Smartphone disruption: oggetti e business scomparsi

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di Finanza Operativa 27 Novembre 2017 | 13:00

Da quando è arrivato il primo smartphone sul mercato, nel 2007, il mondo è cambiato. Sono cambiate le nostre abitudini, la nostra quotidianità, il nostro modo di comunicare e di relazionarsi con gli altri. Non a caso, infatti, si parla di “smartphone disruption”: una rottura, una spaccatura totale nei confronti di quello che c’era prima, che non ha ancora smesso di portare i suoi frutti, sia positivi che negativi.

Gli smartphone possono essere immaginati come una tribù cannibale nella giungla dei prodotti tecnologici, che divora decine di oggetti e business senza saziarsi mai. È proprio questo il tema dell’infografica realizzata dalla tipografia online Minimegaprint, che potete vedere qui sotto.

Pensate alle moltissime attività che svolgiamo quotidianamente con uno smartphone: fare una foto, registrare un video o un audio, ascoltare la radio, leggere un articolo o un libro, fare calcoli, fare luce, scannerizzare un documento, giocare, guardare un episodio di una serie tv, prendere appunti, raggiungere un luogo che non si conosce. La lista potrebbe andare avanti ancora molto, proprio perché gli smartphone sono strumenti estremamente utili e versatili.

L’utilità e la versatilità, però, hanno un prezzo. Provate a pensare come facevamo a svolgere tutte le attività sopra descritte 10 anni fa: avevamo oggetti specifici per ognuna. C’era la fotocamera, la videocamera, il registratore, la radio, la calcolatrice, il blocco note, il navigatore satellitare e così via. Oggi, tutti questi oggetti sono stati convertiti in app, installabili gratuitamente (o a poco prezzo) su un qualsiasi smartphone, per avere decine di oggetti concentrati nella nostra tasca.

Un grande numero di oggetti, spesso tecnologicamente avanzati per l’epoca, significava una spesa notevole in termini di denaro, una considerevole occupazione di spazio e una significativa quantità di peso. Nell’infografica si legge che la somma del peso degli oggetti descritti ammonterebbe a circa 70 chili contro i soli 150 grammi di uno smartphone e che il costo totale sarebbe di circa 4.700 euro contro gli 800€ di media di qualsiasi moderno cellulare. Mica male come risparmio!
Tuttavia, come accennato prima, ci sono anche degli aspetti negativi legati alla rivoluzione portata in campo dall’avvento degli smartphone. Se oggi, infatti, è tutto molto più comodo, rapido e immediato, la scomparsa di così tanti oggetti dal mercato ha significato anche un relativo crollo o fallimento di diverse aziende e la perdita di moltissimi posti di lavoro.

TomTom, ad esempio, azienda produttrice di navigatori satellitari, ha visto il suo titolo in borsa crollare del 96% tra il 2007 e il 2011, gli anni di boom degli smartphone. Kodak ha smesso di produrre apparecchi fotografici nel 2012, Blockbuster è fallita definitivamente nel 2014 e Nintendo, tra il 2007 e il 2012, ha perso l’88% del suo valore in borsa.

Come sempre, le conseguenze di una grande rivoluzione hanno duplici aspetti, quindi rimane da chiedersi: come affronteremo la prossima? Robot, intelligenza artificiale e algoritmi nei prossimi anni prenderanno il posto di milioni di lavoratori in tutto il mondo, rivoluzionando l’intero sistema. Saremo pronti?

Clicca sull’infografica per ingrandirla

Smartphone_Cannibale

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