COP 23, tra impegno e realtà

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di Finanza Operativa 10 Novembre 2017 | 17:30

A cura di Wim Van Hyfte, Ph.D – Global Head of Responsible Investments and Research di Candriam Investors Group e Solange Le Jeune, Senior SRI Analyst di Candriam Investors Group
La sostenibilità è al centro della filosofia d’investimento di Candriam e siamo convinti che i trend di sostenibilità come il cambiamento climatico offrano opportunità d’investimento di lungo termine. Attualmente, la necessità di finanziamenti climatici, in termini di mitigazione o adattamento ai cambiamenti del clima, è scoraggiante. In qualità di gestore responsabile e impegnato in materia di finanziamenti per il clima, ci auspichiamo che i negoziati produrranno risultati tangibili, quali lo sviluppo di nuovi meccanismi di mercato e politiche che rendano gli investimenti nel clima ancora più interessanti.
Questa settimana è iniziato il 23° incontro internazionale annuale sul cambiamento climatico, la “Conferenza delle Parti”, la cosiddetta COP23. A presiedere la conferenza è il primo ministro delle Fiji, isole del Pacifico che hanno già subito gli effetti del cambiamento climatico, ovvero l’innalzamento della temperatura e del livello del mare. Per i paesi in via di sviluppo più vulnerabili questa è un’occasione per far sentire la propria voce nel corso dei negoziati sul cambiamento climatico.
Che cosa possiamo aspettarci da questi negoziati nel contesto attuale?  Gli uragani che hanno colpito la regione atlantica nel corso dell’anno hanno ricordato al mondo intero l’impellenza di attuare politiche incisive sul clima. Di fatto, il cambiamento climatico è stato accompagnato da un aumento della frequenza di eventi atmosferici estremi. Nonostante questo dato di fatto, gli Stati Uniti, sui quali si sono abbattute due delle più violente tempeste tropicali, hanno messo in discussione la validità delle politiche globali sul clima. Bisognerebbe, tuttavia, evitare di dare troppo peso alla posizione dei detrattori dell’accordo di Parigi. Candriam ritiene che il sostegno internazionale alle politiche in materia di cambiamento climatico sia più forte che mai, promosso in egual misura da soggetti pubblici e privati.
Due fattori fondamentali per l’attuazione dell’accordo. Perché la COP23 possa avere esito positivo, intravediamo due principali questioni di natura pratica in merito alle quali i negoziatori dovrebbero compiere dei passi in avanti:

  1. Portare avanti il dibattito sugli obiettivi nazionali di decarbonizzazione

L’insieme degli impegni attuali non è sufficiente per raggiungere l’obiettivo di “ben al di sotto dei 2 °C” fissato dall’accordo di Parigi. Il rapporto Gap del 2016 dimostra che la temperatura subirà un aumento compreso tra 2,9 °C e 3,4 °C; pertanto, è necessario puntare più in alto. Verranno effettuate revisioni periodiche finalizzate alla valutazione degli obiettivi esistenti e ad aumentare l’ambizione degli impegni nel tempo: il “Dialogo facilitativo” che avrà luogo nel 2018 rappresenta il primo passo del processo di dialogo quinquennale. Dovrà essere pronto entro la fine di quest’anno.

  1. Definire “regole di trasparenza” applicabili a tutte le parti

I paesi devono concordare norme comuni in materia di decarbonizzazione. L’idea di concretizzare un regolamento rigoroso e trasparente sulla comunicazione e il monitoraggio delle emissioni, al fine di valutare i percorsi di decarbonizzazione in maniera scrupolosa, è stata lanciata nel corso dei negoziati della COP22. Affinché tale quadro di trasparenza giunga a compimento alla fine del 2018 (COP24), è necessario che durante l’anno in corso vengano compiuti progressi soddisfacenti.
Finanza climatica a livello internazionale: la chiave per il successo. La cosiddetta “finanza green” è necessaria per sostenere lo sviluppo di tecnologie pulite e conseguire l’obiettivo del trattato. Tuttavia, far fluire la finanza verso i paesi in via di sviluppo, i quali storicamente hanno contribuito in piccola misura alle emissioni globali, è altresì fondamentale per aiutare gli stessi a mitigare e ad adeguarsi al cambiamento climatico.
Il rischio imminente è che i progressi effettuati dai paesi non siano sufficienti. È possibile che il successo dell’accordo di Parigi venga messo a repentaglio qualora i negoziatori non addivengano a un accordo sui sistemi di contabilizzazione e monitoraggio del carbonio e non trovino un punto d’incontro su come fissare gli obiettivi di decarbonizzazione. In aggiunta, poiché l’obiettivo dell’accordo è ambizioso, richiede elevati livelli di cooperazione internazionale, che potrebbero venire meno in un momento di crescente nazionalismo.
Le grandi nazioni, le cui emissioni complessive sono superiori alla dimensione di quelle degli Stati Uniti, hanno agito congiuntamente a favore delle politiche sul cambiamento climatico. È sorprendente il modo in cui i paesi asiatici e gli altri paesi in via di sviluppo siano rimasti fortemente impegnati nei confronti delle politiche in materia di cambiamento climatico, assumendo la leadership al posto degli Stati Uniti. Il peso degli USA non è sufficiente per fermare il momentum cui assistiamo dal 2015. Ciò dovrebbe rassicurare gli investitori in merito al fatto che il consensus a favore degli investimenti sul clima rimane inalterato.

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