M&A: gli acquirer sottperformano l’indice per il secondo trimestre consecutivo

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di Finanza Operativa 10 Ottobre 2017 | 10:30

Secondo l’ultima indagine Quarterly Deal Performance Monitor (QDPM) di Willis Towers Watson, l’attività di M&A sta incontrando difficoltà nel generare valore a livello globale, il settore ha infatti sottoperformato l’indice di riferimento per il secondo semestre consecutivo, trend che non si registrava dal 2012. 
L’indagine, realizzata in collaborazione con la Cass Business School, evidenzia che la performance nel terzo trimestre dell’anno è stata di 1,7 punti percentuali sotto l’indice, mentre, esaminando nell’insieme i quattro trimestri passati, la situazione è rimasta sostanzialmente invariata (0,2 pp sotto l’indice).
Secondo Willis Towers Watson, novità governative, indirizzi dell’antitrust e aumento di normative avrebbero avuto, a livello mondiale, un impatto negativo sul volume dei deal conclusi nel corso nel 2017 e sulle perfomance degli acquirer. Esempio recente di inasprimento di regole è il documento di consultazione UK Takeover Panel che introduce per gli offerenti nuove e ulteriori informazioni in fase pre deal e una maggiore trasparenza sulla realtà dell’attuazione post-deal.
Andrea Scaffidi, senior consultant di Willis Towers Watson Italia, afferma: “I deal nel Regno Unito e in gran parte dell’Europa rimangono stabili, l’area è l’unica controcorrente rispetto al trend mondiale. A livello globale, stiamo assistendo a una maggiori pressioni sui dealmaker, in particolare per i deal di maggiori dimensioni e cross-border. Mentre alcune di queste riflettono realtà politiche, altre, come alcune di quelle emanate dal UK Takeover Panel, formalizzano pubblicamente ciò che molti grandi acquirer considerano già una best practice interna”.
Gli acquirer britannici, nel trimestre, hanno già concluso nove deal e si prevede un miglioramento rispetto ai dieci deal completati nello stesso trimestre dell’anno precedente. Gli acquirenti europei continuano ad essere anche i protagonisti di un terzo trimestre in difficoltà, restituendo una sovraperformance del mercato di 6,8 punti sopra l’indice rispetto a 4,3 punti del trimestre precedente.
Se gli acquirer del Nord America hanno mostrato una sottoperformance di 3.0 pp nel Q3 2017, i dealmaker dell’Asia e Pacifico hanno registrato una performance ancora peggiore con una sottoperformance di 12.1 pp, un risultato ai minimi storici per la regione.
Nell’analisi su base triennale, gli acquirenti dell’area Asia-Pacifico rimangono al primo posto per la loro consistente performance di 20,7 punti sopra il loro indice regionale, seguiti da europei e nordamericani che nello stesso periodo hanno sovraperformato i loro indici regionali rispettivamente di 5,9pp e 1,1pp.
A seguito di un lento avvio del numero di operazioni chiuse globalmente nella prima metà dell’anno, i deal conclusi nel terzo trimestre sono attualmente 178 (612 YTD) con un significativo calo in Nord America e Asia-Pacifico rispetto agli anni precedenti. Con solo 3 operazioni completate (9 YTD), si registra anche un notevole calo nel volume di mega deal (valore superiore a 10 miliardi di dollari). I risultati complessivi per il 2017 mostrano che, ad eccezione di Beni di consumo, Energy, Industria e Telecomunicazioni, tutti i settori hanno sottoperformato i loro rispettivi indici.  
Andrea Scaffidi: “Dobbiamo evidenziare che, nonostante la performance degli ultimi due trimestri e l’effettiva possibilità di incisivi interventi governativi in fase di negoziazione dei deal, non solo nel Regno Unito, gli acquirer hanno continuato a performare  gli indici di mercato con un forte ritorno sui deal conclusi dimostrando che il settore M&A può ancora creare valore. La performance media su base triennale per gli acquirer a livello globale rimane solida a 5,4 pp sopra l’indice; abbondanza di capitale e debito a basso costo potrebbero ancora stimolare un’intensa attività M&A nell’ultima parte del 2017. Rispetto alle altre regioni, la sovraperformance Europea potrebbe essere la testimonianza di una ripresa economica che sta investendo l’area, potrebbe però anche rappresentare un continuo scetticismo verso il Regno Unito, gli Stati Uniti e la Cina.”

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