Crisi catalana, impatto limitato sugli asset finanziari europei secondo Amundi AM

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di Finanza Operativa 11 Ottobre 2017 | 16:30

Di seguito una serie di domanda e risposte con gli strategist di Amundi AM in merito alla crisi catalana e del suo possibile impatto sul mercato finanziario

Crisi della Catalogna: è un problema domestico della Spagna o un sintomo del malessere politico europeo? I Movimenti a favore della indipendenza regionale sono uno dei principali problemi della Spagna come di numerosi altri Paesi dell’Europa occidentale da decenni. Negli ultimi anni la crisi dell’Eurozona potrebbe aver esacerbato le tensioni in Catalogna, creando una resistenza aperta verso il governo centrale e potenzialmente alimentando una riluttanza di questa fiorente regione a condividere la propria ricchezza con il resto del Paese. Tuttavia, questa questione è probabilmente meno preoccupante rispetto all’aumento di diversi partiti di protesta di estrema destra o estrema sinistra in tutta Europa. È anche vero che l’architettura dell’Eurozona porta i partiti regionali indipendentisti a credere o almeno sostenere che l’indipendenza possa essere raggiunta attraverso un semplice processo all’interno delle istituzioni sovranazionali esistenti, anche se questa view è in conflitto con i trattati europei. Mentre l’attuale situazione catalana è ufficialmente considerata dagli altri governi europei come un problema domestico spagnolo, qualsiasi progresso della Catalogna verso l’indipendenza potrebbe avere grandi ripercussioni sui Paesi che stanno affrontando movimenti simili. Secondo noi, l’indipendenza catalana è molto improbabile nei prossimi anni.

La vostra percezione del rischio geopolitico è cambiata, anche considerando l’emergere di forze anti-europeiste nelle ultime elezioni tedesche? La nostra percezione non è cambiata radicalmente, in quanto né il risultato delle elezioni tedesche né la situazione in Catalogna comportano un rischio sistemico immediato per l’eurozona. Il rischio sistemico è diminuito notevolmente dopo le elezioni olandesi e francesi nel primo semestre e rimane basso in un orizzonte a breve termine. La conseguenza più probabile delle recenti elezioni tedesche è che ci sarà un po’ meno interesse tra i tedeschi verso il rafforzamento delle istituzioni dell’Eurozona nelle questioni che implicano una maggiore condivisione dei rischi. Ciò detto, ci aspettiamo che la Germania rimanga molto prudente su questo punto. In Catalogna, mentre la situazione potrebbe degenerare nei prossimi giorni, il risultato più probabile rimane una soluzione negoziata senza indipendenza, anche se non possiamo escludere elezioni anticipate come conseguenza.

Vedete qualche impatto delle turbolenze politiche in Spagna sull’Euro e quali sono le vostre previsioni sulla valuta nel breve termine? La situazione catalana non è una minaccia diretta per le istituzioni dell’area euro e non ci aspettiamo rilevanti conseguenze economiche, tenuto conto delle piccole dimensioni di questa regione e della ripresa ancora vigorosa in Spagna. Pertanto, il suo impatto sull’euro dovrebbe rimanere irrisorio. Su un orizzonte di un anno, ci aspettiamo che l’Euro si rafforzi moderatamente rispetto al dollaro americano, sulla scorta della forte ripresa nell’Eurozona e delle prossime modifiche al programma di Quantative Easing1 da parte della BCE. Nel breve periodo, però, la situazione potrebbe essere complicata dal flusso di notizie provenienti dall’altra sponda dell’Atlantico, inclusi nuovi annunci relativi alle politiche fiscali e monetarie statunitensi, che potrebbero portare ad un rimbalzo temporaneo del dollaro statunitense.

Qual è la vostra opinione sugli spread dei periferici? Vi aspettate che la pressione verso un allargamento continui? Sul fronte delle obbligazioni governative, lo spread tra titolo spagnolo a dieci anni e il Bund tedesco è aumentato di circa 20 punti base e di circa 10 punti base rispetto al BTP italiano dopo il referendum. Il movimento è stato finora contenuto sia in termini di grandezza che di flusso. Gli investitori nazionali hanno alleggerito le loro posizioni durante il rally estivo e potrebbero rientrare ad un certo punto. Ci aspettiamo che la volatilità generata dalla crisi catalana sia di breve durata. Pensiamo che le obbligazioni spagnole possano offrire opportunità in una prospettiva a lungo termine poiché sono ben sostenute dal miglioramento dei fondamentali economici, mentre il rischio estremo (di coda) potrebbe essere così dannoso che non vediamo alcun valore nelle obbligazioni della Catalogna.

