Scenario macro mondiale ancora confortante a eccezione del Regno Unito

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di Finanza Operativa 23 Ottobre 2017 | 14:00

A cura di Marco Vailati, Responsabile Ricerca e Investimenti di Cassa Lombarda

Eurozona: settimana di transizione Settimana piuttosto leggera dal punto di vista degli indicatori macro economici. Le poche statistiche rilasciate hanno evidenziato l’avanzata di una fase di consolidamento dei precedenti progressi. La bilancia di agosto, sia commerciale sia dei pagamenti, evidenzia infatti ancora un progresso, mentre le immatricolazioni di settembre e la fiducia degli analisti finanziari di ottobre evidenziano un moderato calo, seppure da valori elevati. Resta deludente l’aspetto dei prezzi, con il Cpi finale che conferma le anticipazioni ancora lontane dai target della Bce di una crescita prossima ma inferiore al 2%.

Usa: post uragani produzione in ripresa, attività edilizia discontinua ma occupazione ai massimi La produzione industriale ha registrato segni di crescita con diverse intensità, eccetto per l’indice principale che ha risentito dell’impatto degli uragani. L’attività edilizia registra ancora segnali misti, con le costruzioni in calo e le vendite in recupero solo moderato, confermando che il motore della crescita US resta il consumo. Il mercato del lavoro si è confermato strepitoso, con i sussidi settimanali già ridiscesi ai minimi dal 1/73. Anche la fiducia commerciale si è mostrata forte mentre si sono registrati gli ultimi impatti degli uragani sui dati mensili di fiducia dei consumatori, già superati però dalle statistiche settimanali.

Regno Unito: Cpi alle stelle per svalutazione della sterlina e contemporanee vendite in calo creano un dilemma per la Banca d’Inghilterra La pausa fisiologica nel trend di decelerazione della crescita dei prezzi richiesti nella vendita delle case non è sufficiente a modificare il quadro con il tasso tendenziale ancora prossimo ai minimi da quattro anni e anche inferiore all’inflazione. Proprio il Cpi, ai massimi da 5 anni, enfatizza il “prezzo” della Brexit che, inducendo la svalutazione della sterlina, genera perdita di potere d’acquisto per gli inglesi, con effetti negativi ben maggiori dei benefici che regala alla competitività dell’export, come mostra il rallentamento in corso della crescita. Il forte mercato del lavoro, nonostante la disoccupazione ai minimi dal 7/75, non genera pressioni salariali sufficienti a compensare il Cpi e porta al calo delle vendite lasciando la Banca d’Inghilterra nel dilemma tra sostegno alla domanda e lotta all’inflazione.

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