Draghi: "Bisogna essere bravi banchieri quando le cose vanno male"

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di Fabio Coco 17 Marzo 2009 | 14:45
Il momento di difficoltà economica richiede che le banche siano altamente liquide, al fine di garantire l’efficienza del settore creditizio. Mario Draghi ha dichiarato che il calo dell’occupazione e le difficoltà di accesso al credito, sono le cause principali del peggioramento della fiducia nel settore privato.

Si è da poco conclusa l’audizione di Draghi alla commissione Finanze della Camera a Roma. Ecco i punti cruciali del discorso del governatore della Banca d’Italia.

Il calo dell’occupazione in Europa ed in Italia ed il peggioramento delle condizioni d’acceso al credito, sono le cause principali del peggioramento della fiducia nel settore privato e delle pmi.

Lodevole l’iniziativa del governo italiano di allargare l’accesso degli ammortizzatori sociali anche a categorie di lavoratori atipiche, ma si attende una riforma complessiva del mercato del lavoro, da parte del governo.

A Gennaio, il Fondo Monetario Internazionale ha stimato un calo del 3% degli scambi internazionali. Si prevede una crescita media del prodotto mondiale negativa, quest’anno.

I Paesi emergenti sono stati particolarmente colpiti dall’incertezza sui prezzi delle materie prime e dal calo delle esportazioni da parte dei Paesi industrializzati.

I tassi d’interesse nelle maggiori economie sono a livelli minimi. Le BC stanno intervenendo direttamente sulle economie (e non indirettamente come erano solite fare prima della crisi), per rifornirle di liquidità, affinché sia più facile l’accesso del credito ai privati.

Grandi Paesi stanno varando dei piani di sostegno alle proprie economie per sostenere la domanda, come la Cina e gli stati Uniti. Quest’ultima con un piano da 800 miliardi di dollari.

LA SITUAZIONE BANCARIA

Alle banche non basta avere conti in ordine, dato il peggioramento della qualità del credito, occorre una visione di lungo periodo. Bisogna cogliere ogni occasione per irrobustire il proprio patrimonio (governo, BdI, anche i Tremonti bond…).

Le Banche Centrali (BC) hanno fornito ampia liquidità al sistema bancario, con interventi senza precedenti (come ha fatto la Fed). Da parte loro, anche i governi si sono impegnati nel ricapitalizzare le banche nazionali e nel rafforzare il sistema di garanzie statali.

La recessione peggiorerà i bilanci delle banche, anche per questo motivo, occorre che queste risolvano l’incertezza sulle proprie poste di bilancio più problematiche.

Le banche dovrebbero ricorrere ad una politica più cauta nella concessione dei prestiti, tenendo sempre sotto monitoraggio il rischio liquidità.

In un anno, le quotazioni azionarie delle principali banche italiane in media hanno perso il 50% del proprio valore, così in tutta Europa del resto. In sostanza, non hanno risentito positivamente della ricapitalizzazione, comportandosi alla stessa maniera delle banche non ricapitalizzate.

Importante, in questo senso, la liquidità fornita dalla Banca d’Italia. Infatti, la BdI consente alle banche di scambiare i propri swap a medio-bassa qualità con i propri di buona qualità, ma questo già a partire dal 16/10/2008.

I mercati interbancari si sono fermati con la crisi, a causa del crollo di fiducia nella controparte. Attualmente, la BdI ha deciso di fare da controparte lei stessa, rendendo il mercato interbancario collateralizzato. Importante l’anonimità: difatti, la Banca d’Italia conosce l’ente creditizio che c’è dall’altra parte, ma questo è sconosciuto agli altri competitor bancari.

In sostanza, Mario Draghi raccomanda il soddisfacimento di 4 condizioni: dissipare le incertezze sulle poste di bilancio più problematiche, mantenersi capitalizzate come stanno facendo mediamente gli altri istituti europei, le Autorità dovrebbero proteggere i depositanti lasciando sopportare agli azionisti il rischio di perdita, facendo “tesoro” di quanto accaduto in passato, le banche dovrebbero ora riflettere su come assicurare la disponibilità del credito da adesso in poi.

Bisogna pensare a nuovi strumenti non convenzionali, perché bisogna essere bravi banchieri anche nel momento di crisi, sostiene il governatore della Banca d’Italia.


LA SITUAZIONE ITALIANA

In Italia la recessione continua: i ritmi produttivi sono bassi a tutti i livelli. Per tutto il 2009 si registrerà, infatti, un calo del settore privato.

Le esportazioni italiane che hanno sempre trainato la nostra industria, stanno calando ai minimi storici, fermando la domanda.

L’inflazione al consumo a Febbraio è stata dell’1,6%, ma si stima continuerà a scendere, spinta dal trend dei prezzi energetici e degli alimentari.

Tuttavia, non vi sarà alcuna deflazione, spiega Draghi. I prezzi non caleranno in valore assoluto.

Gli interventi da parte del governo di breve periodo, ampi e decisi, devono però essere ricompensati nel medio termine. Il già alto debito pubblico mette a rischio la sostenibilità dei conti pubblici di lungo periodo (esempio, in caso di aumento dei tassi). Per questo motivo, bisogna agire, ma anche in ottica prospettica.

I prestiti al settore privato sono calati del 2,3% su base annua a Gennaio. A settembre 2008 erano all’8,6%. Anche gli impieghi sono diminuiti rispetto ai mesi precedenti.

Segue il calo dei prestiti alle imprese: scende la domanda di credito per gli investimenti delle imprese, del resto queste domandano meno risorse poiché anche la loro capacità produttiva è ferma.

In ribasso anche i mutui (che rappresentano il 68% del credito alle famiglie) del 20% rispetto al 2007. Rallenta anche il consumo di beni e servizi.

Se sino a poco tempo fa, i nostri mutui erano superiori dell’1% rispetto alla media europea – afferma Draghi -, adesso questo spread si è praticamente annullato.

LE PROPOSTE NORMATIVE

Dal punto di vista legislativo, rilevano i decreti legge emanati dal governo. Il DL 155 del 2008, infatti, disciplina la garanzia dello Stato ai depositi, oltre ai fondi interbancari già presenti, al fine di rassicurare i risparmiatori depositanti.

Sempre lo stesso decreto, consente di sottoscrivere al Tesoro l’aumento di capitale nelle banche più in difficoltà, una volta che la Banca d’Italia ne abbia sancito l’effettiva situazione d’insolvenza. Si tratta di una partecipazione statale, in cui le azioni sono, però, senza diritto di voto da parte del governo.

Il DL 156 del 2008, invece, garantisce sulle nuove passività emesse dagli istituti di credito. Lo Stato fornisce alle banche i propri titoli in cambio di quelli bancari. Anche questo decreto è finalizzato a rifornire di liquidità le banche, sempre, affinché il sistema di crediti e pagamenti funzioni correttamente.

L’attività di credito delle banche è attività imprenditoriale -spiega Draghi -, come tale necessita di una sana e prudente gestione; altrimenti, prima o poi, le banche imprudenti finiranno in dissesto.

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