Ridurre la duration obbligazionaria a partire dagli Usa

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di Finanza Operativa 13 Settembre 2017 | 13:30

A cura di Andrea Delitala, Head of Euro Multi Asset e Marco Piersimoni, Senior Portfolio Manager di Pictet Asset Management
Il rischio geopolitico riaccende la volatilità durante il mese di agosto. Le tensioni nella penisola coreana raggiungono livelli di guardia con minacce reciproche fra il dittatore nordcoreano Kim e il presidente Trump.
Il simposio di Jackson Hole ha deluso le aspettative di chi si attendeva indicazioni concrete di politica monetaria da parte della FED e dell’ECB. In questo contesto i mercati obbligazionari hanno fatto registrare buone performance (Barclays Global-Aggregate +1% sul mese), indici azionari in leggera perdita con sottoperformance degli indici europei rispetto all’S&P in conseguenza di un Euro in ulteriore rafforzamento.
Il meeting della BCE ad inizio settembre ha visto Draghi continuare a fornire un giudizio positivo sullo stato di salute dell’economia in Europa, senza ridurre significativamente le prospettive sull’inflazione per 2018 e 2019 (nonostante il rafforzamento dell’Euro a 1,20). Il messaggio veicolato è stato nel complesso accomodante tanto che l’eccessiva volatilità del cambio è stata citata come uno dei rischi da mantenere sotto controllo. Questo non è stato comunque sufficiente a far arretrare il cambio in maniera significativa, complice la mancanza d’inflazione negli USA e flussi d’acquisto sull’Euro che probabilmente giungono dalle riserve delle banche centrali.
STRATEGIA. Stiamo riducendo la duration obbligazionaria a partire dagli USA: i rendimenti sul decennale sono prossimi al 2%, molto distanti dal 2,6% toccati nella primavera scorsa. Riteniamo che esista ancora la possibilità di un rialzo entro fine anno da parte della FED (questo aiuterebbe anche il $ di conseguenza). Le obbligazioni fino ad ora non hanno registrato il miglioramento ciclico osservabile sui dati dei PMI globali o sulle materie prime (rame +25% negli ultimi 2 mesi).
Sul comparto azionario la sottoperformance accumulata la parte dell’€stoxx da inizio maggio è stata pari a 7 punti percentuali rispetto all’indice S&P: si tratta di un movimento eccessivo e potrebbe essere giunto il momento di inversione del trend. Una condizione necessaria per permettere questo movimento è arrestare l’apprezzamento dell’Euro. Il comportamento positivo del DAX (indice con molti titoli attivi nel comparto export, auto, industriali etc.) nel corso della prima settimana di settembre è incoraggiante.
Le banche (europee e non) hanno continuato a sottoperformare ad agosto, complice il rally dei rendimenti che comprime il margine di intermediazione. Sul cambio €/$ crediamo che si stia per aprire una fase di consolidamento tattico: 1,15-1,17 potrebbe essere l’obiettivo in questa fase. Oro in forte rafforzamento su rottura del livello di 1300$/oncia per merito della discesa del dollaro e dei tassi Usa

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