Hedge, a casa 20.000 addetti nel 2009

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Avatar di Marco Mairate 10 Marzo 2009 | 12:30
Anche gli hedge sentono la crisi e non solo in termini di performance. L’industria alternativa quest’anno si appresta a ridurre in modo sensibile il numero di addetti come risposta alla contrazione del patrimonio gestito e alla chiusura di numerosi fondi.

Sono 20.000 i posti di lavoro che l’industria alternativa potrebbe perdere nel 2009. Una montagna di posizioni che rappresentano quasi il 14% della forza lavoro impiegata dall’industria a livello globale.

Lo scorso anno, i tagli hanno già toccato 10.000 posizioni secondo Options Group, società specializzata nell’inserimento di posizioni top level. Sempre secondo questi dati, l’industria hedge ha visto il suo picco di forza lavoro nel 2007 quando 155.000 addetti lavorano direttamente o indirettamente per l’industria hedge.

Ma c’è di peggio, la società di consulenza del lavoro ha detto che il futuro è ancora molto incerto e i licenziamenti continueranno ancora per molto tempo.

Questo è dovuto a diversi fattori: primo i riscatti che hanno colpito l’industria, cosa che ha portato alla chiusura di fondi o intere società di gestione (lo scorso anno sono stati 920 i fondi hedge che hanno chiuso, ovvero il 12% del totale secondo Hedge Fund Research Inc).

Il secondo motivo sono le performance registrate dall’industria nel 2008: su 6.800 fondi single-manager, quasi il 70% ha registrato performance negative nel 2008; questo (proprio per la tipica struttura commissionale dei gestori che vengono pagati solo una volata che hanno recuperato le perdite pregresse) significa che molti fondi non hanno più le risorse per pagare le strutture di back office, ricerca, trading. Ma soprattutto niente bonus milionari, gli unici in grado di trattenere i manager migliori.

Insomma la crisi non risparmia proprio nessuno tanto meno il dorato mondo dei fondi hedge. A far compagnia ai gestori alternativi ci sono poi 272.450 impiegati di banche e brokers, che lo scorso anno hanno perso il posto di lavoro, anche a causa del calo d’attività che questi soggetti intrattenevano con i gestori alternativi.

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