Previsto un ulteriore miglioramento delle retribuzioni italiane

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di Finanza Operativa 16 Gennaio 2018 | 13:00

Il 2018 sarà un anno favorevole per le retribuzioni dei lavoratori italiani con una crescita a tutti i livelli. È quanto emerge dall’Osservatorio Annuale di Willis Towers Watson sulle retribuzioni, giunto quest’anno alla 21° edizione.

Ad un 2017 positivo in cui il potere d’acquisto è cresciuto dell’1,3% grazie ad una crescita delle retribuzioni del 2,5% e ad un’inflazione pari all’1,2%, seguirà un 2018 ancora più positivo: la crescita dovrebbe infatti attestarsi intorno al 2,7% per dirigenti, quadri ed impiegati e al 2,6% per gli operai. A livello settoriale, quello dei media dovrebbe registrare il tasso di crescita più alto, sfiorando il 3% (2,9%), mentre i servizi finanziari lasciano prevedere un tasso di crescita più contenuto, pari al 2,3% (ma a fronte di un 2,8% nel 2017). Una crescita reale allineata a Francia, Germania e Olanda e superiore a Spagna e Regno Unito.

Edoardo Cesarini, Managing Director di Willis Towers Watson, commenta: “Per il 2018 prevediamo un aumento delle retribuzioni in termini reali a tutti i livelli, in particolar modo per dirigenti e quadri. Un trend che conferma un’effettiva ripresa dell’economia del Paese,e, se confermato, porterà un effettivo miglioramento del potere contrattuale”.

La retribuzione media dei Direttori quest’anno si attesta a quota 138mila euro lordi di RAL (retribuzione annua lorda) con il settore financial services che spicca rispetto a tutti gli altri arrivando a 150mila euro. Il che sorprende, considerato che tutte le banche italiane o quasi sono alle prese con una pesante cura dimagrante sul fronte dei costi, che coinvolge in primo luogo gli organici, con una serie di prepensionamenti e la revisione del contratto collettivo di settore al ribasso rispetto al passato. Seguono da vicino i top manager del settore farmaceutico, con una media di 149mila euro e quelli dei media con 139mila, mentre gli altri sono sotto la media, con i direttori delle aziende che si occupano di energy che mediamente portano a casa 135mila euro, quelli del retail che si fermano a 125mila euro, con l’hi-tech in coda a 120mila.

Continuando Rodolfo Monni, Responsabile delle Indagini Retributive, precisa che: “I direttori del settore finanziario beneficiano di una struttura retributiva, che negli ultimi anni può aver subito dei limiti per quel che concerne la componente fissa, ma hanno una componente variabile legata ai risultati che può pesare di un’ulteriore 50%, con la conseguenza che i top manager di banche e assicurazioni guadagnano il 20% in più rispetto alla media del mercato”.

In coda ci sono i direttori del comparto retail che in media nel 2017 hanno incassato 125mila euro, il 25% in meno della media degli omologhi. Un risultato che trova spiegazione nei margini ristretti che caratterizzano da sempre il settore e che si riflettono di conseguenza sui livelli retributivi.

Differenze di genere

Confrontando i livelli della retribuzione base annua di uomini e donne, si nota come il differenziale medio si attesti intorno al 5%, dall’analisi dei dati emergono ulteriori considerazioni:

  • le differenze sono quasi nulle al momento dell’ingresso in azienda per il personale neo-laureato;
  • crescono al 5-6% per la fascia dei professional (generalmente impiegati direttivi e quadri) e dei manager di prima fascia;
  • arrivano al 10% per i ruoli più importati dell’organigramma aziendale: nelle aziende l’85% dei ruoli di top management sono coperti da uomini e solo il 15% da donne.

Dinamica di mercato 2015-2017

Una verifica delle differenze retributive rispetto al 2015 su un campione costante di aziende (circa 400) mostra come il reale movimento di mercato – che tiene quindi in considerazione anche il turnover e le riorganizzazioni delle aziende mostra come la dinamica retributiva in Italia sia ancora piuttosto lenta:

  • le retribuzioni d’ingresso sono ferme da diversi anni e non “premiano” l’investimento in istruzione;
  • la differenza tra la retribuzione offerta ad un neo-diplomato rispetto ad un neo-laureato è pari al 35% (rispetto al 50% di Francia e Germania);
  • la formazione post universitaria vale solo 2000 euro (differenza tra neo-laureato con master e neo-laureato);
  • per professional e middle manager le retribuzioni (sia quella fissa sia quella totale) sono cresciute tra l’1 ed il 2%;
  • per il senior management queste percentuali oscillano tra il 5 ed il 6%.

Competenze critiche in ambito Information Technology

Da una ricerca compiuta da Willis Towers Watson a livello mondiale risulta comunque che i budget per chi possiede competenze critiche – come quelle che riguardano i processi di digitalizzazione e le tematiche di cyber risk – sono diversi rispetto a quelli destinati al resto della popolazione aziendale; in aggiunta ad altri strumenti di attraction e retention (quali percorsi ad hoc di formazione e sviluppo e lavoro flessibile), circa il 40% delle aziende prevede livelli retributivi mediamente più alti del 20-25% per quelle che considera le competenze critiche in ambito IT.

L’Osservatorio Willis Towers Watson

Il database di Willis Towers Watson Italia è composto da circa 150.000 dati e 500 aziende; l’età media dei dipendenti è poco superiore a 44 anni e circa il 60% è composto da uomini (con una larga prevalenza nella fascia 35-54 anni). Solo il 5% del campione ha meno di 30 anni.

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