L’Europa recupera terreno ma l’Italia resta l’anello debole

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di Finanza Operativa 26 Ottobre 2017 | 16:00

A cura di Robert Lind, Economista di Capital Group

L’incertezza politica sta iniziando ad attenuarsi nell’Eurozona, rivelando un andamento dell’economia relativamente positivo. A seguito di una sottoperformance significativa, i titoli europei stanno ora cercando di recuperare il ritardo accumulato rispetto agli Stati Uniti. Se la ripresa ciclica si protrarrà, i mercati europei potranno registrare utili relativi. Esistono tuttavia degli ovvi rischi: un rallentamento della crescita globale, passi falsi a livello di politica, e/o shock politici nell’Eurozona.

I mercati azionari europei stanno iniziando a beneficiare di questo repentino calo del rischio politico. Fino ad oggi, nel 2017, l’indice Euro STOXX 50 è salito del 7% rispetto al 9% dell’indice US S&P 500 (in valuta locale). Nel 2016, l’Euro STOXX 50 aveva evidenziato un aumento inferiore al 2% rispetto al 10% registrato dall’indice S&P 500. Le società dell’Eurozona evidenziano un netto miglioramento in termini di crescita degli utili, dopo diversi anni di debolezza, a dimostrazione di una maggiore solidità del contesto macroeconomico. Il sentiment ha ripreso slancio, sia a livello di consumatore che di imprese, stimolando la spesa delle famiglie e gli investimenti. Il PIL dell’Eurozona sta finalmente salendo oltre il trend (a dimostrazione del fatto che l’output gap si sta riducendo), raggiungendo un ritmo annualizzato superiore al 2% nella prima metà del 2017. Nel frattempo gli indicatori previsionali indicano che la ripresa economica è destinata a continuare al ritmo attuale.

Il miglioramento nel tasso di crescita dell’Eurozona riflette diversi fattori: il netto miglioramento dell’attività economica globale; la politica monetaria estremamente accomodante mantenuta dalla Banca Centrale Europea, una politica fiscale che – dopo il danno autoinflitto dall’austerity post crisi –  è andata a pesare meno sulla crescita. Si registrano segnali di una ripresa della domanda di credito, dal momento che le famiglie e le imprese iniziano a spendere e le banche sono ormai più propense a concedere prestiti. Dopo un lungo periodo di sottoperformance, finalmente esiste un margine per ulteriori utili nei titoli dell’Eurozona.

Generalmente, il mercato statunitense evidenzia una sovraperformance rispetto all’Eurozona quando l’indice PMI dell’ISM supera il PMI dell’Eurozona. Va tuttavia evidenziato che la sovraperformance del mercato statunitense nel 2016 non è stata accompagnata da un relativo rafforzamento del PMI (fino al breve rimbalzo post elezioni statunitensi alla fine del 2016). Questo significa che gli investitori applicavano ai titoli dell’Eurozona un significativo premio per il rischio politico. Gli utili registrati di recente nell’Eurozona hanno evidenziato una correzione solo parziale per il calo del rischio.

Se i fondamentali economici rimarranno solidi, ci aspettiamo che i titoli dell’Eurozona continueranno a recuperare terreno rispetto agli USA. Per ora, gran parte dei miglioramenti nei mercati europei si è concentrata nel settore dei servizi finanziari, mentre altri settori, al contrario, non hanno evidenziato un miglioramento ciclico, a riflesso delle maggiori preoccupazioni politiche e dello scetticismo degli investitori in merito alla durata della ripresa. Una ripresa più persistente potrebbe ampliare il rialzo di mercato.

Emergono tuttavia tre rischi: potremmo assistere a una ricaduta dell’economia globale, probabilmente a riflesso di un rallentamento della crescita negli USA e/o in Cina; non possiamo escludere che nell’Eurozona venga commesso un errore a livello di politica (il recente miglioramento nell’attività economica potrebbe incoraggiare la compiacenza dei vertici politici, il che potrebbe incentivare un prematuro inasprimento della politica fiscale o monetaria); l’Eurozona potrebbe essere soggetta a shock politici, ad esempio se il presidente francese Emmanuel Macron dovesse trovarsi ad affrontare una netta opposizione alle sue proposte riformiste. A nostro avviso l’Italia, con la sua situazione politica ed economica instabile, rimane l’anello debole dell’Eurozona.

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