Emergenti, rendimenti ok per chi fugge dai mercati maturi

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di Finanza Operativa 5 Ottobre 2017 | 17:00

a cura di Axa IM
Contrariamente a quanto si creda, i mercati emergenti stanno tornando a raccogliere il favore degli investitori, in fuga dai mercati finanziari maturi e spesso onerosi dei paesi avanzati. A differenza di molti investitori privati che ancora devono capire le opportunità offerte dai mercati emergenti, gli investitori professionali si rivolgono sempre più spesso a questi mercati potenzialmente in grado di generare livelli di rendimento non più possibili nelle economie sviluppate, in particolare negli Stati Uniti e in parti dell’Europa. Le obbligazioni emergenti in particolare hanno acquistato slancio negli ultimi mesi: nel 2016 il JP Morgan EMBI Global Core Index, un indice di riferimento di titoli di Stato emergenti denominati in dollari USA, ha conseguito un rendimento totale del 10,2%. La prospettiva di rendimenti superiori su alcune obbligazioni emergenti, rispetto a quelle tradizionali meno remunerative, ha alimentato la domanda degli investitori e attirato potenziali emittenti sul mercato; nel 2016 si registra il ritorno sul mercato obbligazionario di diversi paesi emergenti, come il Brasile e la Turchia, a proporre nuove emissioni. “Negli ultimi mesi siamo piuttosto positivi sui mercati emergenti come classe di attivi”, afferma Chris Iggo, chief investment officer per il reddito fisso globale di AXA Investment Managers. “Da un punto di vista tattico, questo dipende da una serie di elementi: il ciclo macroeconomico, valutazioni attraenti e le opportunità di diversificazione.”
Ciclo macroeconomico
Per il 2017 AXA IM prevede un rafforzamento nella crescita del PIL dei mercati emergenti, sostenuto dalla ripresa continua di alcuni dei maggiori paesi colpiti dalla recessione negli ultimi anni. Fa seguito a una difficile fase economica per i paesi emergenti, dopo che la Federal Reserve statunitense annunciò nel maggio 2013 il graduale ridimensionamento del programma di stimoli monetari con il quale aveva immesso sui mercati finanziari 70 miliardi di dollari attraverso l’acquisto di obbligazioni e MBS. Gli attivi più rischiosi, in particolare i mercati emergenti, avevano risentito maggiormente delle notizie negative. “La fibrillazione causata dal tapering ha creato volatilità nei mercati emergenti, spingendo al rialzo i rendimenti obbligazionari e alimentando deflussi dei capitali”, aggiunge Iggo. “Il crollo dei prezzi delle materie prime nel 2014/15 ha amplificato la flessione, ma lo scorso anno è iniziato un recupero trainato dai paesi produttori di commodity come Brasile, Russia, Argentina e Indonesia.”
Valutazioni
Storicamente, le condizioni del mercato creditizio sono un buon indicatore della situazione economica. Il loro deterioramento, evidenziato dall’ampliamento degli spread, si è in genere accompagnato a una frenata della crescita, mentre la riduzione degli spread tende a coincidere con una sua accelerazione. Ultimamente la contrazione degli spread ha offerto un valido contributo alla performance del mercato obbligazionario emergente, benché le valutazioni rimangano interessanti. “Rendimenti e spread sono superiori a quelli raggiungibili nei mercati sviluppati, quindi ci consentono di creare portafogli con rendimenti potenziali molto maggiori”, aggiunge Iggo.
Diversificazione
La diversificazione del rischio è una delle ragioni fondamentali per investire nei mercati obbligazionari globali, anche se i rendimenti rimangono modesti, soprattutto nelle economie occidentali. I mercati emergenti comprendono un numero elevato di paesi e settori, che emettono volumi ingenti di obbligazioni. Il mercato del debito ha un valore stimato di 1.700 miliardi di dollari – un quinto dell’intero mercato mondiale del reddito fisso denominato in dollari1. “È grande, è liquido ed è molto diversificato in termini di paesi emittenti, settori e singole società”, commenta Iggo. “Esistono ampi margini per individuare crediti di qualità apprezzabile.” Per esempio, il rendimento sul credito emergente investment grade si attesta attualmente al 4,24%, mentre il rendimento dell’investment grade USA ed europeo segna rispettivamente il 3,18% e lo 0,88%2. La diversificazione offerta dai mercati obbligazionari li rende interessanti per le strategie di rendimento totale. Considerando un ampio universo di sottoclassi di attivi nel reddito fisso, i total return dall’inizio di quest’anno3 risultano compresi tra il -1,5% delle obbligazioni europee indicizzate all’inflazione e il 5,9% del debito emergente in valuta forte. “La performance relativa delle diverse componenti del mercato obbligazionario è trainata dalle tendenze macro; questo significa che si può sempre trovare del valore relativo e delle opportunità di performance, se l’esposizione obbligazionaria è diversificata e gestita attivamente”, aggiunge Iggo.
