Italia: nel 2018 attesi 33 miliardi di euro di export addizionale

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di Finanza Operativa 12 Dicembre 2017 | 12:00

La crescita del commercio mondiale sarà probabilmente pari alla metà dei tassi pre-crisi nel 2017 e 2018. Il maggiore protezionismo finanziario e commerciale combinato con tassi di interesse che tendono a lievitare, nonché le preoccupanti situazioni geopolitiche porteranno ad un aumento dei costi commerciali.  Questo è uno dei principali risultati dell’Ufficio Studi Economici di Euler Hermes (Allianz) nel suo terzo Global Trade Outlook, intitolato “Game of Trade: Unbowed, Unbent, Unbroken?, con un focus su 8 paesi chiave: Stati Uniti, Messico, Cina, Giappone, Germania, Francia, Regno Unito ed Italia.

Tra il 2003 e il 2007, la crescita del commercio globale è stata in media dell’8% in volume e del 16% in valore. Euler Hermes prevede che il volume aumenterà del 4.3% nel 2017 e del 3.9% nel 2018 con il valore che si attesterà rispettivamente a +7.5% nel 2017 e a +6.3% nel 2018.

In Italia, le esportazioni dovrebbero aumentare di 33 miliardi nel 2018 dopo l’incremento di 37 miliardi raggiunto l’anno precedente. In particolare, i tre settori che trarranno maggiori benefici sono la meccanica (+6,9 miliardi di euro), prodotti chimici (+4,6 miliardi di euro) e tessile (+3,3 miliardi di euro). Il risultato atteso nel 2018 sarà generato principalmente dalla maggior domanda proveniente dai mercati export tradizionali, ovvero Germania, Francia, UK, Spagna, che assorbono circa il 30% delle esportazioni totali, ma anche dagli USA.

“La domanda delle esportazioni italiane – afferma Luca Burrafato, Capo della Regione Euler Hermes Paesi Mediterranei, Medio Oriente e Africa – sta beneficiando della ripresa ciclica dell’Eurozona con il PIL reale nell’area valutaria previsto in crescita del 2% nel 2018. Inoltre, nel 2017 l’euro relativamente debole, ha contribuito ad accrescere la domanda di esportazioni dai paesi fuori dall’area euro, anche se il graduale apprezzamento nella seconda parte dell’anno è destinato a moderare in parte gli effetti benefici dei bassi tassi di interesse. Oltre a questi fattori temporanei, il robusto andamento delle esportazioni dell’Italia è stato anche determinato dal miglioramento della competitività, dal momento che l’attuazione delle riforme strutturali dal 2010 sta dando i suoi frutti”.

Innanzitutto, il numero di misure protezionistiche è alto e continua a crescere: più di 400 nuove misure sono previste quest’anno (un po’ meno rispetto al 2016). Alcuni paesi come gli Stati Uniti hanno cominciato ad aumentare rapidamente il numero di barriere: fino a novembre 2017 sono state registrate 87 nuove barriere, più dell’intero anno 2016 (84) e 2015 (86). Le misure sono fortemente indirizzate a due economie: Cina (20%) e Canada (18%). Tale tendenza è particolarmente importante quando si considera l’importanza degli Stati Uniti come consumatore di beni finali: rappresenta il 30% dei consumi privati mondiali.

Il secondo ostacolo alla crescita del commercio mondiale riguarda l’accesso ancora difficile ai finanziamenti derivante dalla continua balcanizzazione dei flussi finanziari. I prestiti bancari globali transfrontalieri sono diminuiti dello 0.2% (a/a) nel secondo trimestre del 2017 a causa di una regolamentazione asimmetrica. L’intolleranza al rischio e la separazione dalle grandi banche negli Stati Uniti, unito alla regolamentazione finanziaria asimmetrica (requisito patrimoniale) e al controllo di capitali (nei mercati emergenti) spiegano la deludente previsione di crescita dei volumi del commercio globale.

In terzo luogo, le preoccupazioni geopolitiche rimangono un fattore determinante per il rimescolamento del commercio. In Europa, le tensioni prevalenti con la Russia e l’accordo sulla difficile transizione dalla Brexit pongono un serio rischio per le prospettive commerciali. Nel Medio Oriente, le tensioni crescenti si sommano ad una situazione regionale già difficile. Infine, il rischio maggiore nella Penisola coreana.

“Il protezionismo finanziario è il più grande pericolo per il commercio globale” afferma Ludovic Subran, Chief Economist di Euler Hermes che avverte “Il sostegno regolamentato dai governi agli investimenti a lungo termine e la rivoluzione digitale, così come l’abbondanza di liquidità disponibile nei bilanci delle società, potrebbero non essere sufficienti a controbilanciare questa tendenza preoccupante”.

In questo contesto, la prevista normalizzazione della politica monetaria da parte delle banche centrali potrebbe incidere sulla disponibilità di valuta forte, e quindi aumentare i costi della finanza commerciale a livello globale.

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