Le tensioni geopolitiche sono il primo fattore di rischio per gli investitori

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di Finanza Operativa 15 Settembre 2017 | 10:30

a cura di Allianz GI

L’ultima edizione dell’indagine RiskMonitor di Allianz Global Investors rivela che le questioni geopolitiche sono diventate la principale preoccupazione degli investitori istituzionali internazionali, eclissando il timore di aumento nei tassi d’interesse o di un rallentamento dell’economia.

Per la prima volta dal lancio, nel 2013, dell’indagine globale RiskMonitor di AllianzGI – che approfondisce le scelte degli investitori circa gestione del rischio, costruzione del portafoglio e asset allocation – i timori geopolitici sono in cima alla lista dei fattori di rischio per i 755 investitori istituzionali intervistati, per un patrimonio gestito complessivo di 34,2 trilioni di dollari tra Nord America, Europa e Asia-Pacifico.

Tra gli investitori globali intervistati, il 44% ha dichiarato che i fattori geopolitici rappresentano un serio rischio per la performance degli investimenti, più rilevante rispetto al rallentamento economico mondiale (41%) e all’aumento dei tassi di interesse (32%).

Il commento di Neil Dwane, Global Strategist di AllianzGI: “L’indagine rivela in che misura l’incertezza politica, e in particolare le continue tensioni in Corea del Nord – inaspritesi ulteriormente dopo la conclusione dello studio – incidono sulle decisioni di investimento. I mercati finanziari non hanno mai operato sotto una campana di vetro, ma in questo momento le tensioni geopolitiche sembrano avere un impatto maggiore sul comportamento degli investitori globali rispetto a qualsiasi fase precedente nella storia”.

“Se si aggiunge che il 31% degli investitori considera la politica statunitense una fonte di preoccupazione per gli investimenti, appare chiaro che i fattori politici esercitano crescenti pressioni sui mercati. Di fronte al dilemma rischio-rendimento, gli investitori tendono quindi a focalizzarsi sulla gestione del rischio e a ridurre le aspettative di rendimento, nonostante la recente corsa al rialzo dei mercati azionari. Un quesito attanaglia gli investitori: i mercati hanno già scontato tutti i rischi?”

“Con i rendimenti ancora ai minimi a livello mondiale, solo assumendo rischio è possibile conseguire un ritorno. Ma gli investitori vogliono avere la certezza di poter reagire velocemente a un’eventuale riequilibrio degli attivi, per cogliere le possibili opportunità ottimizzando al contempo la protezione al ribasso”.

Negli ultimi 12 mesi anche il timore di event risk e il rischio del mercato azionario sono risaliti ai primi posti nell’agenda degli investitori istituzionali:

  • Più di 9 investitori su 10 (91%) vedono l’event risk come una minaccia, rispetto a solo tre quarti dei rispondenti nel 2016.
  • Il rischio del mercato azionario ha assunto analogo rilievo, arrivando a preoccupare il 90% degli investitori (nel 2016 pari al 77%).

A riprova di questa tendenza, circa 3 investitori su 5 (59%) affermano che i recenti eventi politici hanno indotto la propria organizzazione ad aumentare l’attenzione sulla gestione del rischio.

La ricerca di un equilibrio tra rischio e rendimento porta in primo piano la gestione attiva, infatti due terzi (65%) degli investitori affermano che nell’attuale contesto di mercato gli investimenti gestiti attivamente hanno un ruolo di rilievo.

I risultati dell’indagine RiskMonitor rivelano che la ricerca di un trade-off ottimale tra rischio e rendimento in mercati incerti rappresenta un vero e proprio dilemma per gli investitori. Questa cautela si riflette nelle aspettative di rendimento per il prossimo anno: oltre la metà (51%) ha abbassato il proprio target, nonostante le ottime performance registrate di recente dai mercati azionari. È alquanto indicativo che il 53% intenda sacrificare il potenziale di rialzo per tutelarsi dal rischio di eventi estremi.

