Elezioni anticipate in Giappone, scommessa rischiosa per Abe?

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di Finanza Operativa 20 Ottobre 2017 | 12:30

A cura di Christophe Dumont, Macro-Economist di Candriam Investors Group

Anche se la legislatura attuale sarebbe dovuta continuare fino a dicembre 2018, Shinzo Abe, Primo ministro giapponese, il 25 settembre ha deciso di sciogliere il parlamento (la Camera bassa) e di indire elezioni anticipate per il 22 ottobre. Questo però non rappresenta un caso isolato, in quanto anche altri capi di governo, in passato, hanno deciso di accorciare la legislatura per trarre vantaggio da una situazione favorevole.

La decisione di Shinzo Abe sembra rispondere alla medesima logica. Infatti, proprio pochi mesi fa, il Primo ministro è stato coinvolto in uno scandalo che ne aveva intaccato la popolarità e quella del suo governo. Tuttavia, durante l’estate, le tensioni con la Corea del Nord e la risposta netta del Primo ministro sia a livello nazionale sia nei confronti delle Nazioni Unite, ha portato a un netto miglioramento nei sondaggi, con un sentiment positivo che è cresciuto ulteriormente in seguito a una leggera riorganizzazione ministeriale a inizio agosto.

Forte del miglioramento nei sondaggi e della mancanza di coesione nei partiti dell’opposizione, il 25 settembre Shinzo Abe ha deciso di indire elezioni anticipate. L’annuncio ha innescato un rapido cambiamento del quadro politico. Lo stesso giorno, Yuriko Koike, Governatrice della città di Tokyo dal 2016, quando ha sconfitto il candidato della maggioranza LPD (Liberal Democratic Party), ha annunciato l’istituzione di un nuovo partito: il Partito della Speranza. A seguito del doppio annuncio, il Democratic Party (Partito Democratico Progressista) primo partito di opposizione con 73 seggi su 475, si è trovato di fronte a un periodo delicato. Infatti, alcuni dei membri del Democratic Party e di altri partiti si sono uniti (o stanno per farlo) al Partito della speranza. Il 2 ottobre, Yukio Edano, vicepresidente del partito democratico, ha annunciato la creazione di un nuovo partito: il Constitutional Democratic Party of Japan.

I cambiamenti nei ranghi dell’opposizione dovrebbero permettere all’LDP – partito che guida il Giappone quasi senza interruzione dal 1955 e dal 2000 insieme al suo alleato Komeito, il Partito del governo pulito – di mantenere la maggioranza. Tuttavia, il nuovo Partito della speranza di Yuriko Koike potrebbe riservare sorprese o quanto meno impedire all’LDP di mantenere l’attuale super­­‑maggioranza (2/3 della Camera bassa).

Anche se è improbabile che il Partito della speranza riesca a mettere in discussione la vittoria dell’LDP, è tuttavia già riuscito ad ammorbidire, grazie all’opposizione a breve termine a un aumento del tasso dell’IVA, la posizione del primo ministro in merito all’uso del gettito proveniente dal prossimo aumento dell’aliquota IVA (dall’8% al 10%) previsto per ottobre 2019. Al lancio della campagna, Shinzo Abe ha così annunciato che una quota maggiore del previsto del nuovo gettito fiscale sarà destinata all’assistenza alla prima infanzia, ad eliminare le tasse scolastiche per le famiglie meno abbienti… e una quota minore al ripianamento del debito, ancora superiore al 200% del PIL).

Il cambiamento di rotta può di fatto inserirsi nelle misure strutturali promosse dall’Abenomics per consentire a un numero maggiore di donne di fare ritorno al mercato del lavoro… tuttavia l’andamento del debito continuerà a mantenere le agenzie di rating in allerta ancora per molti anni a venire.

Infine, alla luce dei recenti avvenimenti, la maggioranza attuale dovrebbe essere riconfermata e ciò dovrebbe consentire a Shinzo Abe di proseguire con le riforme strutturali attuate da quattro anni a questa parte.

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