Paying Taxes 2018: il rapporto di Banca Mondiale e PwC

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di Finanza Operativa 22 Novembre 2017 | 14:00

E’ stato pubblicato ‘Paying Taxes 2018’, il rapporto di Banca Mondiale e PwC, che rileva e analizza i costi per imposte e tasse in capo alle aziende, il connesso carico amministrativo per versamenti d’imposta e i diversi adempimenti fiscali registrati nel corso del 2016. Il rapporto studia la facilità nel pagare le imposte in 190 economie e fotografa l’incidenza della tassazione dell’attività produttiva nei singoli paesi, attraverso un caso di studio che ha ad oggetto un’impresa domestica di medie dimensioni.
Il rapporto esamina tre indicatori:

  • il Total Tax & Contribution Rate (“TTCR”), che misura il carico fiscale e contributivo per le imprese (non la sola pressione fiscale);
  • il tempo necessario per i diversi adempimenti relativi alle principali tipologie di imposte e contributi (imposte sui redditi, imposte sul lavoro e contributi obbligatori, imposte sui consumi)
  • il numero dei versamenti effettuati.

 A questi si aggiunge poi il post filing index, che misura i tempi per ottenere un rimborso Iva, ovvero per correggere un mero errore nella dichiarazione dei redditi.
 

  1. I risultati Italia

L’Italia ha conseguito i seguenti risultati.

  • TTCR 2016 pari al 48%: è un dato che registra una diminuzione di 14 punti percentuali rispetto al 2015 (a fronte di un TTCR globale pari a 40,5%);
  • 238 ore impiegate per gli adempimenti fiscali (erano 240 nel 2015), a fronte di un dato globale pari a 240 ore;
  • costante il numero dei pagamenti: resta pari a 14

Il rapporto evidenzia che 52 economie hanno registrato un incremento del TTCR, mentre solo 32 hanno visto diminuire il TTCR. L’Italia si colloca tra quest’ultime, registrando un carico fiscale e contributivo complessivo per le imprese nel nostro Paese pari al 48%, con un decremento di 14 punti percentuali. Tale diminuzione va principalmente ricollegata agli sgravi contributivi per le assunzioni a tempo indeterminato.
Il TTCR si colloca ancora al di sopra della media mondiale (40,5%) ed europea (39,6%).
Tuttavia, l’Italia si rivela un paese competitivo rispetto ad economie avanzate comparabili (Germania, Svezia, Belgio, Francia) che hanno registrato un TTCR superiore.
 Tale posizionamento potrebbe migliorare ulteriormente. Negli anni precedenti, così come anche per il 2016, il trattamento di fine rapporto (TFR) è incluso nel TTCR. Tuttavia, sul punto, il Report Paying Taxes 2018 riporta testualmente: “La legislazione italiana prevede che i datori di lavoro accantonino un ammontare rapportato alla retribuzione mensile di ciascun lavoratore, che gli sarà complessivamente corrisposto al termine del rapporto di lavoro subordinato. Il lavoratore ha facoltà di destinare il proprio TFR a forme pensionistiche complementari o di mantenerlo presso il datore di lavoro, ovvero di riceverne parte sotto forma di anticipazione in busta paga soggetta a tassazione ordinaria. La classificazione del TFR è attualmente oggetto di discussione tra l’Amministrazione Finanziaria italiana e la Banca Mondiale. Ai fini del presente e dei precedenti reports, il TFR è trattato quale contributo previdenziale obbligatorio ed è, pertanto, incluso nel calcolo del TTCR. Nel 2016 il TFR ha pesato per 8,6 punti percentuali sul TTCR italiano, pari al 48%.”.
 Pertanto, l’esito positivo delle discussioni in corso e il riconoscimento del TFR quale componente reddituale differita – e non già componente contributiva – nell’accezione ampia del Paying Taxes, vedrebbe l’Italia migliorare ulteriormente e in modo significativo il proprio posizionamento.
 Il numero delle ore impiegate per gli adempimenti fiscali in Italia diminuisce: nel 2016 sono 238 (erano 240 nel 2015). Ciò alla luce dell’eliminazione dell’adempimento relativo alle comunicazioni Iva annuali. A livello europeo (dato medio), il numero di ore è sensibilmente più basso: 161.
Non cambia invece il numero dei pagamenti effettuati dalle imprese: restano 14, contro i 12 di media a livello europeo e i 24 a livello globale.
 L’indice relativo alla post-compliance, che riflette i tempi necessari per richiedere e ottenere un rimborso IVA, ovvero correggere un errore nella dichiarazione dei redditi, rimane invariato rispetto al 2015 (DTF 52,4).
 Le procedure successive alla trasmissione della dichiarazione ai fini dell’imposta sul valore aggiunto (IVA) e dell’imposta sul reddito delle società, considerate nello studio per il secondo anno, possono essere tra le procedure più complesse e onerose in termini di tempistica che le imprese devono rispettare. In alcuni casi, la durata delle procedure può creare, per le società, ritardi amministrativi per oltre un anno.
In Italia le imprese impiegano 42 ore per la richiesta di rimborso IVA, incluso il tempo speso per rispondere alle richieste ricevute nel corso delle verifiche fiscali dell’Amministrazione Finanziaria (18,4 ore la media mondiale; 7,1 ore la media a livello europeo). Il tempo di attesa del rimborso è di 62,6 settimane e copre un periodo di sei mesi (26 settimane) che intercorre tra l’acquisto del bene e la presentazione della dichiarazione IVA annuale (nel caso di studio condotto dal rapporto l’impresa non può richiedere il rimborso dell’imposta su base trimestrale).
A livello globale il tempo stimato è di 27,8 settimane; a livello europeo si scende a 16,4 settimane.
In Italia, sempre stando al caso in analisi, le imprese impiegano in media 5 ore per correggere un errore nella dichiarazione dei redditi, riportando un risultato migliore rispetto alla media mondiale ed europea (16 ore la media globale; 7,3 ore la media europea). La correzione di un errore nella dichiarazione dei redditi di per sé non comporta l’attivazione di una verifica fiscale e pertanto non vengono stimati i relativi tempi.
Complessivamente il valore “distance to frontier” del post-filing index è pari a 52,4, negativamente influenzato dagli indici relativi ai rimborsi IVA. Va osservato che questo risultato è condizionato dalle specificità del caso-base di riferimento. Infatti, per quanto riguarda l’Italia, è da ritenere che un’impresa preferirebbe ricorrere alla compensazione dell’IVA a credito, e non al rimborso, ottenendo così la monetizzazione del beneficio fiscale in tempi più rapidi.
 Il rapporto evidenzia che il ranking complessivo attribuito all’Italia è 112, su 190 economie oggetto di analisi.
 Fabrizio Acerbis, partner di PwC TLS, Studio che cura la sezione italiana del rapporto spiega: “I dati pubblicati oggi confermano sicuramente un trend positivo, che potrebbe trovare un rafforzamento all’esito delle discussioni in corso tra l’Amministrazione finanziaria e la Banca Mondiale in relazione alla natura del TFR italiano ai fini della computabilità nel caso base, con ulteriore abbattimento del TTCR di 8,6 punti percentuali. Sempre sul piano della metodologia, vi è da osservare che non trovano riflesso, nel caso base preso a riferimento, alcuni interventi legislativi italiani finalizzati al rafforzamento delle strutture produttive e a ridurre il carico fiscale complessivo. Un esempio è il caso del superammortamento del 140% per l’acquisto di beni strumentali, del Patent box, dei crediti per ricerca e sviluppo. Vi è per contro da dire che alcune misure che trovano riflesso (in positivo) nei dati esaminati quest’anno non hanno portata strutturale e possono essere riassorbite con impatto sull’indicatore. Infine, vi è da ricordare, come fatto in passato, che la pressione fiscale e il costo di compliance non esauriscono i temi della fiscalità: la stabilità delle norme, la certezza interpretativa, i tempi del contenzioso, influiscono direttamente sulla competitività dei singoli Paesi. Un sistema fiscale fatto di norme stabili e chiaramente interpretabili, ha effetti sulla capacità competitiva al pari degli indici di pressione fiscale, anche se non catturati nelle rilevazioni “Doing Business/Paying Taxes” della Banca Mondiale e PwC. Certamente la competizione fra i Paesi attraverso la leva del carico fiscale e contributivo si farà sempre più aspra. Quindi, pur nel quadro di un contesto ancora difficile, la strada intrapresa è quella giusta. Si tratta di consolidarla, lavorando sui temi di policy fiscale con un’agenda chiara e tempi di esecuzione rapidi. Il tempo, oltre che la qualità delle riforme, è un fattore sempre più critico”.
 

