Come i fondi concentrati sfruttano la volatilità?

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di Finanza Operativa 15 Settembre 2017 | 17:30

A cura di Michael Clements, Responsable azioni europee, SYZ Asset Management
 Sempre più spesso i responsabili dell’asset allocation combinano strategie attive concentrate per conseguire un alfa maggiore in seno ai portafogli. Ma è possibile che i portafogli concentrati possano anche limitare le perdite di capitale?  I portafogli concentrati non solo contribuiscano alla sovraperformance, ma aiutino anche a sfruttare la volatilità sul lungo termine.
Da una prospettiva accademica, ai gestori di fondi occorrono 20 titoli per raggiungere una diversificazione adeguata contro la maggior parte dei rischi. Inoltre, il contributo marginale alla riduzione dei rischi diminuisce notevolmente. Tuttavia, ritengo che sul lungo termine, i portafogli concentrati siano in grado di limitare in maggiore misura le perdite di capitale, sfruttando i periodi di volatilità.
Sappiamo che la concentrazione, da sola, non permette di salvaguardare i rendimenti sul breve termine. L’opportunità di sfruttare mercati turbolenti risiede al contrario nella stessa volatilità che causa delle brusche oscillazioni. Infatti, è proprio quando i timori del mercato raggiungono l’apice che gli investitori realmente attivi e contrarian possono trarre vantaggio dalle vendite indiscriminate per trovare valore tra i titoli di qualità.  Pertanto, è sul lungo termine che i portafogli concentrati si rivelano vantaggiosi: quando il mercato si risolleva con analisi dei fondamentali bottom-up.
 Individuare il vantaggio competitivo. In tutto il mondo, il modello organizzativo dominante è incentrato sulla specializzazione.  Gli individui sono infatti più efficienti quando si concentrano su una singola attività, pensate ad esempio ai ruoli nel calcio.  Lo stesso principio si applica all’universo degli investimenti: concentrarsi su un numero limitato di società non solo garantisce una comprensione accurata, ma consente anche di condurre ricerche esaustive sulla mitigazione del rischio.
La concentrazione permette inoltre di optare per determinati tipi di modelli di business che possono offrire protezione contro eventuali ribassi. Ad esempio, privilegiamo le società con solidi vantaggi competitivi, ossia una caratteristica unica nel modello di business in grado di generare rendimenti elevati durante il ciclo economico. In seguito, ci accertiamo che i bilanci siano solidi, poiché dei conti in ordine contribuiscono a mettere i titoli al riparo dalle turbolenze macroeconomiche.
Possiamo tutelare ulteriormente il portafoglio acquistando a valutazioni interessanti, ossia in momenti in cui i titoli perdono consensi tra gli investitori a breve termine. Poiché tali punti di ingresso tendono a essere rari (e dato che adottiamo rigorosi criteri di selezione), la pazienza è di fondamentale importanza nel nostro processo.
La diversificazione non è necessariamente positiva. È anche importante sottoporre il portafoglio a stress test in varie condizioni di mercato. Detenere un paniere di settori non è necessariamente sinonimo di diversificazione. Al contrario, potrebbe dare una falsa impressione e celare la reale distribuzione degli attivi. È infatti possibile che più settori si ritrovino in difficoltà a causa di ragioni macroeconomiche preminenti o motivi dettati dal sentiment.
È inoltre improbabile che un’unica strategia azionaria possa assicurare un’esposizione ottimale all’interno di un portafoglio ben diversificato. Un gestore patrimoniale deve anche aiutare i clienti a comprendere gli orientamenti strutturali, per permettere loro di combinare i fondi con altri gestori e strategie e ottenere, in tal modo, l’allocazione settoriale desiderata.
La volatilità dei mercati finanziari è un banco di prova per ogni investitore. Per avere successo, è necessario restare fedeli alle proprie convinzioni e mantenere saldamente un approccio di tipo contrarian. Ma soprattutto, occorre pazientare e non compromettere il processo.
Come disse Aristotele, “la pazienza è amara, ma dolce è il suo frutto”.

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