Madoff, caccia ai pesci grossi

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Avatar di Marco Mairate 27 Febbraio 2009 | 09:53
Il trustee che segue la vicenda Madoff sta facendo una vera e propria battuta di caccia tra quegli investitori, usciti dalla strategia settimane o mesi prima del crac.

Irvin Picard è il trustee che si occupa di recuperare più soldi possibili dalla frode Madoff. Il Ponzi Scheme infatti negli anni ha fruttato centinaia di milioni di dollari a fondi hedge e altri investitori che investivano con Madoff, solo che alcuni di questi hanno abbandonato la ‘barca’ settimane o mesi prima dell’arresto dell’investment manager lasciando così molti dubbi sulla loro buona fede.

Per questo Picard da ormai tre mesi sta cercando di ricostruire tutta la ragnatela tra Madoff e i suoi feeder fund, così da risalire ai responsabili dei riscatti avvenuti nei mesi precedenti alla scoperta della frode.

Addirittura il trustee potrebbe andare indietro nel tempo fino a 6 anni, una sorta di legge retroattiva che permetterebbe a Picard di chiedere conto ai fondi usciti fino a sei anni prima da Madoff una sorta si ‘obolo’ per i caduti.

Uno di questi investitori potrebbe essere Renaissance Technologies, fondo hedge quantitativo fondato e gestito da Jim Simons (nella foto).

Il leggendario hedge fund manager, infatti, negli anni novanta avrebbe appoggiato l’idea della fondazione della Stony Brook University di investire con Madoff. L’investimento avvenne in momenti diversi, il primo nel 1991 per un importo di 500mila dollari e ancora el 1995.

Nel 2004 Simons però si insospettì di come Madoff gestisse il suo business e chiese alla fondazione di prelevare tutti i soldi dai fondi che utilizzavano la strategia di Madoff. Il comitato di gestione del fondo della Stony Brook però tolse dal conto Madoff solo 3,5 milioni di dollari su un totale di 8 milioni investiti. Una volta che lo scorso dicembre la frode è venuta alla luce, Stony Brooke riportò una perdita di 5,5 milioni di dollari ma in verità la fondazione aveva prelevato 8,7 milioni negli anni, su un investimento iniziale di soli 2,7 milioni.

Operazioni come queste ora potrebbero finire nel mirino di Picard che certo chiederà speigazioni sui motivi del disinvestimento ed eventualmente una parte di quei guadagni ‘inventati’..

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