Venti di volatilità

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di Finanza Operativa 13 Settembre 2017 | 15:00

A cura di Anima Sgr
Europa: utili solidi e volatilità contenuta. La view resta costruttiva. Nelle ultime settimane l’asset class ha mostrato un trend laterale, caratterizzato da una volatilità inferiore rispetto a quanto registrato nella prima metà dell’anno. Lo scenario, infatti, è complessivamente costruttivo. A livello macro, la crescita globale è solida e sincronizzata; forse sarà un po’ più moderata nel 2018, ma niente di problematico. Anche a livello micro, la crescita degli utili continua ad essere di supporto. Le banche centrali, dal canto loro, faranno ulteriori passi lungo il sentiero di normalizzazione, ma molto lentamente. Secondo le stime, la liquidità immessa a livello globale dalle banche centrali inizierà a scendere solo nel settembre 2018. I mercati dell’area Euro sono stati gli unici veramente penalizzati, a causa della discesa dei rendimenti obbligazionari (negativa per i finanziari) e del rafforzamento dell’euro (negativo per esportatori e relativo indotto). Questi fattori dovrebbero placarsi ed i mercati dell’Eurozona avranno margine per recuperare.
Uno degli elementi di maggior delusione è stata l’inattività dell’amministrazione Trump e il mercato non sta prezzando la possibilità che si arrivi a una riforma della tassazione. Questo potrebbe essere un catalizzatore positivo per il mercato da qui alla fine dell’anno. Tutti i temi micro le cui scelte sono condizionate dale scelte di Trump, dalla spesa per le infrastrutture alla riforma fiscale passando per la riduzione della regolamentazione, sono ai livelli pre-elezione. C’è spazio, quindi, per un recupero. Ovviamente, a livello di valutazioni, l’Europa (che il 24 settembre vedrà le elezioni tedesche) e il Giappone rimangono più interessanti.
Italia: segnali di miglioramento. I mercati azionari dell’Eurozona, e dell’Italia, restano supportati dal miglioramento della situazione economica: il FMI stima una crescita del PIL 1,90% per l’Eurozona (era l’1,3% a inizio anno) e 1,3% per l’Italia (era lo 0,8% a inizio anno). Il giudizio è positivo nonostante nelle  ultime settimane il progressivo apprezzamento dell’euro nei confronti delle principali valute abbia determinato un peggioramento nella dinamica degli utili attesi (chiaramente concentrato su settori/titoli più esposti alla domanda internazionale). Per il mercato italiano da segnalare, relativamente al settore bancario, l’intervento dello Stato che ha consentito di risolvere le situazioni di maggiore criticità garantendo la stabilità del sistema e la significativa riduzione del rischio sistemico. Restano, però, le incertezze sul fronte politico. Un incremento di volatilità potrebbe caratterizzare il periodo che precederà le prossime elezioni.

Usa: utili meglio di Trump. Il giudizio si conferma costruttivo. Le buone notizie arrivano dagli utili societari: in particolare, gli utili delle società dello S&P500 sono aumentati del 13% su base tendenziale, rappresentando la crescita più elevata dal 2011. Da inizio anno, il settore tecnologico continua a essere il migliore, seguito dal settore dei consumi ciclici.
Borse emergenti: segnali incoraggianti. La view e le prospettive restano buone. A supporto ci sono in particolare i dati cinesi, che continuano a mostrare una crescita vicina al  7%. I timori riguardo a una stretta monetaria non si sono rivelati fondati e fino al 18 ottobre, giorno del Congresso del Partito Popolare in cui dovranno essere rinnovate alcune importanti cariche, ci aspettiamo che il sentiment resti molto costruttivo. Altri elementi di supporto sono il dollaro e i tassi d’interesse: finché la valuta americana resta debole e i tassi non si alzano, lo scenario può considerarsi favorevole per i mercati emergenti. Nonostante sia vero che quest’area rappresenta il miglior mercato azionario da inizio anno, riteniamo che ci possa ancora essere margine di crescita.

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