Non snobbate il debito turco

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di Finanza Operativa 5 Dicembre 2017 | 19:00
A cura di Kevin Daly, Senior Investment Manager, Fixed Income, Aberdeen Am
Che sia la fine della democrazia in Turchia, l’ennesimo scandalo politico in Brasile o il rischio di ulteriori sanzioni economiche contro la Russia, la realtà è che questo è proprio il tipo di notizie che i media adorano. Dopotutto, vogliono attirare l’attenzione del pubblico, e quale modo migliore se non affermando che si prepara un’altra crisi. Molto spesso gli investitori non si lasciano abbindolare da questo messaggio di totale pessimismo. Il motivo è semplice: gli investitori sono ormai molto di più abituati al rischio politico e sanno che può spesso dischiudere interessanti opportunità d’acquisto.

La verità è che i mercati emergenti sono una delle poche aree in cui gli investitori possono trovare rendimento con basso rischio d’insolvenza.

Certo, a volte ci potrà essere un’accresciuta volatilità, ma questo succede in ogni classe di attivo. Il rischio politico è parte integrante dell’investimento nei mercati emergenti, ma quello che conta davvero è la sostenibilità del debito.
Pertanto, la prossima volta che vi imbattete in una storia su un’altra crisi dei mercati emergenti, ricordatevi il nostro avvertimento: Fake News.

Uno sguardo più vicino alla Turchia

Il declassamento della Turchia dalla categoria investment grade a quella speculativa (o “spazzatura”) all’inizio del 2016 ha spinto molti investitori ad abbandonare il mercato turco. Il rischio di notizie avverse è stato elevato nell’ultimo anno, ma questo non ha fatto che migliorare le valutazioni. L’Eurobond a 10 anni del Sudafrica ne è un buon esempio: nonostante abbia un rating investment grade, il titolo ha parametri di affidabilità creditizia inferiori a quelli dell’Eurobond a 10 anni della Turchia. Come questo esempio attesta, è raro che i mercati siano efficienti, specie in aree come il debito dei mercati emergenti, e spesso sorge l’opportunità di ottenere un’esposizione a livelli d’ingresso molto convenienti.
La Turchia non è priva di rischi e siamo i primi a riconoscerlo. Ciò nondimeno, quando ha dovuto affrontare il crollo della crescita e un rapido deprezzamento della sua valuta, nonché l’aumento dell’inflazione a seguito del tentativo di golpe, il Paese ha risposto bene, un fattore incoraggiante per gli investitori. La combinazione di politiche di espansione di bilancio e di allentamento monetario è stata una risposta economica da manuale. Questo mix di politiche e il contesto mondiale favorevole hanno creato una situazione ideale per il Paese, dandogli tempo di introdurre le urgenti riforme strutturali volte a migliorare il suo tasso di crescita potenziale e assicurare una sufficiente creazione di posti di lavoro in grado di accogliere la crescente popolazione in età lavorativa.
Di solito i dati non mentono e le ultime rilevazioni indicano che l’economica continua a muoversi nella direzione giusta. Particolarmente degni di nota sono la solida performance delle esportazioni, l’elevata spesa pubblica e l’istituzione di un fondo governativo di garanzia dei prestiti, e anche il settore del turismo registra un recupero.
Tuttavia, il referendum costituzionale non è riuscito a rimuovere l’incertezza politica e gli investimenti privati non sono quindi ancora ripartiti. Un rischio chiave è che il governo deluda sul fronte delle riforme, il che lo obbligherebbe a ricorrere a grossi progetti infrastrutturali per promuovere la crescita dopo che l’impatto dello stimolo fiscale verrà meno verso fine anno. Dato il limitato margine residuo delle politiche di bilancio e monetaria, l’amministrazione potrebbe essere obbligata ad adottare misure meno ortodosse. Queste potrebbero includere un aumento del debito pubblico, che metterebbe a repentaglio la sostenibilità dell’economia turca.
Preoccupati da questi fattori di più lungo periodo, i mercati sembrano avere scontato in misura eccessiva il rischio politico nel più breve termine. Anche se lo stato di emergenza rimarrà in vigore, quest’anno non verranno indette elezioni anticipate, mentre l’atteso rimpasto di governo potrebbe creare le condizioni per le riforme economiche.
L’economia deve fare ancora i conti con l’incertezza, ma non si versa in cattive condizioni, e il debito turco non va certo snobbato.

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