La viticoltura come paradigma per l’internazionalizzazione delle imprese

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di Finanza Operativa 30 Novembre 2017 | 13:00

Chi non ama l’Italia? In tutto il mondo, le persone ci ammirano per l’arte, la moda, la nostra storia. Ma, soprattutto, gli stranieri invidiano un fattore fondamentale della nostra cultura, tanto importante quanto indefinibile: lo stile di vita. Pensate a un film come La Grande Bellezza, o anche all’ultima pubblicità di Dolce e Gabbana con le star di Games of Thrones, Kit Harington ed Emilia Clarke. Entrambi mettono in scena una rappresentazione estremizzata di una certa idea di italianità che, anche se a noi può apparire stucchevole o caricaturale, fa breccia nell’immaginario straniero, specialmente quello anglosassone.

Quale miglior prodotto tipico riesce a incarnare quest’idea di italianità che tanto piace agli stranieri se non il vino, bevanda preferita nel nostro paese dai tempi degli Etruschi?

I numeri del vino: Italia, Francia, Spagna

Il mercato vinicolo è un esempio molto intuitivo che ci permette di immaginare l’applicazione una strategia di business finalizzata a conquistare il mercato estero. Qualche numero può aiutare a capire meglio il contesto. L’Italia ha esportato più di 2 miliardi di litri di vino nel solo 2016, con un fatturato di 5,5 miliardi di Euro e un valore medio al litro di 2,74€.

L’ecosistema italiano dei produttori di vino presenta caratteristiche di complessità e segmentazione con pochissimi analoghi a livello mondiale. Forse solo la Francia ha una situazione simile in alcune parti dell’alimentare. Per fare qualche paragone, tuttavia, utilizziamo quest’ultima e la Spagna, confrontando le loro cifre con quelle italiane. I cugini d’oltralpe hanno un volume di export di soli 1,4 miliardi di litri, ma fatturano molto di più: 8 miliardi di Euro per un valore medio al litro di 5,88€. Andando verso i Pirenei, invece, la Spagna presenta una situazione opposta, con grossi volumi (esporta 2,2 miliardi di litri, poco più di noi) ma a un prezzo più basso: il costo al litro raggiunge appena 1,18€.

La viticoltura come come modello di internazionalizzazione per le PMI

Con in mente questi numeri, un ipotetico produttore che voglia esportare, deve scegliere quale direzione intraprendere: alzare i volumi senza preoccuparsi troppo della qualità, su modello spagnolo, oppure cercare di seguire quello francese, posizionando il proprio prodotto in un mercato che lo sappia capire e valorizzare?

Non esiste una risposta che vada bene per tutte le occasioni, poiché il buon esito dipende da innumerevoli fattori. Per esempio, se vuoi vendere il tuo vino in Inghilterra, dovresti sapere che in quel paese l’export del vino italiano, a livello di volumi, è registra un -9% dal 2011, con un calo del fatturato del 4%. Tuttavia se consideriamo il rapporto qualità/prezzo scopriremo che gli inglesi preferiscono i vini più costosi: il costo al litro, nello stesso periodo, registra un +6%. Ma il dato più interessante è un sorprendente +40% su spumanti e bollicine. Ecco che, approfondendo l’analisi, abbiamo trovato la risposta corretta: l’Inghilterra è oggi un buon mercato per gli spumanti italiani di un certo livello di qualità. Ecco su cosa devi puntare!

Difficilmente un piccolo produttore potrà avere le competenze per fare questo tipo di valutazioni; è qui che entrano in gioco gli esperti nella consulenza internalizzazione imprese come per esempio Co.Mark. In base alla categoria merceologica, un Temporary Expert Manager, potrà aiutarti a individuare la strategia corretta per posizionare al meglio il tuo prodotto, scegliendo, in base all’esigenza specifica, il prezzo, la modalità di promozione e i canali di distribuzione.

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