Tapering e volatilità: come prepararsi al meglio

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di Finanza Operativa 15 Settembre 2017 | 16:30

A cura di Gershon Distenfeld, Senior Vice President e Director of Credit di Alliance Bernstein
 Negli ultimi anni gli occhi degli investitori sono tornati a posarsi con sempre maggiore insistenza sul mondo delle obbligazioni corporate, causando un’impennata nei prezzi che ha sollevato più di qualche sopracciglio. Preoccupazioni, quindi, soprattutto alla luce dei toni meno pacati usati dalle banche centrali, pronte a smorzare i venti accomodanti che hanno spinto l’obbligazionario e l’economia reale dallo scoppio della crisi. Le politiche degli istituti centrali hanno condizionato pesantemente i prezzi dei bond ed è quindi ragionevole immaginare che l’inversione porti ad un aumento della volatilità nei mercati.
Una turbolenza, tuttavia, non è un buon motivo per abbandonare un aereo, quello dei corporate bond ad alto rendimento, che, negli ultimi dieci anni, ha offerto ritorni ponderati per il rischio significativamente migliori rispetto all’azionario e che risulta meno esposto al rialzo dei tassi rispetto all’universo del reddito fisso nel suo complesso. Senza contare che prima di assistere ad un’effettiva stretta economica si dovrà aspettare ancora, in quanto la volontà degli Istituti è quella di procedere in maniera molto graduale nella rimozione degli incentivi.
Il generale miglioramento dell’outlook, inoltre, non potrà che andare a favore del segmento high yield, permettendo alle aziende di operare meglio e al numero di default di diminuire. A sostenere l’asset class, infine, il persistere di un’abbondante richiesta: c’è un bel po’ di liquidità e gli investitori sono alla continua ricerca di opportunità che diano un rendimento più interessante di quello offerto dai titoli di Stato più sicuri.
Detto questo, all’interno della categoria si manifesteranno casi di titoli più sensibili che soffriranno più di altri. Ciò potrebbe causare qualche mal di testa a chi ha scelto di mettere tutte le sue uova in unico cestino. Aiutati che il ciel ti aiuta, si dice. Una buona diversificazione è il metodo migliore non solo per tutelarsi da improvvisi picchi di volatilità, ma anche per aumentare il potenziale di reddito, soprattutto adesso che alcune valutazioni appaiono un po’ “tirate”.
La chiave è, dunque, ampliare il proprio orizzonte, cercando oltre i limiti tradizionali dei corporate bond ad alto rendimento. Da considerare, ad esempio, ci sono gli asset garantiti Usa e, in particolare, i titoli di trasferimento del rischio di credito (CRT) emessi dalle agenzie governative americane Fannie Mae e Freddie Mac. Questi titoli, che si trovano nelle prime fasi del loro ciclo di credito, sono un accesso al solido mercato immobiliare a stelle e strisce e il loro tasso variabile le rende più che appetibili in un contesto di tassi al rialzo. Al contrario di titoli similari, questi hanno una componente di rischio di credito, ma gli investitori sono ben ricompensati con rendimenti più elevati.
Molto da vagliare c’è anche all’interno del debito emergente denominato in valuta locale. In alcuni Stati dell’Asia, ad esempio, la moneta è prossima al minimo decennale rispetto al dollaro americano e in molti Paesi emergenti l’inflazione è stabile o in calo, fattore che permette alle banche centrali di pensare ad un taglio dei tassi, in controtendenza con quanto accade ai cugini più sviluppati. Infine, i rendimenti reali di questa asset class sono ai massimi storici rispetto ai bond dei mercati sviluppati.
In conclusione, crediamo che gli incentivi per mettere le proprie uova in più di un paniere siano reali, con una maggiore differenziazione che può essere la risposta per mitigare il rischio di un contesto monetario in evoluzione, massimizzando al contempo il potenziale reddito.

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