La Fed rimanda le decisioni

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di Finanza Operativa 7 Settembre 2017 | 16:00

A cura di Brad Tank, Chief Investment Officer – Fixed Income, Neuberger Berman

Pur senza generare colpi di scena, il simposio di quest’anno è servito a mettere a fuoco l’orientamento generale delle maggiori banche centrali del mondo. Contrariamente ai titoli usciti in precedenza (secondo cui la presidente della Fed Janet Yellen avrebbe dovuto rilasciare in questa occasione dichiarazioni di importanza storica), i lavori del convegno hanno nel complesso deluso le aspettative degli operatori (titolo successivo: “Nessun indizio da Yellen e Draghi sulle prospettive di politica monetaria”).

Le attese di annunci di modifiche radicali alle politiche monetarie da parte dei governatori delle maggiori banche centrali in occasione dell’appuntamento nel Wyoming non erano prive di fondamento, ma i precedenti storici dimostrano che questa non è la norma.

Origini modeste

Il simposio, che quest’anno festeggia il 40o anniversario, è oggi uno dei principali eventi del calendario finanziario, ma vale la pena di ricordare che agli inizi era un appuntamento di secondaria importanza organizzato dalla Federal Reserve di Kansas City, il suo attuale sponsor, per discutere i temi economici rilevanti per il suo distretto, prevalentemente dedito all’agricoltura.

Il simposio iniziò ad acquisire importanza a partire dal 1982, quando venne trasferito da Kansas City a Jackson Hole nella speranza di attirare l’allora Presidente della Fed Paul Volcker, appassionato della pesca con l’amo. Jackson Hole è infatti attraversato dallo Snake River, un fiume considerato un vero e proprio paradiso della pesca .

Anche se al suo arrivo Volcker si trovò essenzialmente di fronte a un raduno di autorevoli accademici locali, l’appuntamento si tramutò gradualmente in un evento di portata internazionale grazie alla partecipazione dei governatori delle altre banche centrali internazionali, un processo progressivamente accelerato durante le presidenze Greenspan e Bernanke.

Un evento di primo piano

Nell’agosto del 1997, quindici anni dopo, Jackson Hole è ormai un vero e proprio simposio internazionale dove si ritrovano i governatori delle banche centrali dei maggiori paesi sviluppati ed emergenti per dibattere del mantenimento della stabilità finanziaria in un’economia globalizzata. Tra i dibattiti di quel particolare anno figura anche una profetica riflessione sui rischi e benefici dell’ancoraggio valutario.

In quell’anno, il simposio acquisisce una risonanza internazionale maggiore poiché coincide con la fase peggiore della crisi del debito asiatico, culminata nel 1998 con il default della Russia e il fallimento dell’hedge fund Long-Term Capital Management.

A distanza di sette anni, nell’appuntamento dell’agosto 2005, il principale argomento è l’eredità Greenspan e le lezioni per il futuro. Malgrado l’evento si prefigurasse in essenza come un elogio della presidenza Greenspan, l’allora capo economista dell’FMI Raghuram Rajan avvisa profeticamente che le innovazioni introdotte durante questo periodo hanno creato rischi endemici nel sistema finanziario: un monito che si concretizzerà pochi anni dopo nella crisi finanziaria globale.

Evoluzione della politica monetaria

Senza dubbio durante la presidenza Volcker i cambiamenti di politica monetaria non furono mai annunciati ai mercati, né a Jackson Hole né in altra sede. Le “indicazioni prospettiche” furono introdotte da Greenspan: sia lo storico presidente della Fed che il suo successore Bernanke presero infatti l’abitudine di segnalare i cambiamenti di politica monetaria in occasione dell’appuntamento di agosto. Tuttavia, un rapido esame dei precedenti storici mostra che neppure questa è una tradizione consolidata: va ricordato che Bernanke durante l’ultimo anno della sua presidenza non si presentò neppure al simposio di Jackson Hole.

L’ultima indicazione importante sull’orientamento di politica monetaria fu annunciata a Jackson Hole dal Vice Presidente della Fed Stanley Fischer nell’agosto del 2015 per confermare che la banca centrale statunitense stava per adottare un orientamento più restrittivo.

Temi attuali

Anche se dal simposio di quest’anno non sono emerse indicazioni di rilievo, il tenore dei documenti presentati ci permette di desumere quali saranno le probabili evoluzioni della politica monetaria delle banche centrali globali. Gli argomenti di maggior rilievo riguardano “il dinamismo delle imprese e la competitività dei mercati” e “l’equilibrio tra stimoli fiscali di breve termine e stabilità di lungo termine”.

A giudicare dai temi dell’appuntamento di quest’anno, sembrerebbe quindi che le banche centrali si stiano concentrando su misure di ampio raggio avendo ormai esaurito gli sforzi connessi alle misure di allentamento straordinarie.

Neuberger Berman sostiene da tempo che ci troviamo oggi in una fase di transizione dalle politiche ultra espansive verso soluzioni strutturali e politiche di vasta portata necessarie a sostenere la crescita.

A nostro avviso una delle lezioni più importanti da trarre dal simposio di quest’anno è che malgrado le indicazioni prospettiche siano ormai un importante strumento di politica monetaria, vengono utilizzate dai governatori delle banche centrali solo quando ciò è necessario per ottenere la massima efficacia, che spesso non corrisponde ad un particolare appuntamento o evento del calendario finanziario.

Un’ulteriore conclusione desumibile dall’esame dei 40 anni di storia di Jackson Hole, è che in molti casi i documenti presentati e le osservazioni formulate durante questo evento servono a delineare il quadro generale della situazione, spesso più importante rispetto a comunicare informazioni aggiornate sugli sviluppi delle politiche monetarie.

Per finire, gli argomenti all’ordine del giorno del convegno di quest’anno segnalano che le banche centrali si apprestano a restituire ai governi il timone della crescita globale, un fatto di enorme importanza, alla luce degli eventi di questi ultimi sette anni.

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