Quali saranno a vostro avviso i principali motori del mercato obbligazionario europeo sino a fine anno? Crediamo che la normalizzazione della politica monetaria delle banche centrali rimanga il principale driver dei tassi di interesse. Negli Stati Uniti, la Fed continua a suggerire di essere favorevole a un altro aumento dei tassi nel 2017, mentre la BCE è recentemente diventata più esplicita a favore del tapering. Questi due eventi, a nostro avviso, sono gli eventi chiave da guardare da qui a fine anno e nel 2018. Manteniamo una view difensiva sulla duration e ci aspettiamo un irripidimento della curva dei rendimenti. Sul lato del credito, continuiamo a osservare condizioni attraenti e tecnicamente di supporto per le obbligazioni societarie sia nel segmento investment grade che in quello high yield. L’impatto sui mercati creditizi degli eventi in Spagna è stato relativamente benigno, ad eccezione dei nomi catalani. Se la crisi dovesse espandersi, potremmo ravvisare una maggiore volatilità e un allargamento degli spread, ma al momento vediamo la solida crescita economica sia nell’Eurozona che negli Stati Uniti come il principale fattore di supporto per l’asset class.

Vi aspettate che la lotta per l’indipendenza della Catalogna possa danneggiare le azioni europee o pensate che le conseguenze siano limitate a un segmento locale delmercato? Ci aspettiamo, a questo punto, che la battaglia per l’indipendenza catalana avrà un impatto a medio termine molto limitato sulle azioni europee. Quello che abbiamo visto nei recenti trimestri è stato un chiaro calo del rischio politico nell’area e non vediamo questo evento come una minaccia a questa tendenza. Potremmo vedere un possibile aumento della volatilità quando la situazione si evolverà, ma crediamo che la tendenza positiva continuerà. Per noi, i principali motori del mercato azionario europeo, mentre siamo entrati nell’ultimo trimestre dell’anno, sono il contesto economico più positivo che stiamo vivendo e, ancora di più, il momentum positivo degli utili che le aziende della regione stanno esibendo. Mentre alcuni nomi spagnoli nazionali (come le banche nazionali) potrebbero subire una certa volatilità a breve termine (e il mercato spagnolo ha sottoperformato l’indice Stoxx 600 dalla fine di agosto), non ci aspettiamo un ulteriore peggioramento del sentiment verso l’asset class ad inizio 2018.

Avete modificato la vostra view sui mercati alla luce dei recenti eventi politici? La nostra view costruttiva sul mercato non è cambiata in seguito ai recenti eventi. Nel complesso, crediamo che gli investitori dovrebbero concentrarsi maggiormente su un approccio bottom-up nella selezione dei titoli che potrebbe anche aiutare ad essere meno esposti a specifici eventi macro.

Quali saranno, secondo voi, i principali motori dell’azionario europeo negli ultimi mesi dell’anno? Il contesto di mercato più positivo che abbiamo visto a settembre ha contribuito a convalidare la nostra visione più ottimistica per l’asset class. Sia gli indicatorimacro globali che quelli europei continuano ad indicare un miglioramento dell’economia sottostante, la crescita degli utili rimane sostenuta, mentre le valutazioni rimangono relativamente attraenti rispetto ad altre classi di attività. La notizia del rafforzamento dell’euro ha occupato le prime pagine dei giornali nei mesi scorsi e forse è stato un fattore negativo per i mercati azionari europei, tuttavia sembra essersi ormai stabilizzato e non crediamo che danneggerà il sentiment a questo punto. Riconoscendo che le rotazioni di mercato sono sempre possibili, continuiamo a favorire un approccio equilibrato tra stili e settori. Crediamo che gli investitori dovrebbero continuare a concentrarsi sui titoli delle aziende con il potenziale di offrire una crescita degli utili costante e affidabile, che vediamo come il catalizzatore chiave per un’ulteriore crescita.

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