Mentre continua la ripresa economica, le politiche monetarie sono in lenta evoluzione

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di Finanza Operativa 7 Novembre 2017 | 19:00

A cura di Deutsche AM

Mentre continua la ripresa economica, le politiche monetarie sono in lenta evoluzione. Rimangono irrisolti molti problemi di fondo. Il nuovo Presidente della Federal Reserve dovrebbe adottare un approccio graduale. La Banca d’Inghilterra si trova di fronte a problemi che richiedono una soluzione immediata.

La nomina di Jerome Powell alla Presidenza della Fed dovrebbe riassicurare gli investitori. Jerome Powell è considerato un centrista ed è vicino alle posizioni più caute all’interno della Fed: molto probabilmente seguirà la linea di politica monetaria attuale di Janet Yellen, la quale prevede una graduale e sistematica riduzione del bilancio e modesti rialzi dei tassi. Di recente Powell ha anche ammorbido la sua posizione sulla regolamentazione finanziaria. Nel frattempo a Washington il “Ways and Means Committee”, incaricato di decidere come impiegare i fondi a disposizione del Parlamento, ha approntato un piano fiscale per l’occupazione e la riduzione delle imposte. Nella sua forma attuale dovrebbe consentire al deficit di non superare il limite di 1,5 trilioni di dollari nei prossimi dieci anni. Tuttavia, questa proposta deve ancora superare numerosi ostacoli prima di giungere sulla scrivania del Presidente. Un’approvazione prima della fine dell’anno sembra alquanto incerta (ma non impossibile). Esistono molti punti critici ed è assai probabile che la versione finale subirà alcuni aggiustamenti rispetto a questo primo progetto. Riteniamo che questo pacchetto di misure verrà approvato entro il primo trimestre del 2018.

Nel frattempo la politica monetaria europea segnala nette divergenze. Come previsto, il 2 novembre la Banca d’Inghilterra ha alzato i tassi dello 0,25%, nonostante i segnali di rallentamento provenienti dall’economia nazionale. Nel Regno Unito l’inflazione rimane ben al di sopra del target stabilito dalla banca centrale, ma si prevede un arretramento. In ogni caso ciò non ha determinato questa decisione. A preoccupare la Banca d’Inghilterra (BoE) sono invece l’aumento del debito pubblico e una possibile flessione del tasso al quale l’economia britannica può crescere senza trascinare al rialzo l’inflazione. Anche i bassi livelli di disoccupazione potrebbero suggerire un rallentamento dell’espansione, senza incidere ulteriormente sull’inflazione. Al di là della Manica, la situazione è diametralmente opposta: parallelamente alla forte crescita dell’Eurozona nel terzo trimestre (2,5% su base annuale), si è osservata una flessione inaspettata dell’inflazione. Inoltre, la fiducia dei consumatori e l’aumento dell’occupazione dovrebbero imprimere slancio all’economia. La BCE non sembra mostrare preoccupazione per questa insolita combinazione tra una forte crescita economica ed un’inflazione che rimane a livelli bassi.

La Banca del Giappone (BoJ) è ancora lontana da una stretta sui tassi. Tuttavia il governatore Kuroda ha ricordato che le misure di stimolo comportano costi che incidono pesantemente sulle entrate. A questo proposito ha suggerito una diminuzione graduale dell’acquisto dei fondi d’investimento quotati in borsa, detti “EFT”.

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