Nel 2018 Italia fanalino di coda in Europa

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di Finanza Operativa 21 Dicembre 2017 | 10:00

A cura di Ethenea

“L’economia mondiale è cresciuta in maniera robusta nel 2017 e nel 2018 il trend proseguirà, soprattutto in Europa, dove però l’Italia sarà il fanalino di coda. Tre i rischi da monitorare: lo sviluppo di pressioni inflazionistiche; la fine del ciclo negli Stati Uniti; l’attuazione delle riforme economiche in Cina e i riflessi sul fragile sistema finanziario”. È questa, in estrema sintesi, l’analisi per il 2018 di Yves Longhchamp, Head of Research di ETHENEA Independent Investors.

L’economia mondiale ha guadagnato slancio nella seconda metà del 2017 e gli indicatori dei principali blocchi economici indicano che la ripresa proseguirà, soprattutto in Europa. In questo scenario globalmente positivo, le performance economiche dell’Italia sono in affanno: dal 2008 a oggi, la crescita del Pil italiano è stata inferiore del 15% rispetto a quello tedesco, soltanto la Grecia ha fatto peggio. Il contesto globale resta comunque generalmente positivo, ma è necessario fare attenzione a tre aree di rischio.

“Innanzitutto, la pressione dell’inflazione, che al momento è molto modesta. Nell’Eurozona e negli Stati Uniti, tuttavia, l’inflazione salariale ha guadagnato slancio, dato che i tassi di disoccupazione sono diminuiti. Ciò indica che il rischio di deflazione è ora alle spalle e che sta aumentando progressivamente la pressione dell’inflazione. C’è dunque il rischio che le banche centrali possano trovarsi costrette a rafforzare la propria politica monetaria prima di quanto si pensasse”, spiega Longchamp. “In secondo luogo, il basso livello di disoccupazione negli Stati Uniti, combinato con l’appiattimento della curva dei rendimenti, indica che la più grande economia mondiale è nella fase finale del ciclo economico. In questo contesto, il rischio di future delusioni non è più trascurabile. Infine, la Cina, che è destinata ad attuare numerose riforme economiche, dalla ristrutturazione e rafforzamento delle imprese statali al deleveraging del sistema finanziario, fino al rallentamento dell’inflazione dei prezzi delle abitazioni. Siamo convinti che il governo attuerà queste riforme e, di conseguenza, preparerà la Cina per il futuro. Tuttavia, a breve termine, questi interventi avranno implicazioni di ampia portata per il fragile sistema finanziario cinese”.

Un aumento significativo dell’inflazione è un rischio, ma non ancora una realtà. Sebbene ciò si applichi in particolare all’Europa, in Giappone e negli Stati Uniti la pressione sui salari e sui prezzi è attualmente ancora bassa. Di conseguenza, la Banca centrale europea ha chiaramente comunicato che per il futuro non vede alcun motivo per aumentare i tassi di interesse a breve termine. In questo contesto, e con la continua domanda da parte di investitori istituzionali nazionali ed esteri, la pressione sulle obbligazioni a lungo termine dovrebbe rimanere moderata. Allo stesso tempo, la persistente forte congiuntura economica, le favorevoli condizioni di rifinanziamento e bassi tassi di default dovrebbero sostenere gli spread delle obbligazioni societarie.

Negli Stati Uniti, il ciclo economico è progredito notevolmente e i tassi di interesse a breve termine sono già aumentati in modo significativo. La Federal Reserve statunitense probabilmente continuerà questa tendenza. Meno chiara è l’evoluzione dei tassi di interesse Usa a più lungo termine. È probabile che un aumento nel primo semestre a causa di problemi economici sia corretto verso il basso nella seconda metà dell’anno. Se ciò dovesse invertire la curva dei rendimenti, avremmo un’indicazione molto chiara di un imminente rallentamento economico. Questa prospettiva dovrebbe quindi mettere sotto pressione anche i premi di rischio delle obbligazioni societarie. Uno scenario che avrebbe sicuramente un impatto sui tassi di interesse e sugli spread in Europa verso la fine del 2018.

“L’Europa continua a mostrare una dinamica economica più forte rispetto agli Usa, con una valutazione più favorevole e un maggiore potenziale di margine, quindi anche nel 2018 continueremo a preferire strategicamente questa regione al mercato statunitense”, conclude Longchamp. “Nelle condizioni attuali, non è difficile aspettarsi un posizionamento prociclico per il prossimo futuro. Con una dinamica economica così ampia e robusta, prevediamo che i mercati azionari globali continueranno a sovraperformare le obbligazioni”.

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