Le azioni saranno sostenute da una crescita armonica

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di Finanza Operativa 19 Ottobre 2017 | 12:00

A cura di Pictet Am
Il mercato azionario attraversa probabilmente la fase rialzista più lunga di sempre e, in base a numerosi segnali, tale trend dovrebbe protrarsi ulteriormente. Pertanto, continuiamo a sovrappesare le azioni e a sottopesare le obbligazioni.
Si registra una nuova accelerazione dell’attività economica sia nei Paesi emergenti che in quelli avanzati. Inoltre, anche se le banche centrali iniziano a ridurre le misure di stimolo, le condizioni di liquidità a livello mondiale restano favorevoli, non da ultimo per via delle scarse pressioni inflazionistiche che potrebbero consentire alle autorità monetarie di normalizzare la politica a un ritmo graduale. Per di più, si registra una ripresa generale e sincronizzata degli utili aziendali e i nostri parametri di valutazione mostrano che gli asset più rischiosi devono ancora raggiungere i livelli eccessivamente onerosi tipici di fine ciclo.
Nel contesto attuale optiamo per una sovraesposizione alle azioni di Eurozona e Giappone, meglio posizionate per beneficiare dei recenti guadagni. Manteniamo inoltre il sottopeso delle obbligazioni poiché crediamo che un’accelerazione della crescita eserciterà pressioni al ribasso sui titoli a reddito fisso.
Dall’analisi del ciclo economico emerge che l’economia mondiale attraversa tuttora una fase di forte ripresa. Gli indicatori anticipatori più recenti hanno fatto segnare un rialzo a/a e l’analisi dei dati dei responsabili degli acquisti mostra un’espansione dell’attività manifatturiera globale al ritmo più sostenuto da inizio 2011. Crediamo che l’economia globale registrerà una crescita annua del 3,4% nel 2017, il risultato migliore dal 2010.
Negli USA la spesa al consumo è sostenuta dall’ottima situazione sul mercato del lavoro e dal basso indebitamento delle famiglie. Le ripercussioni degli uragani Harvey e Irma potrebbero causare una riduzione dello 0,5% del PIL per il terzo trimestre che tuttavia sarà probabilmente compensata dalla spesa nei settori immobiliare ed edilizio. Per ora l’inflazione resta contenuta; il CPI core dovrebbe rimanere ben al di sotto del picco del 2,3% di febbraio.
Tuttavia gli investitori potrebbero sottovalutare l’inflazione, soprattutto se attività economica e occupazione si manterranno così dinamiche. La Federal Reserve di New York ha annunciato che l’indicatore di inflazione sottostante, che tiene conto di variabili macroeconomiche e finanziarie, è salito ai massimi decennali in agosto. Ci aspettiamo che l’inflazione core si avvicini al 2% il prossimo anno; un vigore inaspettato dell’inflazione potrebbe spingere la Fed a inasprire i tassi di interesse più rapidamente oltre che a operare un rialzo in dicembre come ampiamente previsto.
Nell’Eurozona l’espansione economica ha preso slancio grazie alle maggiori vendite al dettaglio, ai progressi sul mercato del lavoro e al sentiment positivo dei consumatori, nonché all’aumento degli investimenti aziendali. Crediamo quindi che la Banca Centrale Europea annuncerà una riduzione del programma di acquisto di bond in ottobre.
La crescita economica della Cina resta stabile mentre in altri Paesi emergenti si registrano vendite al dettaglio costantemente elevate. Secondo i nostri calcoli, il sentiment dei consumatori nelle aree in via di sviluppo è ai livelli più alti dal 1993. L’inflazione complessiva è scesa al 3% annuo in base alla media mobile a tre mesi, il livello più basso dall’inizio della raccolta dati nel 1970; tale andamento si deve in parte alla flessione dei prezzi delle commodity. Le deboli pressioni sui prezzi dovrebbero consentire alle banche centrali emergenti di mantenere invariati o addirittura tagliare i tassi così da dare slancio all’economia.
Le condizioni di liquidità sono neutrali per le asset class più rischiose. Nonostante i rialzi dei tassi negli USA nei mesi scorsi, a livello mondiale gli stimoli monetari delle banche centrali sono ancora consistenti. Negli ultimi due anni nei principali Paesi il flusso totale di liquidità da banche centrali e settore privato si è attestato tra il 13% e il 17%. Se si esclude la Cina, la crescita del credito ai privati è generalmente stentata. Negli USA i prestiti bancari sono insolitamente contenuti vista la fase del ciclo economico; pertanto il piano della Fed per la riduzione del bilancio potrebbe avere un impatto negativo sull’economia, a meno che l’amministrazione USA raggiunga un accordo per la deregolamentazione del sistema bancario, una mossa che potrebbe alimentare la richiesta di finanziamenti da parte di famiglie e imprese.
In base ai nostri parametri di valutazione le azioni sono equamente valutate mentre i bond restano onerosi. A livello mondiale gli utili societari – le cui variazioni sono responsabili di un terzo delle oscillazioni nell’indice S&P 500 negli  ultimi vent’anni in base alle nostre analisi – fanno segnare una crescita a due cifre per la prima volta dal 2012. Tuttavia, i nostri modelli suggeriscono un assetto prudente in alcuni settori e regioni tra cui l’azionario USA dove gli indicatori di valutazione, come il rapporto prezzo/utili (P/E) depurato delle oscillazioni cicliche o il rapporto tra capitalizzazione di mercato e PIL, si attestano a livelli che non si vedevano dal 1999.
Alla luce degli indicatori tecnici guardiamo con favore alle azioni in gran parte delle regioni e dei settori, Regno Unito escluso. L’indagine di Bank of America Merrill Lynch mostra che gli investitori detengono il 4,8% dei portafogli sotto forma di liquidità, un livello superiore alla media, e quindi nei prossimi mesi ci potrebbe essere un ulteriore afflusso di capitali nell’asset class. Inoltre, gli indicatori tecnici suggeriscono una ripresa del dollaro.

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