I portafogli obbligazionari devono essere adattati alla normalizzazione della Bce e della Fed

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di Finanza Operativa 30 Ottobre 2017 | 12:30

Di Luca Noto, Senior Portfolio Manager di Anima

La decisione della BCE di abbassare ulteriormente gli acquisti mensili di titoli obbligazionari va nella direzione già intrapresa dalla Fed di ridurre lentamente ma progressivamente lo straordinario stimolo monetario. La presenza a volte ingombrante delle banche centrali ha portato ad una notevole riduzione della volatilità sui minimi storici di quasi tutte le asset class ed in particolare di quella obbligazionaria. Una normalizzazione dei tassi dovrebbe coincidere con una risalita della volatilità ed un ritorno su valori più coerenti con i fondamentali delle obbligazioni governative. Plausibilmente tale transizione non sarà disordinata perché avrebbe degli effetti secondari negativi sulla crescita attraverso condizioni finanziarie più restrittive.

Abbiamo già imparato dalla Fed che dal primo annuncio di riduzione degli acquisti (maggio 2013) sono poi passati oltre 2 anni e mezzo per vedere un effettivo rialzo dei tassi (Dicembre 2015). È plausibile attendersi un approccio prudente anche dalla BCE, tale da non causare un movimento destabilizzante sul mercato obbligazionario. Tuttavia è necessario considerare che i portafogli obbligazionari dovranno essere modificati in modo da rendere lo scenario di normalizzazione una fonte di opportunità di investimento. Come? Attraverso una gestione flessibile dell’esposizione al rischio tasso e anche alle valute.

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