La fine del Libero Mercato

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di Marco Mairate 23 Febbraio 2009 | 17:00
Il week end berlinese di lavori organizzato da Angela Merkel ha probabilmente decretato la parola fine al libero mercato. Il prossimo aprile a Londra i 20 grandi della terra dovranno affrontare diverse sfide, una su tutte trovare una nuova regolamentazione dei mercati finanziari e di tutti i soggetti che vi operano all’interno.

Regno Unito, Francia, Italia, Spagna, Olanda, Lussemburgo e la Repubblica Ceca (che detiene la presidenza della UE).  Russia e gli inviati di altri dodici paesi economicamente sviluppati; Cina, Brasile, Sudafrica e molte nuove potenze emergenti extraeuropee si sono incontrati a Berlino, ospiti del cancelliere tedesco Angel Merkel.

L’obiettivo dell’incontro era uno solo: trovare le giuste misure per regolare e supervisionare i mercati finanziari internazionali, inclusi i tanto odiati strumenti derivati, le agenzie di rating e i fondi hedge.

Proprio i cosiddetti fondi speculativi sono stati al centro del dibattito che vede in questi prodotti poco regolamentati, un potenziale rischio per il sistema finanziario globale in particolare nei momenti di maggiore stress.

Ma non solo hedge. L’attenzione degli Stati presenti ha focalizzato l’attenzione anche su un altro aspetto di grande interesse, quello dei paradisi fiscali e della bassa collaborazione che ancora molti di questi pesi offrono in termini di segreto bancario e norme di antiriciclaggio.

LOTTA SENZA QUARTIERE AI PARADISI FISCALI

Alcune storiche sedi offshore, come le Cayman Islands e le British Virgin Islands, hanno firmato trattati di collaborazione bilaterali con gli Stati Uniti e diversi paesi europei dichiarandosi disposti ad implementare la direttiva Europa sul risparmio e il fisco, ma non è ancora abbastanza.  La Svizzera per esempio, icona mondiale di finanza e segretezza, è stata snobbata dal vertice nonostante avesse chiesto di potervi partecipare.

I motivi sono semplici. La Svizzera in queste settimane è al centro di un vero e proprio scandalo legato proprio ad una delle caratteristiche peculiari dei paradisi fiscali, ovvero il segreto bancario. La Sec ha per questo motivo inflitto una multa da 780 milioni di dollari al gruppo UBS proprio per le pratiche illegali condotte in territorio americano e che hanno aiutato migliaia di americani ad evader il fisco per centinaia di milioni di dollari.

Oltre alla maxi ammenda, il fisco americano (IRS) ha inoltre chiesto alla prima banca svizzera i nomi di oltre 50.000 clienti statunitensi che avrebbero evaso le tasse attraverso conti offshore. Dal canto suo UBS prima aveva accettato di rrendere pubblici un certo numero di clienti (nojn certo i 50.000 oggetto dell’indagine) ma poi il Tribunale federale amministrativo (TAF) aveva vietato la consegna dei nomi andando a complicare ulteriormente la situazione. Una difesa difficile da sostenere quella di UBS e di tutta la Svizzera. Un spia di allarme che il segreto bancario, anche nella blindatissima svizzera, starebbe ormai vacillando aprendo il campo ad una radicale rivisitazione del concetto stesso di paradiso fiscale.

FINITI I BEI TEMPI DEL LIBERO MERCATO

Tra gli altri risultati raggiunti dall’incontro di Berlino, è stato deciso che il Fondo monetario internazionale e il Forum per la stabilità finanziaria monitorino gli accordi di Washington sul controllo della trasparenza dei mercati, che tutti i mercati, siano sottoposti ad appropriati controlli, divieto di fuga dei capitali nei paradisi fiscali, riserve finanziarie per le banche per poter affrontare eventuali future crisi, e, infine, stilare una carta dello sviluppo economico sostenibile, una nuova riforma di economia e finanze internazionali che segua regole di trasparenza e solidarietà sociale.

In definitiva, quello che ormai sembra evidente è che il regime di deregulation avviato nei primi anni ottanta da Ronald Regan e Margaret Tatcher, sia ormai giunto al termine.

Del resto anche lo stesso George Soros, simbolo globale della finanza speculativa, ha ammesso che i problemi di oggi trovano radici nella deregolamentazione del sistema finanziario iniziata venti anni fa.

Per questo, sempre secondo il gestore intervenuto ad una conferenza alla Columbia University, l’industria finanziaria si prepara a pagare il conto dei quanto successo e a decretare la fine del free market model.

Certo una parte della responsabilità è da imputare alle Autorità di controllo – ha aggiunto Soros – che hanno abrogato le loro responsabilità sull’accaduto ma il risultato non cambia: “Credo che ci troviamo in una crisi più seria di quella degli anni trenta, ed è una crisi differente da qualsiasi altra e che nessuno ha mai incontrato nella sua vita”.

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