Eurozona prima per crescita. I cinque indicatori da monitorare

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di Finanza Operativa 27 Settembre 2017 | 15:30

“I dati congiunturali indicano la perdurante crescita dell’economia, sostenuta dall’elevata fiducia degli investitori e dal bassissimo livello dell’indice VIX della volatilità azionaria, conosciuto anche come l’indice della paura. Ci troviamo davvero in uno “sweet spot”, ovvero in una fase ottimale. Una fase che sfortunatamente prima o poi si concluderà, ma che possiamo monitorare attraverso 5 indicatori”. È l’analisi di Yves Longhcamp, Head of Research di ETHENEA Independent Investors.
Gli indicatori anticipatori dell’attività economica nelle quattro principali aree economiche – Stati Uniti, Eurozona, Giappone e Cina – segnalano il proseguimento della crescita. Nel prossimo futuro la migliore performance sarà conseguita dall’Eurozona, seguita da Giappone, Stati Uniti e Cina. L’inflazione dei prezzi al consumo intanto si è stabilizzata su scala globale e in alcuni paesi l’indice core è leggermente salito. Il rischio di deflazione è quindi svanito e l’inflazione non ha fatto la sua ricomparsa. Infine, i tassi di disoccupazione sono scesi in tutte le economie capitalistiche osservate.
“Lo scenario macroeconomico è favorevole alla normalizzazione della politica monetaria. Confidiamo che tale normalizzazione avverrà molto gradualmente e che non causerà un aumento incontrollato dei tassi a lungo termine, anche se è logico attendersi un certo rialzo” spiega Longchamp. “In questo contesto ottimistico, seguiamo con grande attenzione cinque indicatori. Il deterioramento di uno di questi potrebbe modificare radicalmente le prospettive congiunturali e quindi il contesto d’investimento”.
In primo luogo, indicatori anticipatori deludenti indurrebbero a dubitare dell’attuale fase del ciclo congiunturale. In secondo luogo, un persistente aumento dell’inflazione dei prezzi al consumo al di sopra del livello obiettivo fissato dalle banche centrali, potrebbe costringere queste ultime a reagire repentinamente, alzando i tassi più rapidamente del previsto. In terzo luogo, uno spostamento verso l’alto della curva dei rendimenti per motivi non adducibili all’inflazione determinerebbe una situazione simile a quella descritta al punto precedente.
In quarto luogo, un deterioramento del ciclo del credito cinese potrebbe avere notevoli ripercussioni negative per l’intero sistema finanziario. Infine, un ulteriore deterioramento della propensione al credito, ossia del tasso di crescita dei nuovi crediti, segnalerebbe la fine del ciclo degli investimenti, già debole.
“Fatta eccezione per singole aree problematiche, i più recenti dati congiunturali continuano a delineare sviluppi economici favorevoli” conclude Longchamp. “Si tratta sicuramente di una situazione ottimale, ma i cinque rischi menzionati potrebbero causarne la fine prima del previsto. Monitoriamo quotidianamente l’evoluzione dei dati relativi a tali rischi”.

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