In questo difficile tentativo di risolvere il dilemma rischio-rendimento, gli investitori rilevano i limiti degli approcci di gestione del rischio più diffusi. Quasi 3 su 5 (58%) sono alla ricerca di nuove strategie di portafoglio in grado di bilanciare il trade-off tra rischio e rendimento. Riconoscono però il valore degli investimenti alternativi a scopo di diversificazione: per il 31% questo obiettivo è in assoluto il motivo principale per investire in strumenti alternativi, più importante di qualsiasi altro fattore.

È incoraggiante notare come dall’indagine emerga che un gruppo selezionato di investitori sta superando questa “sfida” rischio-rendimento: questi “Risk Leader”, circa un quinto dei rispondenti, considerano la gestione del rischio parte integrante del processo di investimento e si distinguono per una forte cultura del rischio, sostenuta dal senior management.

Il sondaggio tra gli investitori istituzionali italiani

Le risultanze del sondaggio tra gli investitori italiani coinvolti confermano i crescenti timori legati ai rischi geopolitici, indicati dal 25% dei rispondenti come 2° fattore di incertezza per il 2017, subito dopo il contesto di tassi bassi (31%) e in linea con la volatilità di mercato (25%).

In particolare, gli eventi che per i prossimi 12 mesi preoccupano maggiormente gli investitori italiani sono gli sviluppi politici nell’Area Euro (48% dei rispondenti), le tensioni geopolitiche come lo scenario in Corea e il conflitto in Siria (44%), il possibile aumento dei tassi di interesse (40%), il rallentamento dell’economia globale (36%) e possibili “bolle” nelle valutazioni di asset class (24%).

In linea con le risultanze globali, anche il sondaggio tra gli investitori italiani conferma la rilevanza strategica della gestione attiva, che per il 68% dei rispondenti italiani giocherà un ruolo fondamentale nell’attuale contesto.

Rispetto allo scenario globale, gli investitori italiani mostrano una più ridotta presenza nel segmento degli investimenti alternativi, dove è già oggi presente solo il 56% dei rispondenti domenica, rispetto al 70% dei fondi internazionali. Si registra tuttavia l’intenzione da parte degli investitori italiani ad aumentare nei prossimi 12 mesi l’asset allocation verso strategie e asset class alternative, in particolare verso infrastrutture (sia debito, 67%, che equity, 60%), debito (60%) ed equity (57%) del segmento private corporate e strategie macro.

In relazione alle strategie per la gestione del rischio, gli investitori domestici attualmente si affidano a soluzioni di duration management (64% dei rispondenti), diversificazione tra le asset class (60%), risk budgeting, gestione dinamica del rischio e diversificazione geografica (indicate dal 52% dei partecipanti).

Guardando prospetticamente, gli investitori italiani – 64% rispetto al 59% globale – riconoscono che gli eventi degli ultimi 12 mesi hanno determinato all’interno delle proprie strutture una maggiore attenzione alla gestione del rischio e che gli obiettivi di rendimento sono stati abbassati, risposta indicata dal 44% degli italiani rispetto al 51% dei rispondenti globali.

Alberto D’Avenia, Country Head Italia di Allianz Global Investors commenta: “E’ interessante notare come i risultati del nostro sondaggio annuale sottolineino come la ricerca del corretto rapporto tra rischio e rendimento sia la priorità per gli investitori. I rischi sistemici percepiti in aumento portano a una maggior cautela nelle attese di ritorno, alla luce dei limiti degli approcci di gestione del rischio più diffusi. Gli investitori italiani non fanno eccezione; se le tensioni economiche e geo-politiche sono un chiaro elemento di preoccupazione, la gestione attiva viene privilegiata come unica strategia di investimento in grado di contemperare i rischi puntando comunque a un rendimento in linea con le attese. La maggiore attenzione alla gestione del rischio e una corretta definizione dei ritorni attesi sono alla base dell’approccio di AllianzGI con i propri partner istituzionali e della distribuzione; attraverso strutture dedicate come Risklab siamo pronti a consigliare i nostri partner nella corretta definizione dei profili rischio rendimento dei propri fondi e portafogli di investimento che ci affidano”.

 

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