Reddito fisso: il dollaro alza la testa

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Finanza Operativa di Finanza Operativa 20 Ottobre 2017 | 19:00

A cura di Pictet Am
Sembra un buon momento per prendere profitto sulle obbligazioni emergenti in valuta locale e infatti siamo passati dal sovrappeso alla neutralità. Non solo il debito in valuta locale è andato molto bene grazie a forti flussi in entrata – benchmark JPMorgan GBI-EM local currency bond index in rialzo del 9,1% in dollari da inizio anno – ma l’asset class deve far fronte a crescenti rischi, non ultimo il probabile apprezzamento del dollaro.
Il biglietto verde ha risentito della delusione per le difficoltà del presidente Trump, che ha faticato ad attuare il proprio programma legislativo e ha alimentato le divisioni non solo a livello nazionale, ma anche nello stesso partito repubblicano. Tuttavia il sentiment sembra troppo negativo alla luce delle maggiori probabilità di una revisione delle tasse su società e privati, un accordo che potrebbe essere raggiunto nel primo trimestre 2018.
Al contempo, cresce il rischio di un inasprimento dei tassi della Fed in dicembre – il mercato sconta attualmente una probabilità del 70% – nonostante la banca centrale abbia annunciato una riduzione del bilancio a partire da ottobre. Le valutazioni della presidente Janet Yellen si basano tuttora sulla Curva di Phillips, ovvero sul fatto che i progressi sul mercato del lavoro finiranno per avere un effetto sull’inflazione. Anche gli indicatori del sentiment relativi al dollaro mostrano una fase di ipervenduto che potrebbe dare il via a un rally. Il rialzo del biglietto verde avverrebbe a scapito delle divise emergenti e peserebbe sui rendimenti delle obbligazioni emergenti in valuta locale.
L’unica classe di obbligazioni su cui manteniamo un giudizio positivo sono i Treasury USA (sovrappesati) che rappresentano tuttora una copertura contro un’improvvisa avversione al rischio sui mercati. Un’altra conseguenza del vigore del dollaro è la debolezza relativa delle altre valute, incluso l’euro, su cui siamo passati dal sovrappeso alla neutralità.
La moneta unica si è apprezzata del 12% circa rispetto al dollaro da inizio anno, nel quadro del rafforzamento dell’economia nell’Eurozona. Crediamo tuttavia che tale rialzo sia eccessivo tenuto conto della crescita nell’Area Euro e negli USA e degli sviluppi in ambito monetario. Inoltre, l’indebolimento della posizione politica della cancelliera tedesca Angela Merkel in seguito alle recenti elezioni potrebbe frenare le riforme in Europa, un altro fattore che contribuisce alla debolezza dell’euro. Abbiamo anche ridotto l’esposizione allo yen dalla neutralità al sottopeso.
Continuiamo a sottopesare la sterlina. Di recente la valuta ha recuperato terreno sulla scia dei segnali sempre più intransigenti provenienti dalla Bank of England. Riteniamo comunque che le aspettative circa un inasprimento della BoE siano eccessive data la vulnerabilità dell’economia nel quadro della Brexit. Quanto all’inflazione l’autorità monetaria seguirà una linea molto meno aggressiva rispetto alle attese degli investitori. Ugualmente, crediamo che il recente sell-off delle obbligazioni governative britanniche sia stato eccessivo. I rendimenti dei gilt decennali sono saliti di oltre 30 punti base all’1,38% in settembre, pertanto abbiamo rivisto il nostro giudizio da leggermente negativo a neutrale.

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