Chi ha rubato il mio settembre?

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di Finanza Operativa 12 Settembre 2017 | 15:30

A cura di Pierre Olivier Beffy, Chief Economist di Exane Bnp Paribas
La scorsa settimana, ho partecipato alla conferenza Tech di Tel Aviv. È stata la mia prima partecipazione, sebbene sia la terza volta che Exane sponsorizza un evento alla conferenza, organizzato dal mio collega Ygal El Harrar. Abbiamo incontrato alcuni dei relatori chiave tra cui il Chief Technology Officer di Amazon e diversi CEO di aziende israeliane di successo. Molti hanno insistito sul fatto che l’impatto dei cambiamenti tecnologici sarà tale da cambiare la società nei prossimi cinque anni.
L’innovazione avanza velocemente, come ad esempio nel campo dei veicoli autonomi dove i risultati raggiunti hanno permesso di sviluppare sensori in grado di generare una grande quantità di dati. Gli algoritmi di deep learning e le machine learning stanno velocizzando l’analisi di dati sempre più complessi (ad esempio le immagini) e spingendo le aziende ad investimenti importanti per portare al mercato la prima macchina autonoma affidabile. Ciò che dovrebbe fare la differenza è la qualità dei dati raccolti e gli strumenti di analisi che le società creeranno. In questo contesto, la sicurezza informatica è stata identificata come la più grande minaccia per l’innovazione e il cambiamento tecnologico. La protezione dei consumatori è alla base del sostentamento del business: infatti, gli attacchi informatici sono sempre più sofisticati, tanto che anche i governi stanno investendo moltissimo in questo campo.
Ho anche incontrato molti investitori in Israele che hanno espresso delle opinioni simili a quelle degli investitori europei che abbiamo sentito recentemente. Gli incontri della Fed e della BCE sono stati visti come gli eventi chiave del mese di settembre. Il consensus attendeva una BCE dovish: nei fatti, Draghi ha espresso crescente preoccupazione rispetto all’impatto di un Euro più forte sulla crescita e l’inflazione dell’Eurozona. L’apprezzamento dell’Euro si è riflesso in una correzione verso il basso delle previsioni d’inflazione ed è stato aggiunto nella lista dei potenziali fattori di rischio per la crescita. Tuttavia, Draghi ha prefigurato la possibilità di un annuncio riguardo il QE nel prossimo incontro di ottobre. A nostro parere, il QE dovrebbe continuare ad avere una scadenza indeterminata. In questo contesto, un ulteriore apprezzamento dell’Euro ci sembra più improbabile nelle prossime settimane anche se Draghi non sembra in grado di “indebolirlo”.
 Inoltre, gli investitori hanno opinioni piuttosto ribassiste sui titoli azionari per il mese di settembre, in linea con il nostro strategy team. La maggior parte delle persone si aspettava un aumento della volatilità su questo mese. Tuttavia, il presidente Trump ha annunciato che ha raggiunto un accordo con i rappresentanti democratici del Congresso per posticipare a dicembre la discussione sulla riforma fiscale (limite sul livello di indebitamento e finanziamento della spesa pubblica). La discussione sul debt ceiling, quindi, non rappresenta più una minaccia mentre potrebbe incidere sull’incontro della FOMC di dicembre.
In conclusione, il nostro leading indicator del commercio globale, l’ELIT, è sceso per la seconda volta consecutiva ad agosto anche se rimane ben al di sopra della sua media storica continuando a segnalare il  mini-ciclo più solido dal 2011. Il nostro indicatore della propensione al rischio globale, l’OGRI, continua ad essere neutrale. La dispersione tra le varie asset class riflette le visioni contrastanti sul mercato: le commodity sembrano mostrare una spinta reflattiva mentre il mercato obbligazionario rimane cauto. Data la mancanza di catalizzatori economici, il rinvio a ottobre da parte della BCE sul QE e a dicembre da parte di Trump sulla riforma fiscale, settembre si dovrebbe caratterizzare per uno scenario di status quo.

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