘pulizia’ effettuata dopo una serie di crisi – solo due anni fa tali operazioni avrebbero scatenato il panico sul mercato.
Più in generale, i bilanci di governi, aziende e consumatori stanno migliorando per la prima volta in tanti anni. La liquidità in eccesso generata dalle aziende dovrebbe tradursi in un significativo aumento del capex e dell’attività di fusione e acquisizione, un altro fattore positivo per i mercati azionari della regione.
Vale la pena osservare che quando l’utilizzo della capacità produttiva raggiunge il “punto critico” dell’80%, l’unico modo di continuare a crescere per un’azienda è tramite investimenti e acquisizioni. A testimonianza di ciò, nella prima metà del 2017 si è registrato un aumento del 135% del valore delle operazioni di M&A in Europa rispetto allo stesso periodo del 2016. Le società estere riconoscono sempre più la relativa convenienza degli asset europei e in quasi due terzi delle fusioni e acquisizioni recenti per valore (EUR550 miliardi) i compratori erano extraeuropei.
Tutto ciò dovrebbe proteggere l’economia da un’eventuale riduzione degli stimoli monetari della Banca centrale europea.

Quali sono le prospettive di utile delle aziende europee?
Per la prima volta in sette anni, gli analisti stanno rivedendo al rialzo le previsioni di utile iniziali per le società europee. Il consensus stima ora una crescita del 15% nel 2017 e a nostro parere ci sono ulteriori margini di miglioramento poiché gli utili restano al di sotto della tendenza a lungo termine.
Anche gli investitori ne sono convinti: chi da tempo sottopesava i titoli azionari europei sta tornando sul mercato, che dall’inizio dell’anno ha raccolto almeno 30 miliardi di euro di fondi comuni e ETF, contro quasi 100 miliardi di fuoriuscite nel 2016.
Come sfruttare al meglio il buon momento del mercato azionario europeo?
In superficie ci sono molte opportunità sulle borse europee, ma i titoli non sono tutti uguali. La selezione è importante sia nei periodi di ribasso che in quelli di rialzo.
Noi investiamo solo in società in grado di generare abbondanti flussi di cassa e reinvestirli a tassi di rendimento elevati.
Un approccio che richiede convinzione, pazienza e disciplina

Puntiamo su aziende capaci di mantenere o aumentare la redditività del capitale impiegato (ROCE). A tal fine ci concentriamo sul futuro anziché sul passato di un’azienda, avvalendoci ad esempio del nostro modello proprietario di previsione del free cash flow. Vogliamo essere certi che il business model conservi tali caratteristiche e che il rendimento della liquidità possa aumentare in futuro. Le società con questo profilo sono accomunate dalla capacità di generare flussi di cassa sottovalutati dal mercato.
Oltre alla capacità di generare liquidità e un ROCE elevato, cerchiamo anche la convenienza. Compriamo titoli a prezzi scontati rispetto a una stima prudente del valore intrinseco, un metodo che limita il potenziale di ribasso di ogni nostro investimento. A differenza di molti concorrenti, quindi, per giudicare il valore di un titolo stabiliamo un target price assoluto e non un punto di riferimento relativo.
Un approccio che richiede convinzione, pazienza e disciplina.
Inoltre, costruiamo i portafogli mattone dopo mattone sulla base della nostra attività di ricerca; il benchmark non è il punto di partenza. Cerchiamo pertanto opportunità interessanti in ogni fascia di capitalizzazione. Possiamo detenere fino al 20% di società con una capitalizzazione di mercato inferiore a 2,,5 miliardi di euro.
Ci sono almeno 2.000 titoli nel nostro universo azionario europeo, ma il processo di costruzione del portafoglio non vincolato al benchmark ci permette di puntare solo sulle idee più convincenti, creando un portafoglio concentrato di circa 40 titoli.
Le posizioni attive del portafoglio superano nettamente l’80%, mentre il basso turnover (30% circa) è un’ulteriore conferma del nostro grado di convinzione.
L’intero processo di investimento è volto a creare un portafoglio ben posizionato per fornire rendimenti costanti e superiori a quelli della concorrenza nel lungo periodo.

Vuoi ricevere le notizie di Bluerating direttamente nel tuo Inbox? Iscriviti alla nostra newsletter!

Condividi questo articolo

ARTICOLI CORRELATI

Asset allocation: come cavalcare la volatilità delle azioni

Raccomandazioni di Borsa degli analisti: i Buy di oggi da Anima a WeBuild

Raccomandazioni di Borsa: i Buy di oggi da Atlantia a Stellantis

NEWSLETTER
Iscriviti
X