Rischi e rendimenti
Nonostante questo clima positivo, i mercati emergenti possono anche presentare tanti rischi. Molto dipende dal quadro macroeconomico e politico. A maggio, dopo meno di un anno dall’incriminazione per corruzione dell’ex presidente Dilma Rousseff, il Brasile è stato travolto da un altro scandalo di corruzione, questa volta a carico dell’attuale presidente Michel Temer, in passato vicepresidente di Rousseff. “Corruzione e sospetti legami tra i governi e le grandi imprese affliggono molti paesi emergenti e non vanno trascurati”, precisa Iggo. Un altro rischio rilevante riguarda la volatilità dei prezzi delle materie prime. Ultimamente il prezzo del petrolio è tornato a registrare instabilità, arretrando fin sotto i 50 $ al barile. La debolezza delle quotazioni petrolifere mette sotto pressione i mercati emergenti che sono grandi produttori di greggio: Brasile, Sudafrica e Indonesia. “Normalmente ne consegue un indebolimento delle valute di questi paesi nei confronti del dollaro USA, a danno della politica economica interna”, afferma Iggo. I rendimenti potenziali, tuttavia, sono competitivi in rapporto ai rischi. Per i mercati emergenti, contano dei buoni fondamentali macroeconomici, e interventi risoluti per consolidare le politiche macroeconomiche e ridurre le vulnerabilità aiutano ad attenuare le reazioni del mercato agli shock esterni. “Malgrado le gravi recessioni patite da alcune di queste economie, non abbiamo registrato un aumento importante delle insolvenze; se gli investitori avessero conservato le loro posizioni negli ultimi anni, avrebbero maturato nel tempo un rendimento apprezzabile”, continua Iggo. “I livelli di indebitamento sono notevolmente inferiori a quelli delle economie occidentali e il rapporto fra debito pubblico e PIL è molto più contenuto, il che aiuta la stabilità finanziaria.”
Meriti rispettivi
Valutare i meriti rispettivi dei diversi attivi e delle diverse regioni dei mercati emergenti è d’obbligo. Una robusta analisi delle prospettive macroeconomiche costituisce un fattore importante nelle scelte d’investimento. “Cerchiamo paesi gestiti in modo efficiente e con minori rischi politici”, dichiara Iggo. “Probabilmente quindi eviteremo il Venezuela, ma potremmo investire in Colombia.” In Paraguay è ipotizzabile un investimento nei titoli di Stato, ma non nel debito corporate, alla luce del quadro politico stabile del paese e della scarsità di emittenti di qualità. In Brasile, invece, è vero il contrario.“Il rischio sovrano è eccessivo a causa degli scandali politici, ma la corporate governance è valida e molte società trainate dalle esportazioni beneficiano della debolezza dei cambi”, aggiunge Iggo.
Meno fiducia sulla Cina
In Cina, sia il debito pubblico che quello societario alimentano una certa preoccupazione benché i dati indichino un quadro macroeconomico in via di ripresa. Nel primo trimestre di quest’anno l’economia cinese è cresciuta del 6,9%, attenuando il rischio di un brusco atterraggio del paese, e i dati mensili sul commercio evidenziano un incremento di esportazioni e importazioni cinesi rispetto all’anno precedente e un risultato negativo nel periodo 2015/16. “Nonostante i miglioramenti economici di breve termine siamo preoccupati dagli sviluppi futuri del modello di crescita economica della Cina. La sua trasformazione da modello fondato sugli investimenti di capitale e orientato all’export ad un’economia trainata dalla domanda interna richiederà tempo ed esporrà le sue industrie a un debito eccessivo”, rileva Iggo. Un maggior ottimismo viene dai benefici di cui godrebberola Cina e le economie asiatiche in generale per l’avvento di un nuovo ciclo tecnologico, con l’avvio della produzione del nuovo modello di iPhone. Tuttavia, i rendimenti obbligazionari sono molto bassi e spingono AXA IM a una netta sottoesposizione verso il reddito fisso asiatico. “È una classe di attivi onerosa che genera un livello di rendimento per noi insufficiente”, aggiunge Iggo.

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