  1. I risultati globali

Di seguito i principali elementi sottolineati a livello globale dal “Paying Taxes 2018”:

  • L’indicatore (TTCR) è sostanzialmente stabile a 40.5%, incrementato solo di 0.1 punti percentuali;
  • sono presenti alcuni aumenti nelle imposte sul reddito d’impresa e sull’imposta sulla cifra di affari;
  • si evidenzia una diminuzione di 5 ore su 240 del tempo dedicato agli adempimenti e una riduzione di 1 su 24del numero dei pagamenti.

Sul post-filing index, in 81 economie la verifica fiscale sul reddito d’impresa è attuata dai contribuenti stessi che, in maniera volontaria, correggono la dichiarazione per un mero errore, mentre in 51 delle economie con un regime IVA, non è disponibile alcun rimborso IVA in relazione al caso base.
Il rapporto suggerisce che vi sono ampi spazi di miglioramento nelle procedure successive alla trasmissione alla dichiarazione in molte economie. In particolare, il rapporto evidenzia che 162 economie hanno regimi IVA, con meccanismi di rimborso applicati al caso base di riferimento in 107 economie. Non è ammesso il rimborso IVA in 51 economie, in particolare in Sud America e Africa.
In quattro sistemi economici, l’acquirente di un macchinario industriale è esente da IVA. L’UE agisce al meglio per velocizzare le procedure di rimborso IVA (e quelle ai fini dell’imposta sul reddito d’impresa), mentre vi è un quadro variegato per quanto riguarda l’America Centrale e il Medio Oriente e l’Asia Orientale, con Africa e Sud America a seguire, in forte ritardo nello sviluppo.
L’utilizzo della tecnologia, da parte di imprese e governi, per adempiere alle obbligazioni tributarie, risulta il maggiore driver di semplificazione e riduzione degli oneri in materia di fiscalità in capo alle imprese.

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