Nel 2018 un’economia globale più dinamica

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di Finanza Operativa 6 Dicembre 2017 | 14:00

L’economia globale non è mai stata così dinamica dalla fine della Grande recessione. Sostenuta da una ripresa dell’attività nei Paesi esportatori di materie prime, dalla continua crescita dei Paesi emergenti asiatici e dalla ripresa dell’area euro, la crescita globale ha accelerato nel 2017  e si sta avvicinando a quota 3,6%: il livello più alto degli ultimi sei anni.
È chiaro che si tratta di un ritmo che resta ben al di sotto del 5% registrato a metà degli anni 2000, ma nel frattempo la crisi finanziaria ha minato la crescita potenziale un po’ ovunque“, ha dichiarato Anton Brender, Chief Economist di Candriam. A dimostrazione di questo rinnovato dinamismo, l’FMI ha rivisto al rialzo le sue previsioni annuali di crescita. Anche l’economia globale appare oggi più stabile. La volatilità della crescita del PIL è diminuita drasticamente, mentre gli squilibri globali sono stati ridotti e, infine, nei Paesi sviluppati, il debito del settore privato si è stabilizzato. I livelli di debito interno hanno tuttavia continuato a crescere nei mercati emergenti, anche se solo pochi Paesi – principalmente esportatori di materie prime – dipendono dal risparmio estero per finanziare il proprio debito.
“La Cina si trova in una situazione diversa”, afferma Anton Brender “dato che il forte aumento del debito è l’altra faccia della medaglia di importanti risparmi interni”. Il rapido incremento del debito dopo la crisi finanziaria del 2007 rappresenta tuttavia una minaccia per la stabilità finanziaria del Paese. Le autorità cinesi hanno quindi recentemente posto un freno alla crescita del credito alle imprese e stanno ora tentando di ridimensionare l’aumento dei prestiti alle famiglie, continuando nel contempo a promuovere il passaggio verso una crescita trainata dai consumi.
Stati Uniti: crescita al 2%, ma persistono numerose incognite. Dopo un rallentamento verso l’1,5% nel 2016, la crescita ha nuovamente accelerato e, nel 2017, dovrebbe attestarsi attorno al 2%, ossia al livello medio dal 2010. In particolare, gli investimenti delle imprese hanno  ripreso a crescere e la relativa stabilità del tasso di cambio del dollaro, unita alla forte domanda globale, dovrebbero continuare a sostenere le esportazioni. La spesa delle famiglie, tuttavia, resterà fondamentale per il miglioramento della crescita. Fortunatamente, rispetto al periodo della crisi, la situazione finanziaria delle famiglie ha registrato un miglioramento. In particolare, con l’economia che si avvicina alla piena occupazione, il ritmo degli aumenti salariali dovrebbe registrare una leggera ripresa e consentire una crescita del reddito sufficiente a consentire un miglioramento costante dei consumi . L’esito dei prossimi dibattiti sul bilancio – tra cui il voto di bilancio per l’anno fiscale 2018, l’aumento del tetto del debito e soprattutto la riforma fiscale. – resta tuttavia l’incognita principale. Due progetti di riforma sono già stati votati, ma richiedono ancora il processo di riconciliazione.
Qualunque sia il risultato finale, sebbene una riduzione dell’imposta sulle società sembri ormai certa; è tuttavia improbabile che possa innescare una ripresa delle spese per capitale”, osserva Anton Brender. Con uno stimolo fiscale moderato, nel 2018 la crescita potrebbe avvicinarsi al 2,5%. Le crescenti tensioni sul mercato del lavoro dovrebbero indurre la Federal Reserve a proseguire la normalizzazione della sua politica monetaria.
Area euro: nel 2018 crescita oltre il 2%. L’attività economica è migliorata in tutta l’area dell’euro. Sebbene la crescita sia stata trainata principalmente dalla domanda interna, la recente accelerazione è dovuta anche a un miglioramento del commercio esterno. Le esportazioni continueranno a beneficiare del dinamismo della domanda globale. Dopo il netto calo registrato durante la crisi, gli investimenti nel settore immobiliare si sono ripresi e gli investimenti nelle attrezzature sono stati sostenuti dal miglioramento delle prospettive di crescita della domanda e dalla sollecitazione delle capacità produttive. Il netto miglioramento del mercato del lavoro ha spinto la fiducia delle famiglie ai massimi dall’inizio degli anni 2000 e la spesa dei consumatori sta crescendo ormai al ritmo precedente alla crisi.
“È probabile pertanto che l’attività economica continui a crescere ad un tasso superiore al 2% l’anno prossimo“, ha dichiarato Florence Pisani, Global Head of Economic Research di Candriam. In questo contesto, la BCE ha annunciato che ridurrà il ritmo del suo programma di acquisto di asset e ha anche accennato al fatto che aumenterà i tassi “ben oltre” il termine della propria politica di QE.

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