Criptovalute, minaccia od opportunità?

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di Finanza Operativa 24 Novembre 2017 | 15:00

A cura di Credit Suisse
Se e quando le banche centrali forniranno la loro moneta legale in forma digitale, le criptovalute esistenti non saranno in grado di competere come mezzo di transazione. Ma alcune potrebbero ancora servire bene come investimenti «esotici».
Blockchain e criptovalute. Le criptovalute si basano sulla cosiddetta blockchain, o base di dati distribuita, una tecnologia attraverso la quale le informazioni vengono salvate nella rete Internet e rimangono quasi immutabili. Il fatto che le transazioni debbano essere verificate da un ampio bacino di utenti di Internet, e non da singole parti fidate, può aiutare ad aumentare trasparenza e sicurezza. Le potenziali applicazioni vanno ben oltre la finanza e includono l’esecuzione e la manutenzione di tutti i tipi di contratti «smart», ad esempio nel ramo immobiliare.
Valute digitali e intermediari finanziari In ragione della loro sicurezza e dei bassi costi, le valute digitali dovrebbero godere di un vantaggio significativo per le transazioni finanziarie. La  tecnologia blockchain potrebbe ad esempio eliminare la necessità di intermediari, come piattaforme di scambio centralizzate, e i clienti potrebbero eseguire transazioni senza passare tramite le proprie banche. Ecco perché diverse reti di banche stanno considerando se e come introdurre la valuta digitale.
Denaro digitale della banca centrale e criptovalute private. Anche le banche centrali stanno studiando la possibilità di passare al denaro digitale, non ultimo per scongiurare la minaccia al loro monopolio monetario. Potrebbero offrire conti in criptovaluta al settore privato  direttamente o in collaborazione con altre banche. Determinando precisamente la fornitura di denaro digitale, il livello di prezzo potrebbe essere stabilizzato in modo più efficiente. In caso di shock deflazionistici, si può impedire l’accumulo di denaro facendo pagare per la detenzione di valuta digitale (ossia imponendo interessi negativi) od offrendo più denaro digitale al pubblico («helicopter money»).
Una criptovaluta della banca centrale ben gestita dovrebbe sgombrare il campo da criptovalute private volatili come mezzo di scambio. Senza dimenticare che la pressione normativa aggiunge un ulteriore rischio per queste ultime. Ma visto che la loro offerta è limitata tramite algoritmo e i costi di archiviazione sono quasi nulli, alcune potrebbero sopravvivere e fare addirittura bene come investimento «esotico».
Impatto incerto della contrazione dei bilanci. Oltre che sull’incertezza circa il tasso naturale, i mercati potrebbero concentrarsi anche sugli effetti della riduzione, in corso o pianificata, dei bilanci delle principali banche centrali. Le banche centrali hanno iniziato ad acquistare asset perché i tassi di riferimento a breve termine erano scesi a, o in prossimità dello, zero, riconosciuto come il limite minimo. L’allentamento quantitativo (QE) era quindi visto come uno strumento supplementare per comprimere ulteriormente i tassi d’interesse a lungo termine e stimolare così l’economia. Ad esempio, i funzionari della Fed statunitense stimavano che entro il 2016 l’espansione del bilancio della Fed avrebbe fatto scendere i rendimenti dei Treasury  decennali di 100 punti base. Per contro, ridurre il bilancio dovrebbe, in linea di principio, far salire i tassi d’interesse e quindi rallentare la crescita.
Gli effetti dell’inversione del QE sono però incerti. Contenendo le aspettative di inflazione, il QE  potrebbe porre un freno agli eventuali rialzi dei rendimenti obbligazionari, limitando così l’effetto di crescita. Alcune ricerche suggeriscono, tuttavia, che la crescita risulterebbe ancora più soffocata in assenza di QE perché la banca centrale fornirebbe meno liquidità alle banche, il che potrebbe far aumentare il costo della liquidità e del credito per l’economia in generale. Da ultimo, le misure specifiche delle politiche di investimento della banca centrale, ossia i ridotti investimenti della Fed in titoli assistiti da ipoteca, potrebbero accentuare la volatilità in alcuni, o in tutti, i segmenti del mercato obbligazionario.
Pur non credendo che la ridu zione dei bilanci delle banche centrali possa, purché ben segnalata, sortire grandi effetti distorsivi, sembra ormai chiaro che, combinata a graduali rialzi dei tassi, possa sfociare in un periodo di costo del denaro più alto per l’economia globale. Il 2018 potrebbe quindi segnare l’inizio della fine del contesto di crescita economica e di quotazioni degli asset sostenute dalla liquidità.

Principali conclusioni per gli investitori

  • La crescita globale dovrebbe confermarsi robusta, con una ripresa maggiormente sincronizzata su mercati avanzati ed emergenti. Di  regola, queste sono buone premesse per gli attivi di rischio.
  • Con molta probabilità, la maggiore spesa per investimenti dovrebbe imporsi come fattore di crescita chiave. Società e mercati  nazionali esposti a beni strumentali e servizi associati dovrebbero beneficiarne.
  • L’inflazione dovrebbe rimanere alquanto moderata per via di fattori strutturali, anche se fattori ciclici indicano che il punto minimo è ormai alle spalle. Un imprevisto rialzodell’inflazione segnalerebbe maggiori rischi diaccelerazione della stretta monetaria, e ciò potrebbe creare pressioni sui mercati finanziari.
  • Il nostro scenario di base contempla unmoderato irrigidimento della politica monetaria nelle economie avanzate mentre in alcuni paesi emergenti i tassi d’interesse potrebbero continuare a scendere. I loro mercati dovrebbero generalmente sovraperformare.
  • È difficile prevedere con precisione le reazioni alla riduzione dei bilanci delle banche centrali. Man mano che questa tendenza prende piede occorre valutare attentamente possibili nuovi modelli di reazione.
  • È bene vigilare sull’evoluzione della politica del commercio globale. Se, contrariamente alle nostre aspettative, il protezionismo dovesse prevalere, sarebbe consigliabile assumere un approccio di investimento più difensivo.

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