Riforma fiscale Usa: quali settori ne beneficerebbero

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di Finanza Operativa 24 Ottobre 2017 | 15:30

A cura di Amundi Am
Il presidente americano ha appena annunciato la tanto attesa riforma fscale. Visto che le azioni americane sono diventate molto costose, è importante interrogarsi su tutto ciò che potrebbe avere un effetto sugli utili delle società quotate. Tenendo conto dell’importanza di Wall Street per gli altri mercati, è una questione che non riguarda solo gli Stati Uniti.
Di primo acchito, il taglio delle imposte societarie dal 35% al 20% dovrebbe far salire gli utili. A guardar bene, però, il tasso d’imposizione effettiva è molto distante dal tasso teorico e la realtà è più sfumata. Inoltre, notiamo grosse disparità a seconda dei settori di attività, della quota di vendite all’estero e dell’entità della capitalizzazione.
In questo contesto, le conclusioni generalizzate sono fuorvianti. In defnitiva, in base ai nostri calcoli e alle nostre stime, solo quattro settori su dieci dovrebbero benefciare realmente del taglio dell’aliquota fscale: telecomunicazioni, sanità, beni di consumo voluttuari e beni di consumo primari. Anche altri tre settori, quello industriale, quello energetico e quelle dei materiali, dovrebbero trarne vantaggio, ma in misura minore. Infne vi sono tre altri settori – utility, informatico e fnanziario che – data la situazione particolare in cui si trovano – non benefceranno del taglio delle imposte. Vi è chiaramente una stretta correlazione tra la percentuale di vendite negli Stati Uniti e la pressione fscale: più un settore è internazionale e minore sarà il carico fscale. Ciò vale soprattutto per il settore informatico.
Per quanto riguarda invece le utility, si tratta di un settore molto nazionale (95%), ma poco tassato: a fronte di redditi regolamentati, le aziende operanti in questo settore hanno goduto fnora di sgravi molto ampi. Infne, per quanto riguarda il settore fnanziario, nel periodo 2007-2016 esso è stato tassato attorno allo zero (6%), e ciò testimonia il peggioramento della sua redditività all’inizio della Grande crisi fnanziaria (2008-2009) e la costituzione di signifcativi crediti d’imposta differiti a partire da allora. Si noti che i titoli azionari nazionali e le imprese a piccola e media capitalizzazione dovrebbero ampiamente benefciare del taglio delle imposte.
Solo il tempo ci dirà se la riforma fiscale annunciata riuscirà a superare l’ostacolo del Congresso. Anche se non verranno toccati i punti principali del programma, l’impatto sulle società quotate sarà comunque più limitato del previsto visto il divario tra la tassazione teorica sulle imprese – 40% comprese le tasse locali – e la tassazione effettiva – 25% di media dal 2007 al 2016 (si veda il grafco). Come già detto, conviene esaminare la situazione dei diversi settori.

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