Quattro ragioni per preferire l’Europa agli Usa nel 2018

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di Finanza Operativa 20 Dicembre 2017 | 15:00

A cura di Marzotto Sim

  1. Politica: Incertezza negli Stati Uniti e sviluppi positivi in Europa

 

  • USA: C’è un’elevata possibilità che i Repubblicani perdano la maggioranza al Senato soprattutto dopo il risultato delle elezioni speciali in Alabama, e potrebbero perdere ancora più parlamentari alla Camera. La riforma fiscale può davvero essere un “sell the fact” soprattutto se gli investitori inizino a preoccuparsi che non ci saranno più riforme e stimoli.
  • Europa: Qualora l’incertezza dovuta alla Catalogna, all’Italia e alla Germania si riducesse entro il primo trimestre del 2018, le difficoltà politiche in Europa (che sono storicamente molto correlate con la performance dell’Euro e del mercato azionario) potrebbero essere finalmente superate nel 2018. Inoltre, al momento c’è una forte spinta in Europa per avere un Unione sempre più coesa.
  1. Banche Centrali: Politica monetaria restrittiva della Fed e la politica monetaria espansiva della ECB

 

  • USA: L’inflazione sta iniziando a dare segnali molto positivi e probabilmente si intensificherà nel corso del prossimo anno. Ciò potrebbe aumentare significativamente la velocità del rialzo dei tassi della Fed.
  • Europa: L’inflazione nelle economie europee dovrebbe rimanere al di sotto del target della BCE (2%) fino al 2019-2020 (eccetto per la Germania), soprattutto considerando l’eccesso di offerta nel mercato del lavoro resta significativo. Di conseguenza l’ECB dovrebbe continuare ad essere accomodante ed il cosiddetto “goldilocks” scenario caratterizzato da una robusta crescita economica e bassa inflazione è molto probabile nel 2018.
  1. Economia: La crescita negli Stati Uniti aumenterà difficilmente più che in Europa

 

  • USA: La riforma fiscale è positiva per il mercato azionario ma provocherà difficilmente un boom economico (crescita sopra il 3%) – i tagli delle tasse sono meno efficaci dell’aumento nella spesa (dato che i benefici tendono ad essere risparmiati piuttosto che spesi, specialmente considerando l’inegualità dell’economia americana). Inoltre l’aumento dei consumi si tradurrà probabilmente in un aumento del deficit commerciale, compensando l’aumento atteso degli investimenti privati. Infine, la spesa pubblica verrà limitata dall’aumento del budget deficit e la Fed alzerà più velocemente i tassi per raffreddare l’economia.
  • Europa: Le economie degli stati esportatori dovrebbero beneficiare dell’aumento della domanda negli Stati Uniti e dell’Euro relativamente debole. Dopo anni di scarsità di investimenti e debolezza del sentimento dei consumatori il ciclo economico europeo si è finalmente invertito – Il forte momentum dovrebbe continuare almeno per tutto il prossimo anno. L’aumento del commercio globale e la crescita economica sincronizzata giocherà a favore delle economie esportatrici come l’Europa.
  1. Flussi nel mercato azionario e valutazioni

 

  • USA: La riforma fiscale porterà molto probabilmente un aumento dei buybacks e dei dividendi, come un aumento di circa il 10% nella crescita degli EPS derivanti dal taglio delle tasse. Nonostante ciò, il mercato in parte sconta già la riforma, mentre la Fed e l’incertezza politica potrebbero minare il sentimento di mercato nel 2018. Di conseguenza gli investitori potrebbero essere tentati di sfruttare le opportunità nelle economie che sono in una fase ancora intermedia del ciclo economico come Giappone ed Europa.
  • Europa: Le aziende europee hanno una maggiore probabilità di battere le stime di utili rispetto alle aziende americane, considerando che il mercato prevede una crescita dell’8% nei profitti in Europa contro il 13% negli Stati Uniti. Inoltre le aziende che operano negli USA beneficeranno anch’esse del taglio delle tasse. Il mercato statunitense ha fortemente ouperformato negli ultimi 3 anni e 6 mesi ed ora scambia con un premio del 25% rispetto all’Europa in termini di forward P/E – il più alto dalla crisi del debito sovrano che ha colpito l’Europa nel 2011-2012 e ben al di sopra del 17% di premio medio dai minimi raggiunti dal mercato nel primo trimestre del 2009 (grafico di seguito). I significativi flussi in uscita verso gli Stati Uniti avvenuti durante il negativo periodo IR nel 2015 e 2016 hanno raggiunto il minimo nel 2017 e dovrebbero iniziare ad invertire qualora la crescita e stabilità economica si rafforzassero in Europa.

 

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