Crisi, aggrapparsi alle statistiche per cogliere i rialzi

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di Biagio Campo 16 Marzo 2009 | 08:20
Sulla base degli ultimi ottanta anni dello S&P 500, a fronte del crollo del 2008 e del pessimo inizio del 2009, da qui a fine anno non dovrebbero esserci spazi per nuovi cali.

A fronte dei continui e rapidi cambiamenti nella struttura economica e finanziaria mondiale, leggere le statistiche del passato, per cercare di cogliere gli andamenti futuri, non risulta certo facile, osserviamo tuttavia qualche semplice indicazione rilevabile dall’andamento degli ultimi ottanta anni dello Standard and Poor’s 500, uno dei più rappresentativi indici statunitensi.
 

Dal grafico sotto riportato emerge in primo luogo come siano più numerosi gli anni con un risultato positivo (evidenziati in nero), e come le variazioni percentuali annue siano concentrate tra modesti cali (10 e 15 per cento) e discreti rialzi, fino al 25 e 30 per cento, in quanto la distribuzione tende ad escludere forti variazioni. 


(Grafico fonte Deutsche Bank)


Gli anni con cali superiori al 30 per cento sono stati infatti solamente tre, il 1931, il 1937 ed il 2008
(non riportato nella tabella), intervallati da risultati non altrettanto negativi; nel 1932 il ribasso fu limitato ad un range del 10 e 15 per cento, mentre nel 1938 si registrò un rialzo di oltre il 20 per cento.

Considerando il risultato del 2008, se il 2009 dovesse chiudersi con un calo superiore al 15 per cento, ovvero quello registrato nel 1932, rappresenterebbe il primo caso negli ultimi ottanta anni di rilevazioni, un elemento che, alla luce dei nuovi ribassi registrati dallo S&P 500 nei primi mesi del 2009, porterebbe a scartare nuovi cali da qui alla fine dell’anno, ma anzi la possibilità di un recupero. 
 

Vediamo infine i dati relativi agli anni della Grande Depressione, dove abbiamo registrato un calo compreso tra il 10 ed il 15 per cento nel 1929, tra il 25 ed il 30 per cento nel 1930, tra il 45 ed il 50 per cento nel 1931, tra il 10 ed il 15 per cento nel 1932, a cui ha fatto seguito un rialzo tra il 40 ed il 45 per cento nel 1933.
 

Una semplice lettura dei risultati passati non permette di trarre conclusioni sull’andamento futuro, tuttavia aiuta ad avere una visione più ampia su quelli che sono stati i trend di mercato di lungo periodo, contribuendo inoltre a definire il più appropriato approccio al rischio, per ogni singolo investitore.
 

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