La curva dei tassi Usa nel contesto di crescita globale

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di Finanza Operativa 20 Novembre 2017 | 12:00

Di Alessandro TentoriChief Investment Officer di Axa Investment Managers Italia

Recessione? Non credo. La curva dei tassi Treasury viene spesso indicata da economisti e operatori di mercato come un indicatore affidabile del ciclo economico statunitense. Secondo il modello elaborato dalla Federal Reserve, la probabilità di una recessione nei prossimi 12 mesi veniva stimata intorno al 12% a Ottobre.

La previsione si basava su un differenziale tra il T-Bill a 3 mesi e il Treasury a 10 anni di 125 punti base. Attualmente il differenziale è sceso a 110 punti base, aumentando cosi la probabilità di recessione di qualche punto percentuale.

 Crescita sostenuta? Ci credo.

Le previsioni del PIL americano basate sulla ripidità della curva dei tassi si scontrano con quelle basate su altri indicatori come per esempio l’indice PMI. A Settembre, quest’ultimo è salito al livello più alto degli ultimi 30 anni, lanciando forti segnali per una crescita non solo sostenuta, ma addirittura in accelerazione. La rimozione molto graduale dello stimolo monetario da parte di Janet Yellen viene corroborata da ottimismo in tema di politica fiscale nonché di deregulation finanziaria. Di riflesso, le aspettative dei mercati sul mix di politica economica dell’amministrazione Trump sono molto alte.

Politica monetaria straordinaria

Ma la curva dei tassi US non è solo un indicatore squisitamente economico, bensì un indicatore universale per il mondo multi-asset. La profittabilità del settore bancario, il costo di rifinanziamento di Stati e imprese, la tendenza dei mercati delle valute e il livello di leva finanziaria nei mercati emergenti sono soltanto alcuni settori di un portafoglio globale che vengono influenzati dalla curva dei Treasury. Per questo motivo, la discussione sui fattori primari del recente appiattimento della curva US è estremamente importante per i portafogli globali e va collocata in un contesto di politica monetaria che non ha precedenti nella storia.

Gradualismo e bassa volatilità

Non è quindi tanto la ripidità della curva dei tassi in se stessa, ma forse la dinamica di appiattimento che va monitorata. Un appiattimento graduale, in un contesto di crescita globale sincronizzata e a fronte di una stretta di politica monetaria US molto prevedibile non va interpretato, a mio avviso, come un indicatore di recessione. Sui mercati finanziari, gradualità è molto spesso sinonimo di prevedibilità e di bassa volatilità. Gli investitori global ne traggono sempre vantaggio. Un movimento rapido, invece, che sia esso determinato da una stretta monetaria più forte delle attese oppure da un crollo dei rendimenti a lungo termine verrebbe sicuramente visto come un campanello di allarme.

 

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