Fondi ad alto dividendo, il Morningstar risk model sfata i luoghi comuni

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di Finanza Operativa 19 Settembre 2017 | 12:00

A cura di Morningstar

Se pensate che “fondo azionario ad alto dividendo” significhi un portafoglio di grandi aziende, con bilanci solidi, cedole generose e un forte orientamento al valore, perfetto per un cassettista, potreste sbagliarvi. Un’analisi di Morningstar sui comparti europei attivi e passivi appartenenti alla categoria Global equity income (con almeno tre anni di vita) ha rivelato un panorama molto più variegato.

Tra valore e qualità
Innanzitutto, lo stile value, che si caratterizza per la ricerca di titoli a sconto, non è una scelta comune a tutti. Utilizzando i fattori di stile del Morningstar global risk model, uno strumento introdotto nel 2016 per misurare quanto del rendimento di un fondo è riconducibile ad una determinata causa e quindi qual è stato il premio per l’esposizione a certi rischi, si nota una grande varietà di strategie. Alcuni fondi income preferiscono pagare un premio per le società di alta qualità, con elevato vantaggio competitivo (Economic moat) e solidi bilanci; anziché avere in portafoglio titoli a sconto. Probabilmente, l’obiettivo è evitare le cosiddette trappole di valore, investendo in aziende con flussi di utili stabili, che non necessariamente sono anche quelle più a buon prezzo.

Bassa volatilità
Se lo stile value non è così diffuso come si potrebbe pensare; è invece generalmente condiviso tra i gestori orientati ai dividendi un atteggiamento prudente, che fa prediligere i titoli meno volatili. Tuttavia, non mancano le eccezioni, ossia fondi che si caratterizzano per scelte più aggressive, ad esempio in termini di dimensioni (small e mid cap) o di aree geografiche (emergenti) o ancora di settori (ciclici). Questi ultimi, fanno notare gli analisti di Morningstar, non sono adatti agli investitori più prudenti.

Affari emergenti
Dal punto di vista settoriale, il Risk model rivela un forte orientamento dei fondi globali income ai titoli difensivi, in particolare ai beni di consumo primari e alle utilities. Il rovescio della medaglia è la sensibilità alle variazioni dei tassi di interesse. Più sorprendente rispetto alle metriche tradizionali, è il risultato dell’analisi dell’esposizione geografica, che prende in considerazione fattori come il mercato in cui l’azienda realizza gran parte dei ricavi, dove ha gli stabilimenti produttivi, la copertura del rischio valutario, ecc. Tale rappresentazione è più precisa di quella basata esclusivamente sulla Borsa di quotazione e rivela una maggiore esposizione alle aree emergenti di quanto si è comunemente portati a pensare. In sostanza, i fondi internazionali high dividend hanno partecipazioni significative in multinazionali che realizzano una buona parte degli affari in mercati in via di sviluppo, come Unilever, Palmolive, Colgate, Hsbc e Telefonica.

I fattori-guida delle performance
I fondi global income hanno acquistato popolarità negli ultimi anni, dal momento che sono stati un’alternativa all’investimento obbligazionario in una fase di bassi tassi di interesse. Nell’ultimo triennio (a novembre 2016), la categoria ha reso in media il 6,5% annuo, ma quali sono state le principali fonti di performance? L’analisi Morningstar mostra che l’esposizione ad alcuni fattori di rischio ha premiato di più rispetto ad altri. In particolare, le small cap hanno fatto meglio delle large cap nel periodo considerato così come le azioni con un price momentum positivo, ossia inserite in un trend rialzista. Altre scelte che hanno ripagato i migliori gestori nel periodo considerato sono stati la sovraesposizione ai titoli difensivi e agli emergenti; oltre che in ottima salute finanziaria (ossia poco indebitati).

Nonostante il comune obiettivo di costruire portafogli di titoli ad alto dividendo, i fondi global income presentano strategie spesso assai diverse tra loro, che possono portare a profili di rischio e rendimento differenti. La distribuzione dei dividend yield del campione esaminato da Morningstar (89 fondi attivi e due Etf) ne è la testimonianza. Il dato mediano a tre anni è stato del 3,81%, a premio di 115 punti base rispetto all’indice Msci World, ma con una grande varietà di risultati.

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