La ricetta per un buon fondo attivo

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di Finanza Operativa 26 Settembre 2017 | 18:30

A cura di Marco Caprotti, Morningstar
Esiste un singolo elemento che possa identificare un buon fondo attivo? La risposta secca è no, ma anche questa da sola non basta. “Morningstar per rispondere utilizza l’Analyst rating, un sistema di valutazione (valido peraltro anche per le strategie passive) che parte da alcuni quesiti per arrivare alla definizione di cinque pilastri (Pillars, in inglese, Ndr). Da qui poi si possono analizzare altri aspetti e arrivare alla questione di fondo” dice Jeffrey Ptak, head of global manager research di Morningstar.
I pilastri e le domande
Parent: abbiamo a che fare con una società di gestione che mette al centro l’investitore o con un’azienda che pensa solo ai propri interessi?
Process: la strategia è prudente e replicabile?
People: quali sono i livelli di talento, impegno e professionalità delle persone che devono gestire denaro altrui?
Price: lo strumento costa poco e il gestore è in grado di aggiungere valore?
Performance: l’andamento del fondo è coerente con le promesse espresse nel suo mandato?
“Ognuno di questi pillar tocca un certo numero di altri fattori”, spiega Ptak. “Il problema è che la scelta di un fondo non si può ridurre all’analisi di singole variabili. Si può, invece, ragionare su un mix di criteri che sono osservabili e quantificabili anche se non si è gestori professionisti o grandi esperti di fondi di investimento”.
Costi
Le ricerche di Morningstar hanno dimostrato che i costi sono uno degli elementi che più di altri riescono a essere predittivi sulla futura performance di un fondo. E non solo perché più bassi sono meno rendimento si mangiano. “C’è anche un altro motivo”, dice Ptak. “I costi dicono molto sul modo in cui una società di gestione pensa all’investimento e alla responsabilità verso i suoi clienti. Costi alti tendono a placare il desiderio di una società per una gratificazione di breve periodo. Al contrario, costi bassi possono indicare che la società ha una strategia paziente e di lungo periodo. Detta in altre parole: se una management company non è disciplinata abbastanza per costruire prodotti che abbiano un orientamento di lungo termine a costi competitivi, probabilmente non ha una gestione intelligente anche sotto altri aspetti”.
Numero di fondi offerti, lanciati e chiusi
Qui è difficile avere un approccio univoco. Ci sono sono grandi società che sono in grado di gestire molti fondi attivi complessi e di successo. Altre, più piccole che hanno prodotti fallimentari. E viceversa. “In questo caso bisogna cercare di capire come una società di gestione definisce il suo cerchio di competenze”, dice Ptak. “Questo si può vedere guardando che tipo di prodotti lancia, non mette o ritira. Anche in questo caso si può parlare di disciplina: bisogna capire se inseguono le mode oppure se percorrono delle strade coerenti nel tempo”.
Turnover del portafoglio
“La preferenza va ai gestori che non cambiano troppo spesso la composizione del portafoglio (low turnover)”, dice Ptak. “Anche questo dice molto sul livello qualitativo del prodotto in questione. Ad esempio indica che il manager non segue le mode e fa ragionamenti di lungo periodo sui titoli che acquista”.
Investimenti del gestore
Quando i gestori investono soldi propri nei fondi che guidano si può essere sicuri che affronteranno il loro lavoro in maniera più approfondita e professionale. “Questo è il motivo per cui tanti anni fa, sfidando le ire dell’industria, abbiamo iniziato a combattere per riuscire a sapere quanto i gestori investono nel loro fondo”, dice Ptak. “Certo, il manager può sempre avere una buona scusa per non mettere denaro nel portafoglio che guida ma è evidente che, quando lo fa, i suoi interessi e quelli dei suoi clienti sono allineati”.
Tempo di gestione
E’ un elemento importante, ma non fondamentale. Ci sono manager che guidano una strategia per anni e ottengono sempre scarsi risultati, mentre ci sono debuttanti che riescono ad ottenere ottime performance. Tuttavia questo fattore dice molto sulla società di gestione. “Le società che sono capaci di tenere i propri professionisti per anni sono quelle che hanno una cultura della pazienza e non si fanno spaventare dalle fasi di ribasso dei mercati”, dice Ptak.
In conclusione
“Come in ogni sistema complesso, i singoli elementi, presi da soli non danno senso all’insieme”, dice Ptak. “Il loro valore viene fuori se si combinano insieme per aiutarci a costuire un’immagine che abbia senso sulle propettive future di un fondo. Per questo, quando si parla di uno strumento attivo, gli elementi di cui abbiamo parlato vanno messi nella giusta prospettiva e poi assemblati”.

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