I cambiamenti del risparmio gestito

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Biagio Campo di Biagio Campo 4 Marzo 2009 | 08:40
La crisi finanziaria ha aperto a livello europeo il dibattito sulla struttura del risparmio gestito, fortemente colpita dal calo dei mercati; ci confrontiamo sul tema con Marc Raynaud di Bnp Paribas Investment Partners.

L’ingresso del colosso francese Bnp Paribas sul mercato italiano ha contribuito a portare un’ondata di innovazione nel settore del risparmio gestito, osserviamo con Marc Raynaud, responsabile mondiale della distribuzione dei fondi BNP Paribas Investment Partners, le peculiarità italiane e le prospettive dell’industria a livello europeo.

Quando confrontiamo il settore del risparmio gestito in Italia, rispetto a quello degli altri paesi, non dobbiamo dimenticare come l’esperienza italiana sia piuttosto breve; “il risparmiatore italiano è venuto ai fondi relativamente tardi, alla fine degli anni ’90, ed in un modo massiccio, con la massa gestita che raddoppiava quasi tutti gli anni”, ma tuttavia ancora con un livello di cultura finanziaria medio/basso, elemento che impedisce una visione prospettica di lungo termine, svincolata dall’emotività del momento; “adesso che i mercati sono più difficili, assistiamo a forti riscatti, con i risparmiatori che sembrano non fidarsi più dei mercati”.

La fase di integrazione comunitaria, in aggiunta al più ampio processo globale di integrazione finanziaria, non hanno fatto venire meno le peculiarità dei singoli mercati, sulla struttura del risparmio gestito, che vede in Italia un maggior peso del canale bancario; “in Italia osserviamo ancora oggi il peso preponderante posseduto dalle banche come canale distributivo dei fondi, inoltre anche le reti di promotori finanziari dipendono maggiormente dalle banche e dispongono quindi di un minor grado di indipendenza, contrariamente ai paesi anglosassoni nei quali i consulenti finanziari sono indipendenti, in Italia sono quasi tutti dipendenti di una rete, ed in ultima analisi legati ad un gruppo bancario”.

La rivoluzione in atto nel Regno Unito, dove l’Fsa sta promuovendo la separazione tra le case prodotto ed il canale distributivo, che a partire dal 2011 non potrà ricevere commissioni di retrocessione ma unicamente remunerazioni sulla base all’attività di consulenza prestata ai clienti, dovrebbe avere ripercussioni a livello europeo; “penso che in Italia, come del resto in tutta Europa, verrà risolto il conflitto d’interesse e assisteremo al nascere di una vera categoria di consiglieri indipendenti, contraddistinti da un elevato livello di professionalità”. 

Senza dubbio la regolamentazione riveste un ruolo fondamentale nella definizione della struttura di un sistema finanziario, ed ancora oggi, nonostante la convergenza normativa all’interno dell’Unione Europea, causa delle divergenze tra i diversi mercati nazionali; “l’Italia è stato uno degli ultimi paesi a trascrivere la direttiva UCITS III nei primi anni 2000, al contrario l’interpretazione della direttiva MIFID è stata una fra le più drastiche in Europa, elemento che ha contribuito ad uccidere il mercato delle gestioni patrimoniali di fondi, con inevitabili ripercussioni sull’industria del risparmio gestito”, ma fino a quando l’integrazione non proseguirà anche sul versante politico, risulterà difficile eliminare questi squilibri.

Gli eventi registrati nel recente passato dovrebbero portare a forti cambiamenti nel corso dei prossimi cinque anni, con un aumento della gestione passiva ed una valorizzazione di quella attiva; “mi aspetto un settore completamente diverso rispetto a quello attuale, con una concentrazione degli attori plain vanilla, ovvero generalisti, leggo in questi termini la fusione in Francia delle Sgr di Crédit Agricole e di Société Générale, con un conseguente abbassamento dei margini per le gestioni vicine al benchmark con poco valore aggiunto, per questo la salvezza sarà la conservazione di un’adeguata massa gestita, un discorso che vale anche per gli [a]Etf[/a].  Cresceranno inoltre le boutiques specializzate su prodotti di nicchia con possibilità di applicare commissioni di gestione più elevate. Gli investitori vogliono prodotti semplici e facili da capire, gli Etf sono tra questi, ma ci sono ancora ottime opportunità per i gestori attivi, in grado di generare ancora l’alpha, rispetto al beta degli Etf. Credo inoltre che assisteremo ad una maggiore separazione tra gestori e distributori”.
 

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