Il protezionismo Usa finirà in un nulla di fatto?

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di Finanza Operativa 21 Dicembre 2017 | 16:30

A cura del Team Emerging Market Debt di Aberdeen Am

Abbiamo iniziato la serie stroncando l’erronea ma diffusa convinzione secondo cui il debito dei mercati emergenti sarebbe un mercato troppo rischioso per molti investitori. Al giorno d’oggi, le cose non stanno così. Di fatto, il mercato EMD è una delle poche aree in cui gli investitori possono trovare rendimento a fronte di un basso rischio d’insolvenza. Certo, ci potrebbero essere fasi di maggiore volatilità, ma questo vale per qualsiasi asset class e sappiamo bene che ciò che conta davvero sono la sostenibilità del debito e una prospettiva di lungo termine.
Il secondo argomento è stato il Brasile. In questo caso, è possibile che l’incertezza politica stia offuscando la scena, ma dal punto di vista economico e degli investimenti il Brasile sta compiendo importanti passi avanti. La Banca centrale brasiliana continua a tagliare i tassi, i conti con l’estero sono in buone condizioni e il saldo della bilancia commerciale sta superando le aspettative. In breve, non è vero che il Brasile sta affondando, come sbandierato da alcuni titoli di giornale. La Russia è un altro esempio di come i media amino concentrarsi sui fattori negativi. Come in Brasile, il quadro politico russo presenta delle criticità, ma sul fronte economico sono stati compiuti notevoli progressi. Le autorità hanno agito come da manuale e i risultati cominciano a vedersi.
Abbiamo poi dedicato un capitolo alla Cina. Tra tutte le opinioni condivise dai mercati, quelle negative sull’economia e sul mercato cinese sono probabilmente tra le più radicate. È vero, ci sono stati dei deflussi di capitali e la divisa si è dovuta riaggiustare anche per effetto del rallentamento della crescita e della correzione del mercato delle materie prime. Ma gli effetti vengono spesso esagerati. Inoltre, non si è assistito a un hard landing dell’economia cinese e molti timori dei mercati non si sono mai concretizzati. L’economia cinese sta attraversando una fase di transizione lenta e graduale e oggi si ritrova meno dipendente dalle esportazioni e più incentrata sulla domanda interna, con fattori di crescita più distribuiti e di migliore qualità.
Eccoci dunque giunti al finale, anche se per noi la serie Fake News potrebbe continuare per molto…

Le economie emergenti hanno compiuto enormi passi avanti e sono sensibilmente più solide e meno dipendenti da ciò che accade nel mondo avanzato.

Il protezionismo USA finirà in un nulla di fatto? Dai titoli dei giornali sembrerebbe quasi che le sorti dei mercati emergenti vengano decise a tavolino da Donald Trump in persona. Al presidente repubblicano, che non si fa scrupoli riguardo alle sue esternazioni, piace pensare di stringere tra le mani una sorta di bacchetta magica. La realtà, però, è ben diversa e gli ultimi dodici mesi lo dimostrano. Le economie emergenti hanno compiuto enormi passi avanti e sono sensibilmente più solide e meno dipendenti da ciò che accade nel mondo avanzato. È indubbio che la vittoria di Trump su Hillary Clinton alla Casa Bianca abbia iniettato una pesante dose d’incertezza nei mercati, ma, da allora, il mercato del debito dei paesi emergenti si è lasciato alle spalle gran parte di tali timori, terminando tutti i mesi (tranne uno) in territorio positivo. E ciò a dispetto delle politiche protezionistiche promesse in campagna elettorale e della ferma convinzione di Trump che i messicani costruiranno (e pagheranno) la grande muraglia americana. Se questa non è una bufala…
Approcci passivi vs. attivi: tutta una questione di costo? Negli ultimi anni, gli investitori sono diventati sempre più attenti allo schema delle commissioni di gestione dei fondi. Di norma, un fondo a gestione attiva applica commissioni più elevate di uno a gestione passiva e questo differenziale di costo frena la performance. Di qui la crescente popolarità degli approcci passivi.
Potrebbe però trattarsi di un falso risparmio. Benché gli ETF (Exchange-Traded Fund) e i fondi che replicano gli indici tendano ad avere commissioni inferiori, gli investitori devono domandarsi se ne valga veramente la pena. Nell’universo EMD, spesso si trova qualità commisurata al prezzo pagato e ciò che conta davvero sono i rendimenti al netto delle commissioni. Inoltre, non è detto che una strategia passiva sia sempre conveniente: molti ETF incentrati sul mercato EMD applicano commissioni decisamente superiori rispetto allo 0,2% degli ETF tradizionali.
Gli ETF che investono nel debito dei mercati emergenti, inoltre, sono tagliati fuori da una fetta considerevole dell’universo investibile. Uno dei fondi di maggiori dimensioni investe solo in debito sovrano di alcuni paesi emergenti denominato in dollari USA, precludendosi dunque l’accesso a circa i due terzi dell’universo investibile in questo settore. Un altro è impossibilitato a investire nel 45% circa del suo benchmark perché esclude le obbligazioni quasi sovrane e gran parte dei paesi emittenti che fanno parte dell’indice. Questi due fondi – che insieme controllano circa il 75% degli asset investiti in ETF EMD – non offrono alcuna esposizione alle obbligazioni societarie o in valuta locale dei paesi emergenti, due sottocategorie dell’universo EMD che in questo momento stanno andando estremamente bene. Ciò non significa che debbano necessariamente conseguire performance deludenti, ma di certo si tratta di prodotti che limitano l’esposizione degli investitori a segmenti potenzialmente remunerativi del mercato del debito dei paesi emergenti.
C’è inoltre la percezione che il minor costo delle strategie passive si traduca in un minor livello di rischio. Tutt’altro: gli ETF e i fondi che replicano gli indici sono più vulnerabili alla volatilità di mercato in quanto sono compratori forzati durante le fasi di ascesa e venditori forzati durante i ribassi. Inoltre, il debito emesso dai governi e dalle società dei mercati emergenti può essere più difficile da comprare e vendere e le perdite possono amplificarsi durante le fasi di correzione del mercato. Va inoltre sottolineato che la performance degli ETF investiti nel mercato EMD durante le fasi ribassiste è praticamente sconosciuta.
Di contro, i gestori attivi sono in grado di prepararsi per eventi di questo genere. Possono aumentare i livelli di liquidità e/o gestire la duration del portafoglio in modo da predisporre un cuscinetto di protezione. Gli approcci passivi hanno un loro ruolo in certi portafogli, ma quando si tratta di investire in un mercato come quello EMD, adottare una gestione attiva è sicuramente la scelta migliore.

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